Avviso

Attenzione: avviso ai naviganti, pochi o tanti comunque importanti: Diabetici Insieme A Bologna vedrà due mesi, aprile e maggio, “infuocati”, non rileviamo le iniziative in calendario ma vi anticipiamo che a maggio terremo la prima assemblea di DIA.BO per i soci ma tale occasione è anche un momento importante d’incontro per quanti nel vogliono sapere di più e darci una mano a sostenere i molteplici progetti. Perché per fare cose necessarie alla comunità diabetica occorrono forze e volontari, senza tutto diventa inutile. E le idee in incubatore sono importanti, esempio: fornire servizi di supporto educazionale e motivazionale lungo il percorso post diagnosi del diabete. Non si tratta solo di iscriversi ma essere partecipi e contribuire al miglioramento della vita con la nostra malattia. Essere reali! Ad essere virtuali son buoni tutti, e farsi di nebbia ancor più. La differenza la fai tu.

Festival della Medicina Bologna edizione 2017 – #Diabete

VENERDì 21 APRILE 2017 ORE 18.00 – SALA DELLA CULTURA – PALAZZO PEPOLI. MUSEO DELLA STORIA DI BOLOGNA (via Castiglione, 8)

Una pandemia silenziosa: il diabete mellito

Con Giorgio Sesti Presidente SID

a cura di: Società Italiana di Diabetologia e Fondazione Diabete Ricerca Onlus

Il diabete mellito dilaga. In Italia i casi noti erano circa 1,5 milioni nel 1985 e ora sono circa 4 milioni. Accanto ai casi noti non va dimenticato il milione di persone inconsapevoli della loro malattia. Perché spesso, e talora per anni e anni, il diabete non dà segni di sé. I problemi nascono proprio dalla mancanza di disturbi, dal silenzio clinico. Finché qualcosa non irrompe sulla scena.

Tornano anche gli “Open days” nelle principali strutture ospedaliere bolognesi. Per l’occasione sabato 22 aprile il Policlinico di Sant’Orsola apre le porte delle sale operatorie ibride, cuore tecnologico del nuovo Polo Cardio Toraco Vascolare. Si tratta di sale operatorie multifunzionali integrate con i più moderni dispositivi avanzati di imaging che rendono possibile un accurato controllo della procedura chirurgica o interventistica, permettendo di combinare un approccio chirurgico tradizionale con quello mini-invasivo. In questo ambiente l’interazione fra le discipline di Cardiologia interventistica, Cardiochirurgia, Chirurgia vascolare e Radiologia interventistica permette di avere a disposizione nuove opzioni terapeutiche, più sicure per il paziente e più efficaci per la qualità dei trattamenti. Tutto questo senza trascurare la possibilità di poter utilizzare questa importante tecnologia integrata come strumento di teaching e didattica per la formazione di professionisti, specializzandi e studenti con riprese del campo operatorio e delle immagini radiologiche in alta definizione.

Dalle ore 15.00 alle ore 18.00 (ritrovo ingresso padiglione 23) saranno effettuate 3 visite. A ogni visita, gratuita, potranno partecipare fino a un massimo di 20 persone.

Per prenotarsi è necessario individuare la fascia oraria prescelta e comunicarla, insieme ai nominativi e al numero complessivo dei partecipanti, all’indirizzo mail: comunicazione@aosp.bo.it

Il programma completo della manifestazione qui festival della scienza medica 2017

http://www.bolognamedicina.it/

L’erba del vicino: la Lombardia

I CReG: la Gestione dei Malati Cronici in Lombardia – Il progetto dei Chronic Related Groups (CReG) è sicuramente fra i più interessanti ed originali nella gestione dei pazienti cronici. Dopo circa tre anni e mezzo dall’inizio della sperimentazione dei CReG, il Rapporto OASI 2016 redatto dal CERGAS dell’Università Bocconi ne descrive i buoni risultati ad oggi raggiunti, anche se occorrono ancora maggiori evidenze per giudicarne l’effettiva efficacia.

Una delle maggiori criticità che attualmente tutti i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare riguarda l’adeguamento della loro “offerta” di assistenza sanitaria alle mutate necessita dei pazienti, i quali hanno esigenze di salute a volte molto diverse da quelle del passato. Infatti, il progressivo invecchiamento della popolazione sta rendendo necessario ripensare strutture e processi dei servizi sanitari, i quali in origine sono stati concepiti per offrire assistenza a malati nella quasi totalità dei casi di tipo acuto, per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre crescente di pazienti affetti da malattie croniche.

