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Diabetologia Bologna nel segno del rinnovamento

Come avevamo già anticipato nei giorni scorsi, per primi, il mese del diabete, novembre vedrà due importanti avvenimenti al centro dell’attenzione cittadina e metropolitana: la Giornata Mondiale del Diabete a Castelmaggiore (BO) sabato 17 novembre 2018 e mercoledì 14 novembre 2018 l’inaugurazione della dei locali completamente ristrutturati e adeguati al know-how tecnologico e biomedicale dell’Unità Operativa di Diabetologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna diretta dal professor Uberto Pagotto.

L’inaugurazione di tutti gli interventi di ristrutturazione al Padiglione 11 del S.Orsola (oltre che della nuova CT PET al Padiglione 30 e della nuova RM del padiglione 5) tra i quali spicca l’apertura della nuova sede della UO Diabetologia (in realtà corrispondente alla precedente ma completamente ristrutturata) si terrà il giorno 14 novembre dalle 15 alle 16,30 circa presso la sede ristrutturata pad.11 (piano terra).

Il professor Pagotto dichiara: “Lasciatemi dire che quello che stiamo per fare è un piccolo balzo in avanti, ma molto significativo, per migliorare la qualità di cura per i nostri pazienti.”

Invitiamo tutti i soci DIABO, i diabetici bolognesi e non a partecipare all’evento

Prevenzione: un progetto importante per la salute e noi diabetici dalla Regione Emilia-Romagna

Un importante e, aggiungo, ambizioso progetto di Legge d’iniziativa di 34 su 50 consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna di tutti i gruppi politici, nessuno escluso, è stato presentato ieri e il primo firmatario è Paolo Zoffoli Presidente della Commissione Sanità dell’Assemblea Legislativa, titolo: “Promozione della salute, del benessere della personae della comunità e prevenzione primaria”. OGGETTO 7337.

Estrapoliamo i passaggi chiave del progetto riportati nella relazione al medesimo.

Da diversi anni, a livello internazionale e nazionale, si è incrementato il dibattito che sottolinea l’importanza della prevenzione ai fini della salute delle persone e delle comunità. Studi scientifici, convenzioni e documenti internazionali, così come studi e progetti nazionali, hanno evidenziato che stili di vita sani, adeguate pratiche di screening, e soprattutto una più ampia informazione e cultura nella popolazione consentono di ridurre in modo significativo il carico delle malattie evitabili, in particolare consentendo una più lunga aspettativa di vita e soprattutto un maggior numero di anni vissuti in salute.

Con una frase ormai divenuta celebre e spesso ripresa e citata, il premio Nobel Rita Levi Montalcini definì in questi termini gli obiettivi della medicina di prevenzione: «Se la durata della vita media è di circa 80 anni, la durata della vita media in salute è in realtà di 50 anni. Riuscire a trasformare questo intervallo di 30 anni in un periodo di vita sana significherebbe non solo elevare la qualità della vita delle persone, ma anche liberare risorse importanti del Servizio sanitario nazionale».

Per aggiungere non solo anni alla vita, ma qualità di vita agli anni, occorre quindi uno sforzo complessivo, delle persone e della comunità, che inizia molto prima che si avvicini l’età critica in cui molte patologie prevenibili cominciano a manifestarsi, educando sin dalla primissima infanzia (e addirittura fin dalla gravidanza) ad una corretta alimentazione, ad un adeguato esercizio fisico, alla attenzione agli elementi di stress tipici della vita odierna, alla cura di un ambiente più salubre, e così via. Si tratta di agire politicamente, cioè, sui “determinanti di salute” di tipo ambientale, sociale, culturale, comportamentale, che nel corso degli anni possono incidere profondamente sul benessere fisico ementale delle persone e sulla salute complessiva di una comunità. Tra questi fattori, ormai da tempo è noto che l’istruzione e l’informazione costituiscono un “determinante” assolutamente centrale, così come povertà e diseguaglianze sociali, che sfociano spesso, nel lungo periodo e in media, in minore salute, specie nella parte avanzata dell’esistenza.

