Il buon seminatore bis: i semi di canapa

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La canapa da cui si ricavano i semi edibili è una pianta della famiglia delle Cannabacee, la Cannabis Sativa, in particolare della varietà nana, la cui coltivazione è proprio destinata alla produzione di semi ad uso alimentare, mentre quella gigante è coltivata per l’industria dei tessuti.

Questa varietà di canapa non ha nulla a che fare con la Cannabis Indica, comunemente conosciuta come canapa indiana, dalle note proprietà stupefacenti.

L’assunzione di semi di canapa è diffusa da tempo in alcune aree della Russia e dell’India; in tempi più recenti il loro utilizzo ha preso piede anche in Italia e sono apprezzati soprattutto da chi segue un regime dietetico vegetariano.

Proprietà

La caratteristica principale di questi semi è la loro ricchezza di proteine vegetali di elevato valore biologico e di fibre alimentari.

La loro frazione lipidica contiene per il 75% circa acidi grassi polinsaturi essenziali come l’acido linoleico e alfalinoleico. Sono presenti, inoltre, acidi grassi insaturi omega-3 e omega-6.

Valido è anche il loro apporto di vitamine e sali minerali, in particolare di vitamina E, che svolge un’importante azione antiossidante, vitamina D e vitamine del gruppo B, oltre a calcio, magnesio, potassio, zolfo, rame e fosforo.

Benefici

I nutrienti presenti nei semi di canapa sono preziosi per abbassare i livelli di colesterolo LDL nel sangue, la pressione arteriosa e rafforzare il sistema immunitario. Contribuiscono a prevenire e combattere diversi disturbi come l’arteriosclerosi, l’artrosi, la sinusite, le tracheiti, gli eczemi e l’acne.

Gli sportivi talvolta assumono i semi di canapa per il loro apporto bilanciato di omega-3 e per il conseguente effetto antinfiammatorio, utile per favorire il benessere delle articolazioni e facilitare il recupero in seguito agli sforzi fisici.

Assunzione

Questi semi possono andare ad arricchire piatti come insalate, mescolati in mezzo alla pasta, al riso o allo yogurt. Possono essere spremuti per ricavarne un olio che si presta per essere consumato sia crudo che cotto.

Dai semi macinati si ottiene una farina con la quale si preparano dolci, biscotti ed un tipo di pasta. In ambito vegetariano si usa la farina anche per la preparazione dell’Hemp-Fu, un alimento simile al tofu ma derivato dalla canapa anziché alla soia.

Con il cereale di montagna la salute ci guadagna

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La quinoa è una pianta erbacea appartenente alla stessa famiglia degli spinaci e della barbabietola (Chenopodiacee). È però considerata un cereale, tanto da guadagnarsi il termine di “pseudo cereale”.

È originaria degli altopiani andini, in cui ancora oggi si concentra gran parte della produzione mondiale, ma il suo utilizzo si sta diffondendo praticamente ovunque.

La quinoa era particolarmente amata dagli Inca, che ne conoscevano le caratteristiche nutrizionali positive e ne avevano fatto il cibo-simbolo delle autorità politiche e religiose.

Attualmente i principali produttori sono Bolivia, Perù ed Ecuador ma la sua adattabilità a condizioni climatiche ed ambientali diverse rende la quinoa una delle possibili coltivazioni del futuro anche a livello mondiale.

Non è un caso quindi che le Nazioni Unite abbiano dichiarato il 2013 “Anno Internazionale della Quinoa”: questo pseudo cereale ha delle caratteristiche nutrizionali e merceologiche che lo designano come “un alleato nella lotta contro la fame e l’insicurezza alimentare” (Josè Graziano da Silva, direttore generale della FAO).

ASPETTI NUTRIZIONALI

Il contenuto proteico della quinoa è molto superiore rispetto a quello di altri cereali (tra il 12 ed il 18%); le sue proteine si contraddistinguono anche dal punto di vista qualitativo per la presenza di lisina ed altri aminoacidi essenziali di cui sono poveri gli altri cereali.