Tale criticità riguarda sicuramente un paese come l’Italia, caratterizzato da un’aspettativa di vita fra le più alte al mondo e una quota di abitanti con un’età superiore ai 65 anni, rispetto alla popolazione totale, in aumento di anno in anno. Questo stato di cose rappresenta una sfida molto impegnativa sia a livello organizzativo che finanziario per tutti i sistemi sanitari regionali del nostro paese. La necessità di individuare dei modelli per rispondere in modo adeguato a tale evoluzione ha indotto le Regioni a strutturare efficacemente il proprio apparato sanitario cercando nel contempo di utilizzare in maniera efficiente le risorse a loro disposizione.

Uno degli esperimenti più originali avviato in questi ultimi anni è quello dei Chronic Related Groups (CReG) ideato da Regione Lombardia e al quale è stato dedicato un capitolo apposito nel Rapporto OASI 2016 redatto del CERGAS dell’Università Bocconi di Milano e presentato nel novembre 2016.

I CReG sono una innovativa modalità di presa in carico dei pazienti che, a fronte di una corresponsione anticipata di una quota predefinita di risorse (CReG), deve garantire senza soluzioni di continuità e cali di assistenza, tutti i servizi extraospedalieri (prevenzione secondaria, follow up, monitoraggio persistenza terapeutica, specialistica ambulatoriale, protesica, farmaceutica) necessari per una buona gestione clinico organizzativa delle malattie croniche. L’insieme di attività, servizi e prestazioni previsti nel pacchetto rappresentato dal CReG è specifico per patologia ed è finalizzato ad assicurare i livelli assistenziali previsti nei vari percorsi di cura.

In pratica il CReG è una modalità di classificazione delle malattie croniche alla quale corrisponde una modalità di remunerazione forfettaria della presa in carico del paziente affetto da una patologia cronica. Il meccanismo è ispirato alla logica dei Diagnosis Related Groups (DRG) ospedalieri, ma viene applicato in ambito territoriale solamente a pazienti affetti da malattie croniche.

In questa prima fase di sperimentazione, i pazienti reclutati sono stati solo una parte del totale dei malati cronici presenti in Lombardia. Infatti, dal 2011 Regione Lombardia ha avviato la sperimentazione dei CReG, diventata effettivamente operativa nel mese di aprile 2012, solo in 5 ASL pilota, alle quali, dal 2015, si sono aggiunte ulteriori 5 ASL. Inoltre, sono stati coinvolti solo malati cronici il cui MMG era parte di una Cooperativa di MMG, la quale così assumeva il ruolo di gestore del CReG. Infine, non tutti pazienti cronici sono stati ammessi alla sperimentazione, ma solo quelli selezionati da un algoritmo che nell’eseguire il processo di individuazione ha combinato i criteri fondati sulla categoria di esenzione e sullo storico dei consumi.

Il meccanismo prevede che i MMG compilino un Piano di Assistenza Individuale (PAI) per ogni paziente soggetto al CReG. Dopo che il PAI viene trasmesso in Regione ed inserito nello storico, per ogni classe CReG (in pratica per ogni raggruppamento di patologie croniche) viene creato l’Elenco delle Prestazioni Attese (EPA). Tali procedure danno la garanzia di poter approntare una migliore programmazione e di verificare l’aderenza al percorso terapeutico.

Con la riforma della sanità lombarda del 2015, la competenza sulle attività di monitoraggio e controllo della sperimentazione, nonché di quelle relative ala gestione dei contatti con i gestori, dei CReG è stata attribuita alle Agenzie di Tutela della Salute (ATS).

I risultati dell’indagine riportati dal Rapporto OASI mettono in luce come, nel corso di questi anni, i pazienti che hanno riportato un maggiore tasso di arruolamento sono stati quelli affetti da patologie di media-bassa complessità e in condizione bi-patologica. Inoltre, si è constatato che i tassi di reclutamento sono aumentati con l’aumentare dell’età: questo perché soprattutto ad inizio sperimentazione la maggior parte dei pazienti reclutati avevano una storia clinica importante e dei contatti frequenti con il proprio MMG.