Fra i fattori di rischio presenti nel nostro paese, quello che causa più disabilità e più perdita di anni di vita (calcolata in DALY), è la dieta (13% del totale dei DALY persi), seguita dall’ipertensione (11%), dal fumo (10%), dal sovrappeso (9%), dalla sedentarietà (6%), dalla alta glicemia e colesterolemia (5% e3,5% rispettivamente) e dal consumo di alcool (3,5%). Come si vede, si tratta di fattori tutti connessi in gran parte agli stili di vita individuali, alle scelte alimentari, alla attività motoria. Ad un livello più basso si colloca l’inquinamento ambientale con le sue conseguenze sulla salute (3,5% dei DALY persi). Da segnalare però anche altri fattori: poco al di sotto del 2% si colloca il consumo di droghe, ma anche il rischio occupazionale, fenomeno questo assai meno attenzionato nelle sue ricadute sulla salute nel dibattito pubblico. Malattie ischemiche, mal di schiena, e malattie cerebrovascolari sono state nel nostro paese, nella rilevazione OMS del 2010, le principali cause d’i anni di vita persi (per mortalità o per disabilità). Infarto e ictus, pur restando le due principali cause di anni di vita persi, rispetto al 1990 hanno ridotto notevolmente la loro incidenza, segno che le politiche di prevenzione -unite evidentemente agli investimenti sanitari ed ai netti progressi della medicina specialistica e di emergenza- possono dare dei risultati concreti. Crescono però i disturbi muscolo-scheletrici e di oltre il 10% gli anni di vita persi per diabete e mal di schiena. Da segnalare anche il forte incremento degli anni di vita persi, soprattutto in termini di disabilità e nella parte centrale dell’esistenza, per la depressione: in generale, la salute mentale e tutto il complesso del benessere (anche in senso psichico) deve diventare sempre di più un tema rilevante nel complesso delle politiche per la salute pubblica, ed essere affrontato sempre più anche in termini preventivi.

  1. DALY è per l’OMS il numero di anni di vita persi a causa della malattia, a seguito di una intervenuta disabilità o della morte prematura rispetto alla aspettativa di vita.

Il Progetto riporta un articolo specifico dedicato al diabete.

Articolo 17. Prevenzione del diabete dell’adulto

L’articolo prevede che la Regione, nell’ambito degli obiettivi della Strategia regionale (SRP) di cui all’articolo 9, promuova -in particolare attraverso la medicina di iniziativa- gli stili di vita utili a prevenire i fattori correlati allo sviluppo del diabete mellito di tipo 2, o diabete dell’adulto, come ad esempio l’obesità, il sovrappeso, la carenza di attività motoria, la non corretta alimentazione. Sono promosse e sostenute a questo scopo le iniziative di informazione e educazione rivolte alla popolazione generale, nonché le iniziative di educazione terapeutica rivolta alle persone con diabete, valorizzando il contributo delle associazioni dei pazienti.

Siccome il parlamentino regionale è prossimo alla scadenza del proprio mandato crediamo che tale proposta avrà tempi di approvazione piuttosto rapidi.

Antinfluenzale, vaccino somministrato già dal 5 novembre

La nuova campagna di lotta all’influenza, a suon di vaccini, in Emilia-Romagna sta già per partire. La Regione ha fissato infatti l’ora “X”: il 5 novembre, e ha mandato alle Aziende sanitarie tutte le raccomandazioni e indicazioni operative. Si parte presto, si gioca d’anticipo per arrivare pronti quando la malattia colpirà più duro.

«Tenendo conto che in Emilia-Romagna l’epidemia stagionale evidenzia picchi di incidenza tra dicembre e fine febbraio, si ritiene opportuno collocare l’inizio della campagna antinfluenzale stagionale dal mese di novembre 2018». La convezione per l’acquisto dei vaccini sul portale Intercent-Er è attiva da ieri. Già l’anno scorso la stagione influenzale 2017-2018, scrive la Regione, «ha mostrato un inizio anticipato, simile a quello della precedente stagione, e ha raggiunto una intensità molto alta».