Interessante, poi, è la sua composizione lipidica, costituita per lo più da acidi grassi polinsaturi, compresi gli acidi grassi essenziali ω-6 ed ω-3.

I carboidrati presenti sono per lo più costituiti da amido, tra 52-69%, e da fibre, intorno a 7-9,7%.

È risaputo che le fibre esercitano numerosi effetti positivi sull’organismo, di seguito sono indicate i principali:

influenzano il metabolismo lipidico;
regolano la velocità di assorbimento dei glucidi;
migliorano la funzione intestinale;
regolano composizione ed azione della microflora batterica intestinale.
La quinoa è un alimento eccellente anche per quanto riguarda minerali e vitamine. Supera orzo ed avena per il contenuto di ferro, fosforo e magnesio. Le vitamine A, B1, B2 e niacina sono quelle maggiormente rappresentate, insieme alla vitamina E, che agisce da antiossidante naturale.

PROPRIETÀ NUTRACEUTICHE

Un alimento viene definito nutraceutico se alcuni suoi componenti hanno proprietà benefiche aggiuntive, oltre al ruolo strettamente nutrizionale. I tocoferoli e la vitamina E della quinoa rappresentano un’importante difesa contro lo stress ossidativo cellulare. In particolare, i tocoferoli hanno effetti biologici diversi, tra cui comprovata azione antiinfiammatoria, antiossidante ed ipocolesterolemizzante.

Inoltre, questo alimento è caratterizzato dalla presenza di una frazione glucidica particolarmente digeribile e dalla capacità di ridurre gli acidi grassi liberi nel sangue.

La quinoa è un ingrediente molto versatile: si può preparare in insalata, come primo piatto o in zuppe, polpette, in preparazioni salate e dolci. Negli altopiani andini da cui proviene, viene utilizzata anche per la produzione della “chicha”, una bevanda fermentata simile alla birra.

Valori nutrizionali per 100 grammi di Quinoa

Calorie: 368 g;
Carboidrati: 64,16 g;
Proteine: 14 grammi;
Fibra: 7 grammi;
Grassi: 6,07 g;
Manganese: 2,033 mg;
Magnesio: 197 mg;
Fosforo: 457 mg;
Folati: 184 µg;
Rame: 0,59 mg;
Ferro: 4,6 mg;
Zinco: 3,1 mg;
Potassio: 563 mg;
Vitamina B1: 0,36 mg;
Vitamina B2: 0,318 mg;
Vitamina B6: 0,487 mg;
Calcio: 47 mg;
Niacina (B3): 1,52 mg;
Vitamina E: 2,44 mg.

Varietà ed equilibrio alimentare

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I principali vantaggi
Le Organizzazioni internazionali che si occupano di salute sono concordi nello stabilire l’importanza di una dieta che non sia solo equilibrata ma anche varia. Tra le voci autorevoli che si impegnano in tale promozione sono da ricordare il World Cancer Research Fund ed il Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

Di seguito sono descritte alcune delle ragioni per cui la varietà deve essere una delle caratteristiche principali dell’alimentazione.

COMPLETEZZA NUTRIZIONALE

Non esiste un alimento che sia in grado di fornire da solo tutti i nutrienti necessari al mantenimento di uno stato nutrizionale adeguato. Per questo motivo, introdurre nella propria dieta prodotti di tipologie e qualità differenti consente di raggiungere una completezza nutrizionale altrimenti difficile da conseguire.

PREVENZIONE DI PATOLOGIE MULTIFATTORIALI: TUMORI

Uno dei punti su cui il World Cancer Research Fund si focalizza è proprio l’importanza dell’assunzione di tutti i principi nutritivi attraverso la sola alimentazione e non attraverso l’uso di integratori. Non ci sono evidenze, infatti, riguardo una riduzione del rischio di neoplasie legata all’assunzione di supplementi, i quali in alcuni casi sono correlati addirittura ad un rischio maggiore. Nello specifico, è ormai noto che un’integrazione di antiossidanti come beta carotene, vitamina E ed A di origine non alimentare determina una maggiore probabilità di tumori nei fumatori (Annals of Internal Medicine, 2014).