Isolando da questo gruppo i pazienti affetti da una o più delle sei patologie croniche con maggiore impatto economico, si è constatato che questi ultimi erano caratterizzati dal fenomeno dell’iperconsumo in relazione a farmaci, prestazioni ambulatoriali e ricoveri ospedalieri. Ciò indica che in fase di avvio sarebbe necessario avere una platea di pazienti cronici più variegata ed equilibrata per non creare degli squilibri di tipo finanziario, come dimostrato dal calo medio della spesa per prestazioni non appena il reclutamento è stato allargato a pazienti con caratteristiche differenti (anche se in tale diminuzione sono interventi anche una serie di altri fattori).

In generale, dai dati di consumo dei pazienti arruolati nella sperimentazione dei CReG raccolti finora è stato possibile constatare come effettivamente sia la spesa farmaceutica sia quella relativa ai servizi ospedalieri abbiano subito una diminuzione, mentre la spesa per i servizi territoriale è rimasta stabile o leggermente aumentata. Tuttavia, occorrono ancora nuove evidenze per capire quali siano le effettive tendenze in questo ambito in relazione sia al tipo di patologia cronica sia alle caratteristiche del paziente arruolato per la sperimentazione.

Casa della salute di Castel San Pietro

Si conosceranno probabilmente entro la fine di aprile i prossimi passi per arrivare al completamento della Casa della salute a Castel San Pietro. Lo si apprende dall’ultima commissione su sanità e servizi sociali, commissione che si è conclusa, appunto, con l’annuncio non ancora ufficiale di una conferenza stampa del direttore generale dell’Asl di Imola che dovrebbe essere organizzata entro la fine di aprile. Ma quali sono i punti salienti che sono stati toccati nell’ultima commissione? Il Day Surgery, in primo luogo, un Day Surgery che era guidato da un primario ma che ora, «alla luce del pensionamento del primario e per episodi accaduti che hanno necessitato un trasferimento dal day surgery al pronto soccorso di Imola — spiega il capogruppo della civica Il Tuo Comune Gianluigi Gallo che era presente alla conferenza —, vedrà lo spostamento degli interventi che richiedevano anche in day surgery l’anestesia totale, a Imola». A Castel San Pietro, dunque, si faranno soltanto interventi in anestesia locale, e non si faranno più interruzioni volontarie di gravidanza. I tipi di interventi che si faranno nella fascia oraria 8-14 saranno ernia inguinale, safena, piccoli interventi di urologia, piccoli interventi di ortopedia come il tunnel carpale, dunque «interventi a basso rischio senza anestesia generale». Il day surgery verrà accorpato a Imola in chirurgia sotto il primario Pinna, al primo piano di via Montericco. In questo modo, hanno spiegato in commissione, si libereranno risorse infermieristiche che rimarranno su Castel San Pietro e consentiranno di completare l’organico della Casa della Salute e di non avere carenze o prestiti forzati verso Imola durante l’estate. A livello di ambulatori per visite mediche e diagnostica verranno completate tutte le risposte specialistiche, tra cui per la diabetologia si prevede l’arrivo di un medico endocrinologo bolognese di fama nazionale, e un’altra novità sarà il ritorno di ginecologia. Da valutare poi se al quarto piano di viale Oriani, dove sono già stati eseguiti sopraluoghi con esiti positivi, potranno essere ricavati 20 posti di semiresidenzialità, mentre c’è l’intenzione di riprendere, come indicato anche dalle linee guida regionali, la relazione con i medici di medicina generale. I problemi non sono di carattere monetario ma legati all’aspetto burocratico, questo è quanto è stato comunicato in commissione dal consigliere delegato Di Silverio. Per quanto riguarda l’Hospice si cercherà di aumentare il numero di posti letto mantenendolo al terzo piano e non ci saranno più spostamenti di infermieri a Imola per coprire i periodi delle vacanze. Non più previste, dunque, chiusure o riduzione di servizi per l’Hospice e l’Osco (ospedale di comunità), come invece verificatosi in passato. Infine il Comune, in accordo con l’Asl, intenderebbe fare della seconda palazzina della Casa della Salute la sede della Casa delle Associazioni.