La curva epidemica è scesa nella seconda settimana del 2018, per poi impennarsi nella terza, specie nelle fasce d’età 0-4 e 5-14 anni. L’incidenza massima raggiunta nella seconda settimana del fu di 16,3 casi per 1.000 assistiti. Il che vuol dire che l’anno scorso si stima si siano ammalate in Emilia-Romagna circa 681.000 persone, soprattutto bimbi piccoli, (0-4 anni: nella quarta settimana ci fu il picco a 55,1 casi per 1.000 contro il 44,5 della precedente stagione), poi i ragazzini (picco a 28,3); tra gli Over 65enni l’incidenza massima fu del 7,3 nella seconda settimana.

E quest’anno si aggiunge una nuova categoria di sorvegliati speciali: le donne in gravidanza. Nelle campagne antinfluenzali fino al 2009 si sono avuti «ottimi risultati di persone vaccinate e di protezione della popolazione anziana» (record nel 2006 con il 74,4%), ma nelle ultime «i risultati si sono rivelati molto inferiori all’atteso»: gli Over 65 immunizzati erano uno su due, il 53,1%, anche se in leggera risalita. Nel dirlo la Regione aggiunge anche che «la copertura vaccinale nei soggetti a rischio per patologia, è verosimilmente limitata»: trai 18 e i 64 anni, sta sotto al 30%, tuttavia gli Over 65enni vaccinati sono saliti da 114.687 a 116.388.

Dunque, raccomanda, «è necessario migliorare l’offerta della vaccinazione antinfluenzale» tra chi più può «trarne beneficio; in particolare» chi soffre «patologie croniche, di qualunque età». E questo ricercando progettualità nuove, più efficaci nei confronti delle persone a maggior rischio che non si vaccinano». A tutte le categorie a rischio l’antinfluenzale andrà «proposta in maniera attiva e gratuita» e quest’anno il ministero «ha dato particolare risalto alle donne in gravidanza, collocandole al primo posto nell’elenco delle persone ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all’influenza».

Il diabete riguarda ogni famiglia

Oltre 425 milioni di persone vivono attualmente con il diabete. La maggior parte di questi casi sono con diabete di tipo 2, che è in gran parte prevenibile attraverso un’attività fisica regolare, una dieta sana ed equilibrata e la promozione di ambienti di vita sani. Le famiglie hanno un ruolo chiave da svolgere nell’affrontare i fattori di rischio modificabili per il diabete di tipo 2 e devono essere preparate con l’educazione, le risorse e gli ambienti per vivere uno stile di vita sano.

1 persona su 2 che attualmente vive con il diabete non è diagnosticata. La maggior parte dei casi sono diabete di tipo 2. La diagnosi precoce e il trattamento sono fondamentali per prevenire le complicazioni del diabete e ottenere risultati buoni per la salute. Tutte le famiglie sono potenzialmente colpite dal diabete e quindi la consapevolezza dei segni, dei sintomi e dei fattori di rischio per tutti i tipi di diabete è vitale per aiutarla a rilevarla precocemente.

Il diabete può essere costoso per l’individuo e la famiglia. In molti paesi, il costo dell’iniezione di insulina e del monitoraggio giornaliero da solo può consumare la metà del reddito medio disponibile della famiglia e l’accesso regolare e conveniente a farmaci per il diabete essenziali è fuori dalla portata di troppi. Migliorare l’accesso a medicinali e cure per il diabete a prezzi accessibili è quindi urgente per evitare l’aumento dei costi per l’individuo e la famiglia, che hanno un impatto sui risultati per la salute.

Meno di 1 su 4 membri della famiglia hanno accesso ai programmi di educazione al diabete. Il supporto familiare nella cura del diabete ha dimostrato di avere un effetto sostanziale nel migliorare i risultati di salute per le persone con diabete. È quindi importante che l’educazione e il sostegno all’autogestione del diabete in corso siano accessibili a tutte i diabetici e alle loro famiglie per ridurre l’impatto emotivo della malattia che può comportare una qualità di vita negativa.

