Le prospettive dell’assistenza per i diabetici bolognesi

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Giovedì 24 novembre scorso la Direzione Generale del Policlinico Universitario Sant’Orsola di Bologna ha incontrato le associazioni dei diabetici: DIABO, AGD e ADB, per illustrare i programmi operativi e di sviluppo dell’assistenza sanitaria verso i diabetici assistiti per le unità operative presenti in tale complesso ospedaliero. Oltre al Direttore Generale e Direttore Sanitario dell’Azienda c’erano i direttori della Pediatria ed Endocrinologia – Diabetologia congiuntamente a tutti i medici e infermieri in servizio nella medesime unità.

La Presidente DIABO Agata Magaletta è intervenuta presentando le proposte per una proficua collaborazione volta a rafforzare e rilanciare, riqualificare l’assistenza sanitaria ai pazienti diabetici.

Percorsi educativi integrati

Team diabetologico (medico  diabetologo – infermiere/educatore – dietista – psicologo/counselor and more)

Point of care: microinfusore e tecnologie avanzate nella terapia/gravidanza

Fabbisogni risorse e sinergie pubblico/privato/volontariato associativo

Transazione pediatria/adulti

Ottimizzazione tempi nei percorsi del check-up (visita oculistica, cardiologica e nefrologica)

Una sede per noi per accogliere i pazienti ed avere visibilità

Per quanto riguarda Il team Marchesini: è l’architrave del sistema, in quanto rappresenta l’unica struttura a Bologna la quale fa quanto disposto dal Piano Diabete e protocolli sanitari in materia. Educazione sanitaria, alimentare e terapeutica in primis.

Il Direttore Generale dott. Cavalli e il nuovo Direttore facenti funzioni di Diabetologia prof. Pagotto hanno riportato i nostri stessi punti  oltre ad aver rimarcato di voler rafforzare gli organici avvalendosi, in prospettiva, della copertura del turn-over e acquisendo nuove e giovani forze in ambito medico e paramedico sia tramite contratti a tempo che mediante borse di ricerca sui vari trial scientifici presenti e prossimi ad essere avviati.

Pagotto ha dichiarato di voler fare incontri periodici (quadrimestrali) con le associazioni per verificare assieme l’andamento della riorganizzazione, le criticità e osservazioni di merito.

Il Presidente AGD Salvatore Santoro a posto l’attenzione sulla questione della transizione dei giovani adulti diabetici tipo 1 dalla pediatria agli adulti, e la necessità inderogabile di garantire in tale contesto la continuità del percorso assistenziale, senza alcun abbandono da parte dei pazienti. Inoltre circa la pediatria, essendo la struttura con il più alto numero di bimbi e ragazzi assistiti a livello regionale, occorre tenerne conto in funzione dei carichi di lavoro, così come per quanto riguarda la allocazione e distribuzione dei “device” (sensori e microinfusore), investendo maggiore impegno e risorse nel campo della ricerca nella lotta al diabete tipo 1 per cure innovative e sempre migliori.

Le nostra due organizzazioni si sono manifestate come le uniche ad avere e presentare un progetto armonico col tessuto sanitario locale e volto a far cambiare, in meglio, il quadro esistente.

Senso di responsabilità: I martiri delle credenze

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Dal Corriere di Bologna di mercoledì 23 novembre 2016