Diabetologia Policlinico Sant’Orsola Bologna: novità in arrivo

Il Policlinico Universitario di Bologna Sant’Orsola – Malpighi: ‘’Unità Operativa di Diabetologia” attualmente diretta dal professore Uberto Pagotto svolge attività diabetologica sin dai primi anni ’50 quando a Bologna, nell’Istituto della Clinica Medica, diretta dal Prof. Gasbarrini, sorse una attività ambulatoriale rivolta alle persone con diabete e fu fra le prime in Italia.

Attualmente l’attività è orientata alla prevenzione, diagnosi e cura del diabete e delle sue complicanze con caratteristiche di eccellenza nel settore del piede diabetico, gravidanza diabetica e microinfusori di insulina.

In questi giorni i diabetici facenti capo e seguiti dalla predetta struttura e registrati nel Fascicolo Sanitario Elettronico e dal quale ricevono tutte le prescrizioni per farmaci, esami, diagnostica e visite mediche per essere poi utilizzate negli usi classici previsti dal Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna, devono sapere che l’Unità Operativa di Diabetologia è entrata nella rete regionale digitale e del progetto Sole (il sistema  di interfacciamento con l’utenza finale), tale passaggio è molto utile per i tanti utenti diabetici in quanto semplifica il processo burocratico di accreditamento per le visite. Inoltre da aprile il Punto di Accettazione (PdA) per tale diabetologia viene automatizzato e la macchina lettrice delle impegnative elettroniche e tessera sanitaria è posta subito a sinistra della Hall d’ingresso della Clinica Medica vecchia (padiglione 11 vedi foto) e non più con l’accesso dalla retrostante l’edicola del Policlinico. Nella fase iniziale i pazienti saranno assistiti dagli operatori sanitari per agevolarli nell’impiego di tale nuova procedura e riceveranno una breve e esaustiva guida che spiega la procedura automatica.

La verdura con la luce blu fa di più

E’ blu il raggio magico in grado di potenziare fino a 50 volte le sostanze nutritive negli ortaggi, come lattuga, spinaci e cavoli, coltivati in ambienti protetti rispetto a quelle all’aperto. A scoprirlo è l’Università nella regione del Kansai nel cuore del Giappone, che ha messo a punto una particolare tecnologia basata sulla fotosintesi e sulla capacità di assorbire le sostanze nutritive delle piante. Le verdure coltivate in un ambiente protetto senza l’uso di prodotti chimici, secondo i ricercatori, sarebbero più sicure di quelle coltivate in pieno campo, il problema è renderle appetibili per i consumatori che si dimostrano ancora riluttanti a consumarle preferendo quelle in pieno campo; l’obiettivo potrebbe essere quello di creare una sorta di nuovo mercato.

Da qui lo studio della Kyoto Prefectural University nel campus della Kansai Science City (Keihanna), supportato dal governo della prefettura di Kyoto, che ha messo a punto una combinazione di diodi emettitori di luce blu con fluido di coltura non contenente azoto, in grado di aumentare la quantità di vitamina C e altri antiossidanti, da 10 a 50 volte in più rispetto alle verdure da pieno campo. Il ferro, ad esempio, è aumentato dalle 4 alle 12 volte, mentre il manganese che attiva gli enzimi, da 1,6 a 14 volte. Le piantine ottenute utilizzando questa nuova tecnologia, ribattezzate ‘verdure Keihanna’, secondo i ricercatori del campus, sono migliorate anche nel sapore e nella consistenza. Al progetto stanno già guardando con interesse alcuni produttori attratti dai vantaggi di questa tecnologia. Le coltivazioni così trattate, infatti, oltre a non avere sostanze chimiche, assicurano raccolti stabili non essendo soggetti al rischio dei cambiamenti climatici, visto che la produzione avviene in ambienti protetti.

Salva-cuore, migliora pressione e riduce colesterolo: il pomodoro

Confermati i benefici del pomodoro nella prevenzione delle malattie cardiovascolari: da solo contribuisce a ridurre il colesterolo, mentre il licopene, sostanza antiossidante di cui è ricco, migliora la pressione del sangue. E’ la conclusione della revisione di 21 studi, condotta dai ricercatori della Northumbria University e pubblicata sulla rivista Atherosclerosis.