Anche nel 2018 la scelta di DIABO e AGD è volta a privilegiare la collocazione fisica di svolgimento dell’evento per la Giornata Mondiale del Diabete in un comune della provincia di Bologna,

La Giornata Mondiale del Diabete si svolgerà sabato 17 novembre 2018 presso il Centro Commerciale “Le Piazze” Via Pio La Torre 5, davanti alla Coop a Castelmaggiore, assieme ai medici e infermieri degli ospedali di Bologna e Provincia. Nel corso della giornata i cittadini avranno la possibilità di controllare la glicemia, misurare peso e indici di massa corporea per verificare il rapporto metabolico, ricevere consigli e informazioni per uno stile di vita corretto e prevenire il diabete tipo 2.

Infine mercoledì 14 novembre, saranno inaugurati al padiglione 11 del Policlinico Ospedaliero Universitario Sant’Orsola – Malpighi in Bologna i nuovi ambulatori di Diabetologia e di Malattie del metabolismo e nutrizione. 

Prevenire è meglio che ammalarsi: perché il vaccino antinfluenzale è vitale per le persone con diabete

Riceviamo questo contributo dagli USA che volentieri condividiamo e pubblichiamo.

Gli esperti dicono che le persone con diabete dovrebbero tenere aggiornate le loro vaccinazioni perché disturbi come l’influenza possono causare serie complicazioni.

È tornato. L’inizio della stagione influenzale, e questa lascia alle persone la decisione di prendere il vaccino quest’anno.

Per le persone con diabete, questa domanda è ancora più cruciale.

Le persone con diabete di tipo 1 o di tipo 2 hanno un aumentato rischio di contrarre virus stagionali, come l’influenza, e di essere ospedalizzati mentre combattono la malattia.

Per chi è alle prese con l’obesità, come fanno molte persone diabetiche, le infezioni quali la pertosse o l’influenza sono particolarmente pericolose.

Ad esempio, un virus che potrebbe produrre una lieve malattia in una persona magra potrebbe inclinare una persona obesa con fisiologia polmonare restrittiva in insufficienza respiratoria evidente.

“La pertosse – o qualsiasi malattia respiratoria – potrebbe essere peggiore per le persone gravemente obese che possono avere comorbidità come l’apnea del sonno e la sindrome da ipoventilazione dell’obesità” , ha detto il dott. Eric Sodicoff, autore della Guida alla nutrizione di Phoenixville .

L’ American Association of Diabetes Educators (AADE) sottolinea che non importa quanto ben gestito possa essere il tuo diabete, ogni persona con diabete dovrebbe essere vaccinata.

“Le persone con diabete possono essere ad alto rischio di contrarre alcune malattie e anche gravi problemi da patologie che potrebbero essere prevenute con i vaccini”, Evan Sisson, PharmD, MHA, CDE, FAADE e professore associato presso il Dipartimento di farmacoterapia e risultati Science at Virginia Commonwealth ‘University’s School of Pharmacy, ha detto a. “Tutti dovrebbero sapere di quali vaccini hanno bisogno per proteggersi e discutere con il proprio medico se sono aggiornati con l’immunizzazione”.

Gli esperti dicono che i vaccini, come quello antinfluenzale, molto probabilmente non ti daranno la malattia: sono progettati per prevenire perché contengono una versione morta del virus.

Invece, i vaccini aiutano il tuo sistema immunitario a preparare gli anticorpi che combatteranno contro il virus se entrerai in contatto con esso.

Perché il diabete ti mette a maggior rischio

Poiché il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, il sistema immunitario di qualcuno con il disturbo è già stato compromesso, questo significa che la sua capacità di combattere con successo un virus è meno probabile.

“Le persone con diabete di tipo I hanno un sistema immunitario meno vigile rispetto alle persone normali”, ha detto il dott. Len Horovitz, specialista in pneumologia presso il Lenox Hill Hospital di New York City.