PREVENZIONE DI PATOLOGIE MULTIFATTORIALI: DIABETE TIPO 2 METABOLICO

In un’analisi pubblicata nel settembre del 2014, analizzando l’importanza della varietà più che della quantità di alimenti vegetali, viene riportato un risultato interessante: l’assunzione variata di frutta e verdura potrebbe ridurre il rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 nella popolazione adulta (Cooper et al., 2012; Jeurnink et al., 2012).

IMMUNOSTIMOLAZIONE ED IMMUNOMODULAZIONE

Nell’agosto del 2014, l’EUFIC ha pubblicato i risultati di uno studio sulla comparsa di allergie alimentari e dieta. I soggetti in esame erano circa 1000 bambini, provenienti da cinque nazioni europee, seguiti nei primi sei anni di vita. I risultati sono stati significativi: un’ampia varietà di alimenti potrebbe essere correlata ad una migliore risposta del sistema immunitario ed a livelli più alti di anticorpi IgE coinvolti nella risposta immunitaria. Grazie all’esposizione precoce agli antigeni presenti nel cibo e alla conseguente acquisizione di una flora batterica più composita, si ridurrebbe la percentuale dei bambini con allergie.

MIGLIORE COMPLIANCE ALLA DIETA

Assumere ogni giorno alimenti diversi fa sì che il momento dei pasti sia sicuramente più piacevole rispetto alla monotonia di piatti e di colori. Ciò riveste una particolare importanza soprattutto nel caso di piani alimentari mirati alla rieducazione nutrizionale ed alla riduzione ponderale.

UNA DIETA VARIA: COME?

Un metro di misurazione utile e semplice è quello dell’assunzione di frutta e verdura di colore diverso così da assicurarsi la gamma più ampia possibile di micronutrienti e fitochimici. Susan Bowerman, dietista americana, autrice di What color is your diet?, raccomanda di consumare ogni giorno almeno un alimento dalle sette categorie “cromatiche” individuate.

A testimoniare l’importanza della varietà come presupposto di una dieta salutare c’è un approccio più scientifico: alcuni organi che si occupano di nutrizione lavorano per mettere a punto i cosiddetti Food Variety Score. Anche per gli Stati Uniti si sono mossi in tal senso, sviluppando sulla base delle Linee Guida nazionali l’US Healthy Food Diversity (HFD) index, presentato di recente sul British Journal of Nutrition.

Diete: l’alimentazione giapponese

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Dieta, diete, i diabetici lo sanno. un tormentone diffuso in ogni dove, una gran confusione e poi? E poi le diete che veramente fanno bene alla salute umana sono nella pratica tre: la mediterranea, la giapponese e la messicana. Le prime due, sulla base di ricerche condotte per molti decenni da scienziati di tutto il mondo, danno risultati importanti in termini di longevità e contrasto alle malattie metaboliche, cardiovascolari e tumorali.

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari diffusi in alcuni paesi del bacino mediterraneo (come l’Italia e la Grecia) negli anni cinquanta del XX secolo. Si basa su alimenti tradizionalmente consumati in questi paesi. Il concetto di dieta mediterranea è stato introdotto e studiato inizialmente dal fisiologo statunitense Ancel Keys, il quale ne ha dimostrato i benefici effetti sulla longevità e sulla salute nel leggendario Seven Country Study.

Ma nel mondo i più longevi sono e restano i giapponesi, e dell’alimentazione giapponese sappiamo veramente poco e in maniera commerciale o poco più.

L’atto del cibarsi in Giappone è una parte importantissima della vita culturale. La preparazione, la presentazione ed il consumo dei piatti sono importanti anche dal punto di vista formale: il tutto deve essere di una bellezza disciplinata.

In Giappone l’identità culinaria è fortemente legata al gohan, che significa sia “pasto” che “riso”. Quest’ultimo è un alimento presente in ogni pasto della giornata, dalla prima colazione alla cena, consumato in porzioni moderate.

