Senso di responsabilità: I martiri delle credenze

vaccini

Dal Corriere di Bologna di mercoledì 23 novembre 2016

I martiri delle credenze

di Colombo Asher

La legge approvata dalla Regione Emilia-Romagna, prima in Italia, sull’obbligatorietà per l’iscrizione ai nidi dei vaccini relativi a quattro patologie è un chiaro segnale di quanto la situazione al riguardo sia diventata critica. Gli studiosi considerano sicura una copertura vaccinale non inferiore al 95%, ma da qualche tempo in Italia il mantenimento di tale soglia sembra essere a rischio. In un certo senso, la crescita della diffidenza in una parte dell’opinione pubblica — parte di gran lunga minoritaria, ma decisamente vocale — è la figlia imprevedibile proprio del successo delle vaccinazioni obbligatorie. Da generazioni nessuno di noi ha mai visto nemmeno l’ombra di una lunga lista di malattie in passato responsabili di elevati livelli di mortalità, quindi non ne ha paura. La paura che abbiamo della poliomielite è sostanzialmente pari a quella che possiamo avere per gli alieni. Sono entrambe cose che non abbiamo mai visto. La propagazione irresponsabile della disinformazione, amplificata da Internet, e la diffusione di teorie complottiste hanno fatto però il resto. Due sono state finora le strade prevalenti utilizzate per contrastarle. Si sono mostrate le prove, incontrovertibili, dell’infondatezza dell’opposizione ai vaccini, e perfino dei rischi che l’interruzione delle vaccinazioni obbligatorie può provocare. Ma si tratta di un’arma spuntata. Le credenze sono, appunti, tali. In quanto materia di fede sono scarsamente permeabili al discorso scientifico. Anzi, la contrapposizione tra scienza e opinioni può produrre come effetto un ulteriore rafforzamento di queste ultime. Una seconda strada, invece, è stata percorsa in alcuni tra gli Stati Uniti d’America, dove è consentita l’esenzione dai vaccini per motivi religiosi, filosofici o personali. Studi sistematici hanno chiaramente mostrato che l’incidenza di malattie prevenibili con i vaccini cresce però proprio passando dagli Stati che non consentono l’esenzione per motivi morali e filosofici a quelli che la consentono. Oltre al fatto che il trasferimento del tema dal campo medico a quello politico non sembra essere stato vantaggioso, questa regolarità empirica solleva un altro punto rilevante. I bambini che vivono in comunità con minore copertura corrono rischi di contagio superiori a quelli che vivono dove la copertura è maggiore. Naturalmente ciascuno è libero di offrirsi come martire delle proprie credenze, ma nessuna autorità pubblica dovrebbe proteggere la libertà di offrire altri — siano essi i figli propri o altrui — alle stesse credenze.