“Il rischio di infezione nel diabete, sia virale che batterico, è ben noto”, ha spiegato Horovitz. “Inoltre, i livelli elevati di zucchero nel sangue [nel diabete di tipo 1 o di tipo 2] promuovono l’infezione da soli.”

Horovitz aggiunge che le persone con diabete sono anche più suscettibili alla polmonite da pneumococco, facendo aumentare il valore di vaccini come Prevnar e Pneumovax.

Per i pazienti specificamente affetti da diabete di tipo 1, un semplice attacco di vomito, febbre e/o disidratazione indotta da virus può facilmente portare a chetoacidosi diabetica (DKA).

La DKA, secondo il CDC, è “una condizione di emergenza in cui livelli estremamente alti di glucosio nel sangue, insieme a una grave mancanza di insulina, provocano la rottura del grasso corporeo per l’energia e un accumulo di chetoni nel sangue e nelle urine. I segni di DKA sono nausea e vomito, mal di stomaco, odore d’alito fruttato e respiro rapido. La DKA non trattata può portare al coma e alla morte. ”

Anche con livelli di zucchero nel sangue precedentemente ben gestiti, l’aggiunta del virus dell’influenza in un corpo di una persona con diabete di tipo 1 esacerba la sua capacità di gestire anche gli aspetti basilari dell’omeostasi.

Una persona con diabete di tipo 1 che si preoccupa di avere l’influenza dovrebbe monitorare i livelli di zucchero nel sangue con ulteriore diligenza. Dovrebbero arrivare al pronto soccorso rapidamente per ricevere liquidi per via endovenosa (salina, elettroliti e talvolta insulina e glucosio) se gli zuccheri nel sangue sembrano resistenti alle dosi di insulina, al primo segno di vomito e se i livelli di chetone sulle strisce di test delle urine o del sangue diventare da moderati a grandi.

Le persone con diabete di tipo 1 e tipo 2 hanno anche il doppio delle probabilità di morire di una complicanza legata all’influenza, secondo uno studio del 2018 dell’Indian Journal of Endocrinology and Metabolism .

Perché i vaccini sono importanti

Circa 80.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’influenza, compresi bambini in buona salute.

Avere la vaccinazione antinfluenzale e altri vaccini come Tdap (per il tetano, la difterite e la pertosse) non solo ti proteggono, protegge coloro che non sono vaccinati, come i bambini sotto i 6 mesi e le persone con gravi allergie agli ingredienti del vaccino.

Gli esperti dicono che il vaccino antinfluenzale non può darti l’influenza perché contiene un virus morto. Invece, semplicemente aiuta il tuo corpo a preparare il tuo sistema immunitario con gli anticorpi che ti aiuteranno a combattere l’influenza se entri in contatto con il virus.

“AADE ha collaborato con i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) per diffondere la notizia sui vaccini che sono importanti per le persone che vivono con il diabete”, spiega un recente comunicato stampa dell’AADE.

Questi vaccini includono:

  • Vaccino influenzale: “Un vaccino antinfluenzale è il miglior modo per proteggersi dall’influenza stagionale. L’influenza mette le persone con diabete ad alto rischio per complicazioni di salute come aumento dei livelli di glucosio nel sangue. La malattia può anche portare a patologie più gravi come la polmonite, la bronchite, le infezioni sinusali e alle orecchie, spesso con conseguente ospedalizzazione e talvolta persino la morte. “
  • “Le persone dovrebbero ricevere un vaccino antinfluenzale ogni anno e i vaccini sono già disponibili quest’anno”.
  • Vaccino Tdap: “Il vaccino Tdap protegge da tre gravi malattie causate da batteri: tetano, difterite e pertosse, o pertosse”.
  • “Le persone dovrebbero ricevere il vaccino Tdap ogni 10 anni.”
  • Vaccino zoster: “Il vaccino zoster riduce il rischio di sviluppare l’herpes zoster e la PHN, malattie gravi per le persone non vaccinate che invecchiano.”
  • “Le persone di 50 anni e più dovrebbero prendere il vaccino Zoster”.
  • Vaccino da pneumococco: “Le persone con diabete hanno un aumentato rischio di morte per infezioni da pneumococco, che possono includere infezioni di polmoni, sangue, orecchio e rivestimento del cervello e del midollo spinale”.
  • “Le persone con diabete dovrebbero ottenere il vaccino pneumococcico una volta prima dei 65 anni e altre due volte dopo”.
  • Vaccino contro l’epatite B: “Poiché l’epatite B può essere diffusa attraverso misuratori di glucosio nel sangue, dispositivi pungidito e altre apparecchiature per la cura del diabete, è fondamentale che le persone con diabete ricevano il vaccino”.
  • “Il vaccino contro l’epatite B dovrebbe essere somministrato a persone di età inferiore ai 60 anni. Le persone di 60 anni o più dovrebbero chiedere ai loro medici il vaccino”.