Un vero e proprio rito è la cerimonia del tè, una cerimonia molto antica che viene praticata nel rispetto assoluto della tradizione specialmente dai monaci buddisti, per raggiungere la vera spiritualità.

La cerimonia del tè dura circa 40 minuti, ma si devono calcolare diverse ore se viene accompagnata dal kaiseki, il pasto tradizionale che viene servito con gesti ricchi di simbolismo.

L’alimentazione giapponese contemporanea

Gli alimenti maggiormente consumati dai giapponesi sono legati alla storia ed alle caratteristiche del loro paese: le isole giapponesi sono circondate da mari ricchi di pesce, mentre solo una parte del territorio è adatto alla coltivazione. I prodotti ittici, pertanto, giocano un ruolo fondamentale nell’alimentazione. Nei mercati cittadini di Tokyo, sulle bancarelle, si trovano perlopiù piccoli pesci sott’olio, sarde, molluschi ed alghe.

Il tonno viene venduto all’asta, durante la quale i pesci vengono posti a terra, in ordine, privati della testa e della coda, con dei cartellini che ne indicano il peso, la provenienza e la qualità.

I giapponesi si alimentano pertanto principalmente di frutta, verdura, alghe, pesce, riso, pasta di soia e bevono buone quantità di tè verde, bevanda ricca di antiossidanti e vitamina C. La presenza di tutti questi cibi fa in modo che questa alimentazione sia ricca di fitoestrogeni, antiossidanti ed omega 3.

A proposito delle alghe, la più nota di quelle giapponesi è la Wakame, che proviene dal Giappone, dalla Cina e dalla Corea, coltivata in ambienti privi di pesticidi, nelle grandi foreste di alghe brune.

L’alga Wakame viene servita in molti piatti giapponesi, nei primi o nel tè, ed è apprezzata per il suo gusto agrodolce. È una ricca fonte di nutrienti grazie al suo contenuto di proteine, calcio ed antiossidanti. Secondo alcuni studi sembra che questa abbia proprietà antinfiammatorie, anticancerogene ed antigozzo.

La dieta di Okinawa

Nell’isola giapponese di Okinawa la durata media della vita è 81.2 anni, nessuno è in sovrappeso ed il BMI medio è tra 18 e 22. Qui c’è una visione della dieta molto particolare ed il cibo è inteso come una “medicina” (ishokudoghen).

La regola principale a tavola è quella di mangiare non fino a sazietà, ma fino all’80% di ciò che il nostro appetito ci richiede.

È fondamentale, inoltre, preparare i piatti con cura e non comprare cibi preparati velocemente o già pronti.

A Okinawa il pesce viene consumato in quantità maggiori rispetto al resto del Giappone, si tende a mangiare meno riso e un po’ più carne, ma in quantità molto moderata.

Le verdure e la soia sono i punti fermi dell’alimentazione ed un piatto caratteristico è proprio il “chanpuru”, una preparazione a base di verdure saltate e tofu.

Per insaporire i cibi non si utilizza il sale ma sono molto più diffuse le spezie, come il curry, che sembra avere proprietà antiossidanti.

Per chiudere questa parte raccontiamo un particolare della dieta di Okinawa che veramente pochi conoscono. Si tratta della Okinawa Mozuku, un’alga unica al mondo.

Scientificamente conosciuta come Cladosiphon okamuranus, questa alga è popolare nella cucina giapponese, e viene coltivata da più di 35 anni. La coltura di questa alga è un elemento chiave per l’economia di Okinawa: nel 2006, il Governo giapponese ha stimato una produzione di 20.000 tonnellate, con un valore economico di miliardi di yen. Il 99% di questa alga è prodotto in Okinawa, quasi interamente coltivata dall’uomo.

Mozuku ha importanti proprietà per la salute umana, perché è una fonte naturale di fucoidan. Alti livelli di questa insolita molecola si trovano in mozuku, e hanno proprietà anticoagulanti antitumorali uniche e rilevanti evidenziate in test di laboratorio.

Infine, mozuku ha una struttura e sapore particolarmente apprezzati a tavola dagli  appassionati di cucina.