In particolare lo studio ha verificato i benefici del consumo dei prodotti a base di pomodoro associati agli integratori con licopene (sostanza naturale di origine vegetale) nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Si è così visto che i prodotti a base di pomodoro hanno ridotto i valori del colesterolo e migliorato alcuni valori di rischio cardiovascolare, mentre gli integratori al licopene agiscono sulla pressione. ”E’ interessante osservare – commenta in una nota Andrea Poli, presidente di Nutrition Foundation of Italy – come gli effetti protettivi del licopene e dei derivati del pomodoro siano complementari e non sovrapponibili tra di loro.

Il pomodoro migliorerebbe il profilo lipidico, ed il licopene (di cui il pomodoro è molto ricco) i valori della pressione sanguigna. Gli alimenti come il pomodoro, e i loro principi attivi purificati, come il licopene, sembrano agire in sinergia nella prevenzione cardiovascolare, ciascuno aggiungendo qualcosa agli effetti protettivi dell’altro”.

Mangia sano, mangia italiano

Ristoranti e bistrot, chioschi di cibo di strada e trattorie, caffè e locali ‘stellati’, per far assaggiare tutti gli ingredienti e i piatti della cucina italiana, rappresentando la cultura, la qualità e la biodiversità gastronomica del Bel Paese. Sono oltre 40 i luoghi del Ristoro di Fico Eataly World, il più grande parco agroalimentare del pianeta, che aprirà a Bologna in ottobre. Il Ristoro nella Fabbrica Italiana Contadina – informa una nota di Eetaly – utilizzerà gli ingredienti in vendita nel grande mercato e realizzati dalle 40 fabbriche che produrranno all’interno del Parco le eccellenze dell’enogastronomia Made in Italy.
Il Ristoro di Fico Eataly World è stato illustrato oggi a Roma con l’evento “Il Fico è quasi maturo” dal fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, insieme a Vincenzo De Luca, direttore generale per la Promozione del Sistema Paese Maeci, Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo del Mibact, Tiziana Primori e Sebastiano Sardo, rispettivamente amministratore delegato e responsabile marketing di Fico Eataly World. A Bologna, Fabbrica Italiana Contadina racchiuderà su 8 ettari – aggiunge la nota – “la meraviglia della biodiversità italiana, attraverso 2 ettari di campi e stalle all’aria aperta e 6 ettari coperti con 40 fabbriche, oltre 40 luoghi ristoro, botteghe e mercato, aree dedicate allo sport, ai bimbi e ai servizi, 6 aule didattiche, 6 grandi “giostre” educative, teatro e cinema, libreria, un centro congressi modulabile da 50 a 1.000 persone e le attività della Fondazione Fico, al cui interno sono rappresentate tre Università”. “Fico – prosegue la nota – offrirà la possibilità di capire l’agricoltura italiana e la trasformazione alimentare, gustare i piatti migliori, seguire meeting e conferenze, divertirsi ed imparare, scoprendo i segreti dell’agroalimentare italiano”. visitatori troveranno a Fico 16 ristoranti tra cui gli “stellati”: Enrico Bartolini-Le Soste, dove uno fra più importanti chef del panorama italiano e internazionale ospiterà a rotazione cuochi e ristoranti celebri dell’omonima associazione; il ristorante La Pasta, con i primi proposti dalla Trattoria di Amerigo; il ristorante Il Pesce, che vedrà ai fornelli i fratelli Raschi del ristorante “Guido” di Rimini. Da segnalare – aggiunge la nota Eataly – anche l’Osteria dei Borghi più belli d’Italia, dove conoscere 270 splendide località e apprezzarne i prodotti e i piatti tipici. Ci saranno poi Il ristorante Salumi e Formaggi-Osteria del Culatello, curato da Antica Ardenga; il ristorante La Carne curato dal consorzio de La Granda e del grande macellaio-norcino Zivieri; l’autentica Pizzeria napoletana di Rossopomodoro; L’Orto, il ristorante che unisce i prodotti di Riccardo Di Pisa e la cucina di Rosarose Bistrot; il Bistrot della Patata, proposta da Pizzoli in tutte le sue possibili declinazioni e varietà tipiche; il Ristorante Bell’Italia, realizzato da Camst per Eataly, con spazi modulabili per piccoli e grandi eventi; la Vineria dell’Enoteca, con una proposta unica di vini a calice di Fontanafredda accompagnati da stuzzichini e merende all’italiana; l’Osteria del Fritto, di Gaetano e Pasquale Torrente, del celebre ristorante “Convento” di Cetara; la Birreria di Baladin; l’Acetaia-trattoria gnocco e tigelle, dedicata all’aceto soprattutto balsamico, realizzata da Trattoria Cognento; il Bistrot dell’Ulivo, con i classici liguri realizzati dall’osteria genovese Zena Zuena con Olio Roi; I Tartufi, il ristorante gestito da Urbani con l’osteria La Fontana di Bologna. Nella galleria di Fico ci saranno anche tanti chioschi e piccole botteghe, dove provare grandi classici del cibo di strada del BelPaese come la Porchetta “made in Umbria” di Renzini di Norcia; gli Arrosticini abruzzesi di Jubatti Carni; La Piadina di Romagna Food; il Pollo Campese Amadori, allo spiedo ed in tante preparazioni sfiziose. “Essere partner di Fico rappresenta per noi una straordinaria opportunità per far vivere al visitatore un’esperienza coerente con i valori della marca Amadori, come l’italianità dei nostri prodotti, la qualità, la sicurezza della filiera integrata – afferma Francesca Amadori, Responsabile Corporate Communication Amadori. Il pollo di Fico sarà il pollo Campese Amadori, allevato all’aperto in Puglia senza uso di antibiotici, che sarà proposto nel nostro chiosco in tante ricettazioni, dalle più tradizionali e gustose, alle più innovative e moderne”. La Fabbrica Italiana Contadina dedicherà grande spazio anche ai dolci e al buon bere. Un piccolo angolo di Sicilia è la Pasticceria e Specialità Siciliane, affidata a uno dei migliori artigiani italiani, Santi Palazzolo, che “firmerà” anche i gelati della Gelateria Carpigiani. La Cioccolateria proporrà le specialità di Venchi; è di Balocco invece la Biscotteria&Panettoni.