La linea di fondo

Malattie come l’influenza possono causare gravi complicazioni per le persone con diabete o per coloro che sono obesi.

Le persone con diabete di tipo 1 e tipo 2 hanno anche il doppio delle probabilità di morire di una complicanza legata all’influenza, spiega uno studio del 2018 dell’Indian Journal of Endocrinology and Metabolism .

Per questi motivi, è importante che le persone con diabete si vaccinino contro l’influenza e altre malattie.

Io Voglio

Uscita autostrada A1 Pian del Voglio: voglio o non voglio nelle soavi brezze di una fase metabolica disagiata tra legumi e agrifogli, piante grasse e rododendri. L’accertamento va accertato, pena l’inossidabile osato che resta ignorato. E allora aspetto giocoforza di far visita alla dottoressa Sforza, oppure faccio fagotto e vado da Pagotto, magari prima delle otto, ma tanto non c’è e voglio un Corona per incoronare il Voglio che c’è in me. Ma la vita è adesso, come dicono gli inglesi Laffi is now!

Poi faccio una scelta: per stare bene l’importante è la compagnia e così sia. E da quando sono nella squadra DIABO  l’HbA1c viaggia tra 45 e 48!

Una buona ragione per iscriversi e continuare a farlo. DIABO: che altro?

Siamo tutti una famiglia

GIORNATA MONDIALE DIABETE 2018

“DIABETE IN FAMIGLIA “

Tieni gli occhi aperti sui segnali d’allarme nella tua famiglia.

I principali sintomi possono includere:

– sete eccessiva

– urinazione frequente

– mancanza di energia

– problemi alla vista

– lentezza nella guarigione da ferite

– insensibilità a mani e piedi

#diabete #WDD2018 #giornatamondialedeldiabete #diabeteitalia #famiglia #sintomi #diabetetipo2 #dt2

DIABO è FICO e tu?

Quest’anno la festa metropolitana che riunisce le associazioni non profit di tutti i Comuni del territorio bolognese sarà il 16 settembre 2018 a FICO – Fabbrica Italiana Contadina. Il titolo dell’appuntamento sarà:  “Gli elementi fondamentali della solidarietà” e la giornata sarà dedicata al racconto delle associazioni e del loro modo di prendersi cura della città e dei cittadini. Il programma prevede la partecipazione delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e degli altri enti del terzo settore di Bologna e dei Comuni dei distretti metropolitani con 100 stand informativi ed espositivi negli spazi di FICO.
DIABO sarà presente dalle ore 10 alle ore 18 con un proprio stand collocato affianco dell’ingresso principale di FICO, vi aspettiamo!

Nel corso di metà pomeriggio verranno a far visita al FICO i protagonisti del programma Master Chef, tra i quali lo Chef Stellato Antonino Cannavacciuolo!

Lo sport fa bene ma occorre … ascoltarsi

«Lo sport fa bene ma occorre … ascoltarsi» «Un problema cardiovascolare può sopraggiungere anche con un certificato di idoneità agonistica valido, per cui al minimo segnale è opportuno per qualsiasi sportivo sottoporsi ad accertamenti, ancor di più se si è sopra i quarant’anni».