I martiri delle credenze

di Colombo Asher

La legge approvata dalla Regione Emilia-Romagna, prima in Italia, sull’obbligatorietà per l’iscrizione ai nidi dei vaccini relativi a quattro patologie è un chiaro segnale di quanto la situazione al riguardo sia diventata critica. Gli studiosi considerano sicura una copertura vaccinale non inferiore al 95%, ma da qualche tempo in Italia il mantenimento di tale soglia sembra essere a rischio. In un certo senso, la crescita della diffidenza in una parte dell’opinione pubblica — parte di gran lunga minoritaria, ma decisamente vocale — è la figlia imprevedibile proprio del successo delle vaccinazioni obbligatorie. Da generazioni nessuno di noi ha mai visto nemmeno l’ombra di una lunga lista di malattie in passato responsabili di elevati livelli di mortalità, quindi non ne ha paura. La paura che abbiamo della poliomielite è sostanzialmente pari a quella che possiamo avere per gli alieni. Sono entrambe cose che non abbiamo mai visto. La propagazione irresponsabile della disinformazione, amplificata da Internet, e la diffusione di teorie complottiste hanno fatto però il resto. Due sono state finora le strade prevalenti utilizzate per contrastarle. Si sono mostrate le prove, incontrovertibili, dell’infondatezza dell’opposizione ai vaccini, e perfino dei rischi che l’interruzione delle vaccinazioni obbligatorie può provocare. Ma si tratta di un’arma spuntata. Le credenze sono, appunti, tali. In quanto materia di fede sono scarsamente permeabili al discorso scientifico. Anzi, la contrapposizione tra scienza e opinioni può produrre come effetto un ulteriore rafforzamento di queste ultime. Una seconda strada, invece, è stata percorsa in alcuni tra gli Stati Uniti d’America, dove è consentita l’esenzione dai vaccini per motivi religiosi, filosofici o personali. Studi sistematici hanno chiaramente mostrato che l’incidenza di malattie prevenibili con i vaccini cresce però proprio passando dagli Stati che non consentono l’esenzione per motivi morali e filosofici a quelli che la consentono. Oltre al fatto che il trasferimento del tema dal campo medico a quello politico non sembra essere stato vantaggioso, questa regolarità empirica solleva un altro punto rilevante. I bambini che vivono in comunità con minore copertura corrono rischi di contagio superiori a quelli che vivono dove la copertura è maggiore. Naturalmente ciascuno è libero di offrirsi come martire delle proprie credenze, ma nessuna autorità pubblica dovrebbe proteggere la libertà di offrire altri — siano essi i figli propri o altrui — alle stesse credenze.

Un aiutino arriva dalla patata dolce

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Un aiutino contro il diabete tipo 2 arriva anche dalla patata dolce, o patata americana: nella buccia di questo tubero è infatti presente una sostanza, il Cajapo, che sembra avere effetti benefici sia sulla riduzione del colesterolo sia della glicemia. Lo dimostrano vari studi scientifici, tra cui uno studio pubblicato nel 2016 sul British Medical Journal. “La patata dolce è una radice tuberosa appartenente alla famiglia delle Convolvulaceae, originaria dell’America del Sud.

Non contiene solanina come le patate, appartenendo ad un’altra famiglia, anche se ne ricorda l’aspetto – spiega Serena Missori, Specialista in Nutrizione, Endocrinologia e Diabetologia, Docente Corsi di Alta Formazione e Formazione in Metodologie Anti-Aging ed Anti-Stress -. La patata americana contiene carboidrati, fibre, vitamina A, vitamina C, potassio, magnesio, ferro e calcio, flavonoidi, antociani. In virtù dei costituenti si può dire a tutti gli effetti che ha potere antiossidante e anti-aging”. Questo tubero, sottolinea l’esperta, “ha ottenuto il punteggio più alto in una classifica sui vegetali più salutari grazie alla elevata concentrazione di principi attivi benefici anche nella buccia e può essere consumata anche cruda.

E uno studio clinico ha dimostrato che il Cajapo riduce la glicemia, i valori di HbA1C (emoglobina glicosilata) e l’insulino resistenza in pazienti affetti da Diabete mellito di Tipo 2 dopo 5 mesi di assunzione giornaliera di 4 g di cajapo”.

Si tratta dunque, conclude la nutrizionista, di “un alimento molto utile da consumare con frequenza per ottenere: un effetto antiaging, un effetto antiossidante, un miglior controllo glicemico, la riduzione di elevati valori di insulina, la riduzione dell’HbA1C ovvero del fenomeno chiamato glicazione enzimatica, un miglioramento della Sindrome Metabolica”.