Curiosità

La scrittrice Naomi Moriyama e suo marito William Doyle hanno scritto un libro intitolato “Sempre giovani e belle. I segreti in cucina delle donne giapponesi”, che è un testo basato su testimonianze scientifiche di dottori e nutrizionisti e che riporta aneddoti sulle abitudini di questo popolo.

L’autrice illustra i fondamenti della dieta nipponica e parla del vasellame e degli utensili necessari per la preparazione dei piatti, delle ricette più popolari, delle donne che vanno al mercato Tsukiji a procurarsi il pesce e che a casa preparano cibi curati e saporiti, il tutto accompagnato dall’immancabile tazza di tè.

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Prof. Koki Nishitsuji – Università di Okinawa

Quante uova possiamo mangiare senza far aumentare il colesterolo?

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L’aumento del colesterolo LDL (colesterolo cattivo) è considerato un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, per l’aterosclerosi, per l’ipertensione e per l’obesità, dato che spesso i cibi ricchi di colesterolo lo sono anche di grassi saturi.

In base alle raccomandazioni dell’OMS, il valore ideale del colesterolo per il corretto funzionamento del nostro organismo è di 130.

Il colesterolo in parte viene prodotto dal nostro organismo (colesterolo endogeno) e in parte viene introdotto con l’alimentazione (colesterolo esogeno). E’ importante basare la propria dieta su cibi che non innalzino troppo i livelli di colesterolo. Sarebbero dunque da limitare tutti i prodotti di origine animale, a partire dalla carne rossa, mentre possiamo arricchire la nostra dieta con cibi vegetali che non contengono colesterolo.

Il Ministero della Salute ha pubblicato online delle linee guida relative alla prevenzione dell’aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari. Secondo il Ministero della Salute per prevenire le malattie dovremmo ridurre l’apporto alimentare di grassi saturi e di colesterolo.

L’introduzione di colesterolo con l’alimentazione non deve superare i 300 mg al giorno secondo quanto evidenziato dal Ministero della Salute. Per quanto riguarda le uova, in un contesto di prevenzione dell’aterosclerosi, dell’ipercolesterolemia (colesterolo alto) e delle malattie cardiovascolari il Ministero della Salute non indica di eliminarle completamente dalla dieta ma suggerisce un consumo periodico.

Il Ministero della Salute ricorda che il tuorlo d’uovo è ricco di colesterolo ma è povero di acidi grassi saturi, a differenza di altri alimenti che sono ricchi sia di colesterolo che di grassi saturi, come la carne rossa, in merito alla quale il Ministero della Salute suggerisce un consumo molto moderato per prevenire sia le malattie cardiovascolari che i tumori.

Il Ministero della Salute ricorda anche che il colesterolo dietetico (cioè il colesterolo che introduciamo con l’alimentazione) aumenta i livelli di colesterolemia anche se in modo meno significativo rispetto agli acidi grassi saturi. In conclusione in Ministero della Salute indica che il consumo di uova e di cibi ricchi di grassi saturi e di colesterolo dovrebbe essere moderato.

Possiamo fare a meno delle uova?

E’ difficile determinare quante uova possiamo mangiare, se lo desideriamo, e con quale frequenza per fare in modo che il colesterolo non aumenti troppo. Infatti tutto può dipendere dalla quantità di colesterolo che il nostro organismo produce di per sé e da come impostiamo la nostra alimentazione, che potrebbe essere già ricca di colesterolo per via del consumo di altri prodotti di origine animale, come carne e latticini, al di là delle uova.

Sulla decisione di introdurre o eliminare le uova dalla propria dieta esistono pareri diversi. Secondo alcuni l’uovo non è un alimento eccessivamente calorico e chi segue una dieta ipocalorica e non ha il colesterolo alto può mangiare fino a 4 uova alla settimana. Sempre a suo parere, invece, chi ha il colesterolo alto e vuole abbassarlo dovrebbe evitare le uova oppure consumarle con molta moderazione, in particolare evitando il tuorlo. Le uova resterebbero comunque un alimento sconsigliato per chi soffre di colesterolo alto.

