Solo tu

Ad aggiungere un nuovo tassello alle conoscenze sulla dieta mediterranea arriva una ricerca condotta dall’Istituto di Neuroscienza del CNR insieme all’Università di Padova, apparsa su American Journal of Clinical Nutrition. Dallo studio emerge che l’adeguamento ai dettami dell’alimentazione dei nostri nonni può avere una serie di vantaggi importanti, anche in termini di prevenzione della disabilità di quadri depressivi e del dolore. l’analisi si è concentrata sulla qualità di vita di 4.470 americani. Come spiega Stefania Maggi della Sezione invecchiamento del Cnr, la valutazione è stata condotta in base al tipo di alimenti consumati con maggior regolarità nell’ultimo anno correlati con scale di misurazione della qualità di vita. I risultati sono stati sicuramente interessanti. Si è infatti osservata una prevalenza inferiore di disabilità e depressione (circa il 30 per cento in meno) in chi seguiva una dieta mediterranea, con particolari benefici correlati all’abbondante consumo di frutta, venduta, cereali, noci, olio d’oliva, alla moderata assunzione di vino, in particolare rosso, di pesce e pollo. Il motivo? Questa alimentazione avrebbe un ruolo di prevenzione dell’infiammazione e dei processi ossidativi.

Averne

L’avena (Avena sativa) è una pianta della famiglia delle Graminacee che presenta un fusto erbaceo, il culmo, cavo e longilineo. Le sue foglie sono lunghe e sottili e dai fiori, riuniti a piccoli gruppetti, si sviluppano le cariossidi, ricche di amido.

Fino ad alcuni anni fa veniva principalmente impiegata come mangime per gli animali, poi è stata rivalutata per i suoi effetti benefici sull’organismo.

Il suo contenuto di fibra garantisce il buon funzionamento dell’intestino, coadiuva i processi digestivi e contribuisce ad abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.

Ha un basso indice glicemico, pertanto è indicata nell’alimentazione dei diabetici.

Il betaglucano contribuisce a rinforzare il sistema immunitario.

È ricca di sali minerali come potassio, calcio, fosforo e ferro.

Contiene vitamina B, C, e vitamina E.

L’avenina in essa contenuta è una sostanza che ha un effetto energetico sull’organismo e sul sistema nervoso oltre ad avere effetti benefici sulla tiroide.

Aiuta a prevenire l’osteoporosi grazie al discreto livello di calcio.

Attualmente l’avena è uno dei cereali più utilizzati per la colazione, nel muesli o in fiocchi, ma anche per realizzare una farina ed una bevanda vegetale.

I fiocchi vengono impiegati anche per realizzare dolci e biscotti. In particolare in Inghilterra sono un ingrediente del tipico porridge.

La farina viene comunemente usata come addensante nelle zuppe o nelle vellutate.

Salute in pillole

 

Pillole di Movimento per curare la salute con l’attività fisica

La campagna Pillole di Movimento Per curare la salute con l’attività fisica Tornano per il settimo anno consecutivo nelle farmacie comunali del gruppo Admenta lloyds e Federfarma Bologna, e nelle Case della salute, Le 22 mila scatole di «Pillole di Movimento» con i suggerimenti per la salute e i buoni per svolgere gratuitamente un mese di attività in una delle società che partecipano al progetto. Dal cardiofitness alle ginnastiche dolci e pilates, dal nuoto al calcio camminato, dallo sci di fondo alle attività in acqua. Contrastare la sedentarietà promuovendo la salute attraverso il movimento è l’obiettivo del progetto voluto da UISP e appoggiato da sindaci e assessori alla salute e allo sport DI 14 comuni. Le «Pillole di Movimento» scadono il 31 marzo. Info www.uispbologna.it.

Tempo per te

Il tempo non è altro che una percezione, può trascorrere lento o veloce, siamo noi a decidere cosa è reale e cosa no. Brividi nel petto percorrono la pelle, s’infiltrano e accarezzano il cuore, l’anima. Tutto tace eppure tutto è un gran frastuono nell’oceano dei sensi, il mondo è un’illusione, quella voce è un richiamo che mi trascina con sé oltre ogni confine, galoppando lontano sulle note dell’amore. Alcune cose restano, altre cambiano e si trasformano. Tutto è immobile, tutto è fine a se stesso eppure tutto vibra nel regno dei sensi. Acqua, fuoco, terra, aria, sole, gelo, non conosco più le mie origini, soltanto la sua voce mi prende per mano e mi invita a danzare in questo gioco di volti mascherati. Sfiliamoci le maschere e danziamo ad anima nuda sotto una pioggia d’amore.
E’ questione di volontà per donare un poco di tempo, impegno, per informare, formare, conoscere, crescere bene assieme. Perché il diabete non è un limite. Ti aspettiamo iscriviti a DIA.BO.

Diabete in Regione

“La Regione Emilia-Romagna mantenga costante l’impegno, anche in questa fase di riorganizzazione della rete ospedaliera, nella prevenzione e nella cura del diabete”.