Feste: viaggiare informati, non infognati

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Si avvicinano le feste e i dietisti consigliano come non finire sovrappeso, responsabilizzando i consumatori, facendo loro sapere, ad esempio, che “una fetta di 125 grammi di panettone ‘classico’ contiene ben 416 chilocalorie (kcal)”, più di un piatto di spaghetti alle vongole (408), molto più di una cotoletta alla milanese (327).
L’iniziativa, dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, mette soprattutto sotto accusa gli zuccheri semplici, quelli che si usano per fare i dolci (saccarosio, fruttosio, ma anche miele) o zuccherare le bevande. E gli esperti dell’Osservatorio evidenziano che gli zuccheri semplici introdotti con la dieta dagli italiani vanno ben oltre il limite consigliato (secondo l’OMS meno del 10% del fabbisogno calorico, corrispondenti a meno di due cucchiai) e arrivano quasi al 20% dell’energia introdotta, sia per gli uomini sia per le donne.
“Un eccessivo utilizzo di zuccheri favorisce lo svilupparsi di diabete e obesità, malattie che aumentano il rischio cardiaco – spiega Michela Barichella, responsabile medico dell’UOS di Dietetica e Nutrizione Clinica Gaetano Pini CTO di Milano – per questo è importante prediligere nell’alimentazione i carboidrati a basso indice glicemico (IG). Gli zuccheri semplici hanno un più alto IG degli zuccheri complessi”, o carboidrati, come pasta, pane, riso e altri cereali.
Ed è bene sapere che se la fetta di panettone classico contiene 416 Kcal con 70 di carboidrati totali e 29 grammi di zuccheri solubili, quella di panettone mandorlato ne contiene 469, con 65 grammi di carboidrati e 37 di zuccheri. Mentre con il panettone con ripieno e farcitura al cioccolato fondente le kcal salgono a 511, poco più del pandoro classico (510). Se poi sulla fetta si versa, come accade spesso, la crema al mascarpone, sono altre 371 kcal per 100 grammi di crema.
E ancora: 100 grammi di torrone sono 479 kcal con 52 grammi di zuccheri, 100 gr di marron glacé 318 con 60 gr di zuccheri, la stessa quantità di marzapane ha 442 kcal e 46 gr di zuccheri.
Per ridurre il rischio cardiovascolare, diabete tipo 2 e obesità, “è fondamentale – per Barichella – seguire i dettami della dieta mediterranea (il 55-60% dell’energia derivi da carboidrati complessi e solo il 15% da zuccheri semplici) evitando di consumare troppo zucchero, presente in gran quantità nei dolci, specie in quelli che si mangiano durante le feste”.

Diabete: attenti ai denti. La prevenzione parte anche dalla bocca

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo della Società Italiana di Paradontologia e Implantologia.

Lunedì 14 novembre sarà celebrerà la Giornata Mondiale del Diabete. Malattia parodontale e Diabete sono legate da un filo rosso che rende l’una causa ed effetto dell’altra: i quasi 4 milioni di diabetici italiani, a cui si aggiunge un altro milione di persone che non sanno di avere la glicemia alta, hanno un rischio tre volte più elevato di sviluppare un’infiammazione alle gengive o, se già ne soffrono, di vederla peggiorare; gli 8 milioni di italiani con una parodontite grave, a cui se ne aggiungono altri 12 con segni di infiammazione gengivale, hanno una maggiore probabilità di ammalarsi di diabete o, se sono già malati, di controllare peggio la glicemia, esponendosi al pericolo di complicanze.

SIdP, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, invita tutti gli italiani e soprattutto i pazienti con diabete a controllare la salute delle gengive e consigliando a chi ha una parodontite di controllare più spesso la glicemia e l’emoglobina glicata ( indice del controllo glicemico): sul sito www.gengive.org tutte le informazioni utili per mantenere in salute la bocca e per gestire al meglio le due patologie quando si manifestano assieme, come accade in milioni di italiani.

“I diabetici hanno una probabilità più alta di soffrire anche di parodontite e di rispondere peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c’è un buon controllo della glicemia – spiega Claudio Gatti (nella foto), presidente SidP – I diabetici hanno una reazione alterata nei confronti dei batteri, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti presenti nella placca che si deposita attorno ai denti; inoltre vari mediatori aumentati in caso di diabete, come radicali liberi e citochine, possono accrescere l’infiammazione anche a livello dei tessuti parodontali. Inizialmente la gengiva si infiamma e appare più rossa, gonfia e con la tendenza a sanguinare, poi il problema progredisce andando a interessare i tessuti più profondi fino all’osso di supporto, che può pian piano riassorbirsi fino a portare alla perdita di uno o più denti. Se viene diagnosticato il diabete, quindi, è necessario fare subito una visita dal parodontologo e sottoporsi a un regolare monitoraggio, per evitare che si sviluppi la malattia o per intercettarla precocemente e poterla curare con successo”.