Lo sottolinea il dottor Gustavo Savino, direttore della Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena: «L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo a far fare la valutazione di idoneità agonistica, e la nostra Regione sopra i 40 anni prevede anche un test di sforzo massimale, ma ci possono essere situazioni latenti che non si evidenziano al momento della visita, dopo però possono evolversi.

I sintomi non vanno sottovalutati, anche se uno fa attività amatoriale, perché l’impegno cardiovascolare può essere elevato anche in quest’ambito, se non maggiore in certi casi. Nessuno può prevedere il futuro, possiamo essere prudenti e far prevenzione». Con ciò, non si deve ritenere lo sport pericoloso a una certa età, anzi: «Lo sport è un fattore di salute a qualsiasi età ed è consigliabile a tutti, con l’accortezza di tararsi bene in base alle proprie capacità.

Ci sono soggetti sopra i 60 anni allenati che sono in perfetto stato di salute, e in grado di sostenere sforzi intensi. Ma c’è pure chi si avvicina allo sport dopo tempo e deve fare attività leggera».

Bologna – maxi aziende e Irccs: come cambia la sanità

Presentate le proposte: Maxi aziende e Irccs: come cambia la sanità Due maxi aziende per innovare la sanità bolognese. È il risultato della task force di Regione, Alma Mater e Città metropolitana nata per integrare le aziende sanitarie del territorio: un’azienda ospedaliero-universitaria per le eccellenze di chirurgia e interventistica, che possa diventare Irccs, un’altra sanitario-universitaria per assistenza, ricerca e didattica. Scartata l’ipotesi di fusione delle Ausl di Bologna e Imola.

Un super ospedale dedicato alla chirurgia, con il meglio delle competenze di Sant’Orsola e Ausl, dove fare interventi ma anche ricerca e sperimentazione. Un polo d’eccellenza che nel linguaggio della sanità si chiama Irccs, istituto di ricerca e cura a carattere scientifico. In città ce ne sono già due, il Rizzoli e il Bellaria. E ancora, un’azienda “sanitario universitaria” che metta assieme tutti gli altri servizi e reparti di Sant’Orsola e Ausl – compresi gli ospedali della provincia – assieme all’ateneo di Bologna: dal Maggiore a San Giovanni in Persiceto, dagli ambulatori alle case della salute, anche gli specializzandi per esempio lavoreranno a stretto contatto con gli ospedalieri, e anche a livello territoriale si farà assistenza, didattica e ricerca. È una rivoluzione, quella contenuta nelle cento pagine di documento presentato ieri dall’assessore comunale alla Sanità Giuliano Barigazzi, presidente della conferenza sociale e sanitaria, assieme al rettore Francesco Ubertini e all’assessore regionale Sergio Venturi. Un lavoro durato un anno, da quando il sindaco Virginio Merola lanciò l’idea di integrare le due grandi aziende sanitarie della città. Già, ma come? Il gruppo di lavoro guidato da Gianluca Fiorentini ha lavorato ad alcune proposte tecniche, che da settembre saranno discusse con tutti i protagonisti della sanità. La punta di diamante è rappresentata dal nuovo Irccs, che ha l’ambizione di diventare un riferimento a livello nazionale e internazionale nel campo della chirurgia. Il percorso non è semplice, serve l’ok della Regione e il via libera del ministero. Ma il nuovo assetto «potrebbe rappresentare un salto di qualità enorme», ha detto ieri Barigazzi durante la spiegazione dell’articolato progetto, che prevede molte novità anche a livello territoriale, come l’attribuzione di più poteri ai manager sul territorio per rispondere alle richieste della popolazione. «È uno studio di profilo internazionale. Mi auguro che dopo il confronto si passi all’innovazione di cui abbiamo bisogno», ha aggiunto Venturi. Il rettore si è detto fiducioso che «il territorio abbia il coraggio e lo sguardo lungo, non è detto che sia facile e che si farà a breve. Saremmo apripista a livello nazionale».