Avete il colesterolo alto ma volete comunque mangiare le uova di tanto in tanto? In questo caso il suggerimento è di rivolgervi ad un nutrizionista che potrà consigliarvi la dieta migliore da seguire per tenere sotto controllo il colesterolo. Percorso obbligato dai protocolli sanitari per chi ha il diabete.

Linee guida del Ministero della Salute

Sport e dieta: l’importanza dei carboidrati 

Quando saliamo sulla nostra autovettura e ci accorgiamo che la spia della benzina indica che sta per terminare, il nostro primo pensiero è quello di fare rifornimento per non restare a piedi. Ecco quando si parla di importanza dei carboidrati nello sport possiamo fare riferimento alla seguente metafora.
I carboidrati possono essere visti come il substrato energetico più importante per la produzione di energia durante l’esercizio fisico. Essi sotto forma di carboidrati presenti nel sangue o come riserva di energia nel muscolo o nel fegato (organo deputato ad immagazzinare carboidrati sotto forma di glicogeno) sono la molecola da cui il nostro organismo trae maggiore beneficio in termini energetici per la formazione e il ripristino della famosissima ATP (molecola energetica principale nella contrazione muscolare).

Senza di essi o con scarsa presenza di essi avremmo molte difficoltà nella produzione di energia in un esercizio fisico. Gli altri substrati (grassi e proteine) intervengono in maniera diversa nella produzione di energia e vengono impiegati in modo minore negli esercizi ad alta intensità e lunga durata. Questa caratteristica è data dal fatto che le calorie messe a disposizione dai carboidrati hanno disponibilità energetica immediata rispetto a grassi e proteine. (circa 4,1kcal/g)

I carboidrati svolgono dunque un ruolo fondamentale nella vita di una sportivo e la loro assunzione deve essere bilanciata ed equilibrata al fabbisogno energetico dell’atleta stesso. Di solito la percentuale dei carboidrati assunta con la dieta è di circa il 60-70% del bilancio calorico giornaliero. Oltre a servire da substrato energetico principale i carboidrati sono anche la principale fonte di nutrimento del sistema nervoso.

Uno sportivo deve dunque integrare bene i carboidrati prima, durante e dopo un allenamento per evitare di rimanere a secco di energie. Se da essi partono una serie di reazione che hanno come risultato finale la formazione di ATP, capite bene come diventi fondamentale la loro regolare assunzione. Mai demonizzare dunque i carboidrati. Se ci si allena correttamente e si bilanciano a seconda del fabbisogno energetico non avremo problemi di linea, viceversa essi se non impiegati per produrre energia nello sport diventeranno parte del grasso corporeo attraverso alcune reazioni in seguito ad una ingestione superiore al fabbisogno normale e un dispendio basso.

I carboidrati si dividono principalmente in semplici e complessi:

– Semplici: immediata disponibilità energetica nel sangue perché molecole semplici

– Complessi: devono essere prima scissi in molecole semplici per essere disponibili energeticamente

Il giusto bilancio tra semplici e complessi eviterà picchi glicemici alti (eccessivo consumo di carboidrati semplici) e darà stabilità energetica nel tempo.

Il consiglio per uno sportivo che ci tiene ad allenarsi bene e a fare bene in una competizione è di curare il bilancio dei carboidrati, preferibilmente con uno specialista del settore.

dott Mario Silvestri endocrinologo e nutrizionista Università del Molise

I colori in tavola fanno bene al diabete

Agosto frutta e verdura mia ti conosco e gusto!

Noi diabetici sappiamo riconoscere le cose buone e scegliere i prodotti migliore per una dieta equilibrata e la conservazione, mantenimento del buon compenso glicemico. Agosto: il cuore dell’estate offre tanta frutta e ortaggi da mettere in tavola, eccone qualche buon esempio.

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Ravanelli – Croccanti e dal sapore piccante, i rossi Ravanelli aggiungono quel gusto in più ad insalate e piatti freddi. Fantastici da bere, in un cocktail analcolico insieme a pomodori e lattuga, i ravanelli contengono un buon livello di Vitamina C.