A qualcuno piace caldo

La scienza promuove il bagno caldo risultato un vero e proprio ‘tuffo nella salute’, con effetti benefici comparabili a quelli dell’attività fisica. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Temperature e condotto presso la Loughborough University in Gran Bretagna.
Gli esperti hanno dimostrato che un bagno caldo (40 gradi) di un’ora ha effetti comparabili a quello di un giro in bici di pari durata per il controllo della concentrazione di zucchero nel sangue. Inoltre consente di bruciare tante calorie (140 circa) quante vengono bruciate da una camminata di mezz’ora.
In particolare gli esperti hanno visto che le due attività, passiva e rilassante la prima, attiva e anche un po’ faticosa la seconda, hanno effetti simili a livello metabolico. In entrambi i casi la temperatura corporea sale di un grado, migliora il controllo dello zucchero nel sangue, si bruciano calorie (anche se con la bici un po’ di più, l’effetto del bagno sulle calorie non è indifferente).
Addirittura il bagno caldo è risultato più efficace della bici nel limitare il picco glicemico tipico del dopo pranzo.
Anche a livello della risposta anti-infiammatoria bagno caldo ed esercizio fisico sortiscono un effetto simile, suggerendo che fare bagni caldi può contribuire a ridurre l’infiammazione cronica che è tipica proprio di malattie quali il diabete.
Infine, in un altro studio pubblicato sul Journal of Applied Phisiology lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che il calore passivo (come quello appunto di un bel bagno caldo) stimola nell’organismo la produzione di ‘ossido di azoto’, una sostanza naturale che abbassa la pressione del sangue ed è fondamentale per proteggere i vasi sanguigni. Quindi il calore potrebbe rappresentare un buon rimedio per i diabetici che hanno sempre una carenza di ossido di azoto e tendono ad avere problemi circolatori.

Diabete: nuovi LEA Livelli Essenziali di Assistenza

Pubblichiamo per estratto le immagini della parte “monumentale” della Gazzetta Ufficiale (396 pagine), riportante l’elenco delle prestazioni essenziali sanitarie offerto dallo Stato ai diabetici. Per i cultori della materia qui potete anche consultare e scaricare il testo integrale dei Lea nuovi pubblicati in Gazzetta (pdf).