A chiederlo, in una risoluzione, sono Yuri Torri e Igor Taruffi di Sel.

I due consiglieri sollecitano inoltre la Giunta “ad attivarsi, presso le sedi più opportune, affinché venga sviluppata e attualizzata la legislazione a tutela dei lavoratori affetti da questa patologia”.

Una recente ricerca condotta da Eurisko, si legge nell’atto d’indirizzo, “posiziona l’Emilia-Romagna tra le regioni più avanzate nella cura della patologia, nel rapporto medico-paziente e nell’autonomia dei pazienti stessi”.

Diverse Regioni, sottolineano gli esponenti di Sel, “hanno già effettuato tagli lineari ai centri diabetologici in una logica di risparmio: tagli che rischiano di creare, oltre ad un evidente peggioramento nel trattamento della patologia, anche un aumento della spesa pubblica, considerando che il costo attuale dei centri diabetologici equivale a circa l’1% della spesa totale per l’assistenza alle persone con diabete (circa 150 milioni di euro). Una spesa, legata per il 90% alle complicanze della malattia, che può essere ridotta grazie ai professionisti della diabetologia”.

La Risoluzione sarà esaminata dall’Assemblea Legislativa nel corso della prossima seduta prevista per martedì 17 gennaio 2017.

Viaggio nelle Case della salute. Promosse ma poco conosciute

Viaggio nelle Case della salute Promosse ma poco conosciute I cittadini: «Meglio qui, evitiamo le solite attese infinite».

Bologna fornire ai cittadini un punto di riferimento per le cure primarie. Creando un luogo unico dove far lavorare insieme medici di base e specialisti, dove sia possibile effettuare le analisi del sangue e prenotare le visite nei centri Cup, con l’obiettivo di snellire anche i carichi dei pronto soccorso legati ai codici bianchi. E con questo obiettivo che la Regione, con una delibera del 2010, ha dato il via alla costruzione delle Case della salute, che ad oggi sono 85 su tutto il territorio (altre 37 sono programmate per i prossimi anni), dislocate equamente tra le varie province, in cui lavorano medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti territoriali, infermieri, ostetriche, operatori socio sanitari, assistenti sociali e personale addetto al front office.

Alla casa della salute Max Ivano Chersic, di via Beroaldo, a Bologna, giovedì già di primo mattino il centro Cup è pieno di persone che devono prenotare una visita. La struttura, infatti, è diventata subito punto di riferimento dei residenti del quartiere San Donato e il parere di molti pazienti è sempre positivo sia per quanto riguarda i tempi di attesa che per l’efficienza dei l’efficienza di medici e infermieri. In questo periodo, però, in tanti si rivolgono alla casa della salute per essere visitati dalla guardia medica, visto che per le feste alcuni medici di base non ci sono, ma quando arrivano in via Beroaldo trovano una brutta sorpresa. «Ho problemi di pressione e ho bisogno che mi vengano prescritti dei farmaci, mi hanno consigliato di venire qui, ma la guardia medica c’è solo la sera dalle 20 — racconta Gianluca —. Diciamo che in questo modo è come se il servizio non ci fosse, ma non voglio essere critico, perché il centro funziona bene».

La stessa disavventura la vive Anna, una signora sui 60 anni, arrivata in via Beroaldo con un po’ di febbre. «E un prefestivo e il medico di base non c’è, ma fino a stasera neanche la guardia medica — commenta —. L’unica cosa che posso fare è tornare più tardi. Non voglio andare al pronto soccorso a fare ore di attesa per un po’ di influenza». Alleggerire il carico dei pronto soccorso, infatti, è uno dei compiti delle case della salute. Secondo i dati pubblicati a giugno sul sito della Regione emerge che «dove c’è una casa della salute l’accesso al pronto soccorso per codice bianco è sceso in media del 26%, pur con andamenti differenziati nei territori — si legge sul sito —. L’assistenza a domicilio degli infermieri ha registrato un 50%, quella dei medici di medicina generale (rivolta a persone per lo più anziane e affette da patologie gravi) è aumentata del 7%».

Spostandosi da Bologna a Modena, i pareri positivi dei pazienti non cambiano. Tra Finale Emilia e Cavezzo sono state inaugurate due case della salute, la prima più grande, che dovrà essere ampliata nei prossimi anni, con sette medici, infermieri e specialisti, la seconda più piccola, che offre ai cittadini i servizi primari tra cui molto apprezzata è la presenza del pediatra. A Spilamberto, poi, la casa della salute ha conquistato tutti i cittadini, soprattutto per l’accoglienza. «A me piace molto — spiega una pensionata all’uscita della struttura — appena entri hai la sensazione che tutto sia ordinato. Si respira un’aria più familiare dei soliti ambulatori». All’interno della casa della salute, infatti, saltano subito agli occhi gli arrendi nuovissimi, ma colpisce soprattutto come tante persone chiacchierino tra loro. Musi lunghi e sguardi persi nel vuoto, tipici delle strutture sanitarie, quasi non ce ne sono.

Resto del Carlino di lunedì 9 gennaio 2017, Francesco Pandolfi