Dalle proprietà calmanti era usato dagli antichi romani come rimedio per l’insonnia. Ideale da coltivare negli orti domestici, questo ortaggio ha inoltre proprietà diuretiche e depurative ed è un ottimo alleato per la nostra pelle, se frullati e stesi come maschera sul nostro viso, i ravanelli, ci aiutano infatti ad eliminare le fastidiose macchie che possono formarsi dopo la tintarella estiva.

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Cocomero – Fresca e dissetante, l’Anguria è la regina del nostro cesto di frutta del mese di Agosto. Sotto forma di sorbetto ma anche semplicemente tagliata a fette, l’anguria (o cocomero) è ottima per concludere una leggera cenetta estiva.

Questo frutto, dalla polpa rossa e carnosa arricchita da semini neri o bianchi, contiene per il per il 90% acqua, con pochissime calorie è dunque consigliata nelle diete ipocaloriche, ovviamente senza esagerare. Paragonabile ad un elisir di lunga vita, per le sue proprietà antiossidanti, l’anguria è veramente uno dei piaceri di questa calda e colorata estate.

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More – Da Agosto ad inizio Settembre, le More così dolci e succose ci fanno leccare letteralmente i baffi.  Ricchissime di antiossidanti, di vitamina C, sono un’ottima prevenzione contro i tumori.

Dall’elevato contenuto di fibre, grazie alla elevata quantità di semini, le more hanno anche proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e ci aiutano a combattere le malattie cardiovascolari mantenendo pulite ed elastiche le arterie, poiché contribuiscono ad eliminare il colesterolo “cattivo” dal sangue. La raccolta di more selvatiche, per buonissime marmellate fatte in case, potrebbe essere una buona scusa per armarsi di secchiello, e prepararsi ad una bella escursione campagnola.

Batuffoli di cotone

cotone

Dopo quella discussione si sentì rinfrancato, sicuro di sé. Avrebbe dominato il mondo con la forza di un sospiro. Il pensiero e lo spirito sono la vera forza, la reale esistenza. Quella sera fu, però, assalito da grande timore.
Tutte le sue certezze si erano eclissate all’ombra dell’evidenza della sua condizione: egli, infatti, non era puro pensiero o semplice spirito, bensì materia in equilibrio.

Come batuffoli di cotone impregnati del tempo versato dentro al centro, dentro a noi e versare lacrime di trucco o sangue per farne costrutto.

Un giorno di te

Pronto dottore?
Pronto dottore?

La vita ci scorre addosso inesorabile: i pranzi in famiglia, le festività natalizie, l’ultimo dell’anno in un locale alla moda o ad una festa dell’ultimo secondo, la pasquetta su un prato, le ferie estive al mare tra bambini urlanti, sudore e cocomeri, le sagre, la festa del vino, il cinema al chiuso d’inverno ed ecco che tutto nuovamente ha inizio. Un altro anno, un nuovo compleanno in cui festeggeremo i dodici mesi della nostra vita appena trascorsi che non faranno mai ritorno ed il tempo, tempo, tempo, l’unico, il solo, il vero parametro per misurare le nostre esistenze. Quanti anni sei stato fidanzato? Quante settimane sei rimasto in quella città? Quanti giorni a settimana lavori? Quante ore dormi per notte? Ed è così che diventiamo numeri anche noi e poco a poco più anonimi ci prepariamo ad unirci all’infinito. Lo so, me ne rendo conto, sembra la premessa del sequel “la solitudine dei numeri primi” ed anche il titolo ti ci ha fatto pensare, ma questo racconto non ha così alte pretese, parla dell’esistenza comune, in un luogo comune, con un ruolo ordinario di una famiglia straordinaria che tutt’oggi non sa trovare un significato alla parola “normalità”: la famiglia è la mia.

E tu ti ritroverai tra numeri sempre da snocciolare, grattare e raccontare a quel camice bianco che ti sta lì ad aspettare?