Serve attenzione anche nel caso contrario, quando il paziente soffre di parodontite, perché la malattia influenza il controllo e la progressione del diabete favorendo l’innalzamento della glicemia; in casi gravi può anche concorrere al suo sviluppo, perché peggiora il controllo degli zuccheri nel sangue. “In presenza di parodontite i batteri del cavo orale attraverso la circolazione possono raggiungere numerosi organi, innescando pericolose reazioni infiammatorie – osserva Gatti – La parodontite comporta un aumento della produzione di citochine infiammatorie che potrebbero contribuire all’insulino-resistenza, un incremento degli acidi grassi liberi e un calo della produzione di ossido nitrico nei vasi sanguigni. La parodontite inoltre aumenta il rischio di diabete facendo salire l’emoglobina glicata, indice di un peggior controllo glicemico; l’effetto è particolarmente marcato soprattutto nei soggetti con elevati livelli di proteina C-reattiva, un marcatore dell’infiammazione. Infine – prosegue Gatti – in chi ha la parodontite ed è già diabetico si è osservato un peggior controllo della glicemia e un maggior rischio di sviluppare complicanze: in chi ha il diabete di tipo 1 sono più probabili conseguenze gravi renali e cardiovascolari, nei pazienti con diabete di tipo 2 è più frequente l’insufficienza renale terminale e la mortalità cardio-renale è 3,5 volte superiore rispetto ai pazienti senza problemi di parodontite. È perciò molto importante gestire l’infiammazione con un’adeguata terapia parodontale per aiutare il diabetico a mantenere sotto controllo la glicemia: riuscirci significa favorire un miglioramento della salute parodontale, in un circolo virtuoso che migliora il benessere generale”.

Spesso il parodontologo può accorgersi di manifestazioni orali e segni di pre-diabete ancor prima che il paziente ne sia al corrente: regolari e periodiche visite di controllo dal dentista possono perciò aiutare la popolazione generale nella prevenzione e nella diagnosi precoce del diabete e anche per questo SIdP ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione degli operatori sanitari e della popolazione, per promuovere una corretta prevenzione e cura della parodontite. Informazioni al riguardo si possono trovare sul portale www.gengive.org ma il consiglio principale resta quello di andare regolarmente dal dentista per i controlli: “Rilevare la parodontite e trattarla per tempo può ridurre significativamente le complicanze del paziente diabetico, viceversa identificare i pazienti a rischio diabete è importante per prevenire e monitorare lo sviluppo della malattia parodontale, impostando un percorso di cura e prevenzione che preveda un’accurata igiene orale domiciliare. L’odontoiatra può richiedere al paziente alcuni esami del sangue se necessario e, in chi ha un parodontite grave e familiarità di primo grado per il diabete di tipo 2, consigliare una visita diabetologica”, conclude Gatti.

Fa bene al diabete, fa bene a tutti

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Freschi reduci dall’esperienza vissuta oggi presso il Centro Commerciale Vialarga di Bologna, dove eravamo presenti assieme agli amici dell’Associazione Giovani Diabetici di Bologna, per informare la gente della Giornata Mondiale del Diabete, possiamo solo essere felici di quanto abbiamo fatto e del riscontro avuto tra la popolazione.

Ripeteremo presenze e iniziative come questa odierna, poiché è informando e formando ogni persona non solo della patologia diabetica, ma di come vivere una vita preziosa e unica in armonia e equilibrio, nello stile di vita, nell’alimentazione e nell’aver cura di sé fa bene, serve a far del bene senza se o ma di sorta.

DIA.BO: c’è. Una squadra nutrita, unita e coesa di diabetici. Il cammino è appena cominciato. Grazie, vogliamoci bene. Ora i diabetici a Bologna hanno una casa.

Chiedilo a loro

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Sabato prossimo nel corso della Giornata Mondiale del Diabete che, a Bologna, ci vedrà presenti per l’intera giornata presso il Centro Commerciale Pianeta di via Larga, si alterneranno i medici del Policlinico Sant’Orsola e Ospedale Maggiore, ASL Metropolitana per rispondere alle vostre domande sulle questioni principali legate alla malattia. Facciamo un riepilogo

ore 11 incontro con il professor Marchesini e la dottoressa Di Luzio su alimentazione e attività fisica

ore 12 incontro con il dottor Baccolini sulla prevenzione e cura del piede diabetico

ore 16 incontro con la dottoressa Sforza sul diabete in gravidanza

ore 17 incontro con il dottor Corona su diabete e funzione sessuale

Inoltre è presente il dottor Zucchini pediatra diabetologo per rispondere alle domande circa il diabete in età giovanile.

Per facilitare il flusso delle domande potete porre i vostri quesiti da questa pagina e avremo cura di trattare i temi nel corso della giornata, in diretta.