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Sport e dieta: l’importanza dei carboidrati 

Quando saliamo sulla nostra autovettura e ci accorgiamo che la spia della benzina indica che sta per terminare, il nostro primo pensiero è quello di fare rifornimento per non restare a piedi. Ecco quando si parla di importanza dei carboidrati nello sport possiamo fare riferimento alla seguente metafora.
I carboidrati possono essere visti come il substrato energetico più importante per la produzione di energia durante l’esercizio fisico. Essi sotto forma di carboidrati presenti nel sangue o come riserva di energia nel muscolo o nel fegato (organo deputato ad immagazzinare carboidrati sotto forma di glicogeno) sono la molecola da cui il nostro organismo trae maggiore beneficio in termini energetici per la formazione e il ripristino della famosissima ATP (molecola energetica principale nella contrazione muscolare).

Senza di essi o con scarsa presenza di essi avremmo molte difficoltà nella produzione di energia in un esercizio fisico. Gli altri substrati (grassi e proteine) intervengono in maniera diversa nella produzione di energia e vengono impiegati in modo minore negli esercizi ad alta intensità e lunga durata. Questa caratteristica è data dal fatto che le calorie messe a disposizione dai carboidrati hanno disponibilità energetica immediata rispetto a grassi e proteine. (circa 4,1kcal/g)

I carboidrati svolgono dunque un ruolo fondamentale nella vita di una sportivo e la loro assunzione deve essere bilanciata ed equilibrata al fabbisogno energetico dell’atleta stesso. Di solito la percentuale dei carboidrati assunta con la dieta è di circa il 60-70% del bilancio calorico giornaliero. Oltre a servire da substrato energetico principale i carboidrati sono anche la principale fonte di nutrimento del sistema nervoso.

Uno sportivo deve dunque integrare bene i carboidrati prima, durante e dopo un allenamento per evitare di rimanere a secco di energie. Se da essi partono una serie di reazione che hanno come risultato finale la formazione di ATP, capite bene come diventi fondamentale la loro regolare assunzione. Mai demonizzare dunque i carboidrati. Se ci si allena correttamente e si bilanciano a seconda del fabbisogno energetico non avremo problemi di linea, viceversa essi se non impiegati per produrre energia nello sport diventeranno parte del grasso corporeo attraverso alcune reazioni in seguito ad una ingestione superiore al fabbisogno normale e un dispendio basso.

I carboidrati si dividono principalmente in semplici e complessi:

– Semplici: immediata disponibilità energetica nel sangue perché molecole semplici

– Complessi: devono essere prima scissi in molecole semplici per essere disponibili energeticamente

Il giusto bilancio tra semplici e complessi eviterà picchi glicemici alti (eccessivo consumo di carboidrati semplici) e darà stabilità energetica nel tempo.

Il consiglio per uno sportivo che ci tiene ad allenarsi bene e a fare bene in una competizione è di curare il bilancio dei carboidrati, preferibilmente con uno specialista del settore.

dott Mario Silvestri endocrinologo e nutrizionista Università del Molise

I colori in tavola fanno bene al diabete

Agosto frutta e verdura mia ti conosco e gusto!

Noi diabetici sappiamo riconoscere le cose buone e scegliere i prodotti migliore per una dieta equilibrata e la conservazione, mantenimento del buon compenso glicemico. Agosto: il cuore dell’estate offre tanta frutta e ortaggi da mettere in tavola, eccone qualche buon esempio.

ravanelli

Ravanelli – Croccanti e dal sapore piccante, i rossi Ravanelli aggiungono quel gusto in più ad insalate e piatti freddi. Fantastici da bere, in un cocktail analcolico insieme a pomodori e lattuga, i ravanelli contengono un buon livello di Vitamina C.

Dalle proprietà calmanti era usato dagli antichi romani come rimedio per l’insonnia. Ideale da coltivare negli orti domestici, questo ortaggio ha inoltre proprietà diuretiche e depurative ed è un ottimo alleato per la nostra pelle, se frullati e stesi come maschera sul nostro viso, i ravanelli, ci aiutano infatti ad eliminare le fastidiose macchie che possono formarsi dopo la tintarella estiva.

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Cocomero – Fresca e dissetante, l’Anguria è la regina del nostro cesto di frutta del mese di Agosto. Sotto forma di sorbetto ma anche semplicemente tagliata a fette, l’anguria (o cocomero) è ottima per concludere una leggera cenetta estiva.

Questo frutto, dalla polpa rossa e carnosa arricchita da semini neri o bianchi, contiene per il per il 90% acqua, con pochissime calorie è dunque consigliata nelle diete ipocaloriche, ovviamente senza esagerare. Paragonabile ad un elisir di lunga vita, per le sue proprietà antiossidanti, l’anguria è veramente uno dei piaceri di questa calda e colorata estate.

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More – Da Agosto ad inizio Settembre, le More così dolci e succose ci fanno leccare letteralmente i baffi.  Ricchissime di antiossidanti, di vitamina C, sono un’ottima prevenzione contro i tumori.

Dall’elevato contenuto di fibre, grazie alla elevata quantità di semini, le more hanno anche proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e ci aiutano a combattere le malattie cardiovascolari mantenendo pulite ed elastiche le arterie, poiché contribuiscono ad eliminare il colesterolo “cattivo” dal sangue. La raccolta di more selvatiche, per buonissime marmellate fatte in case, potrebbe essere una buona scusa per armarsi di secchiello, e prepararsi ad una bella escursione campagnola.

Batuffoli di cotone

cotone

Dopo quella discussione si sentì rinfrancato, sicuro di sé. Avrebbe dominato il mondo con la forza di un sospiro. Il pensiero e lo spirito sono la vera forza, la reale esistenza. Quella sera fu, però, assalito da grande timore.
Tutte le sue certezze si erano eclissate all’ombra dell’evidenza della sua condizione: egli, infatti, non era puro pensiero o semplice spirito, bensì materia in equilibrio.

Come batuffoli di cotone impregnati del tempo versato dentro al centro, dentro a noi e versare lacrime di trucco o sangue per farne costrutto.

Un giorno di te

Pronto dottore?
Pronto dottore?

La vita ci scorre addosso inesorabile: i pranzi in famiglia, le festività natalizie, l’ultimo dell’anno in un locale alla moda o ad una festa dell’ultimo secondo, la pasquetta su un prato, le ferie estive al mare tra bambini urlanti, sudore e cocomeri, le sagre, la festa del vino, il cinema al chiuso d’inverno ed ecco che tutto nuovamente ha inizio. Un altro anno, un nuovo compleanno in cui festeggeremo i dodici mesi della nostra vita appena trascorsi che non faranno mai ritorno ed il tempo, tempo, tempo, l’unico, il solo, il vero parametro per misurare le nostre esistenze. Quanti anni sei stato fidanzato? Quante settimane sei rimasto in quella città? Quanti giorni a settimana lavori? Quante ore dormi per notte? Ed è così che diventiamo numeri anche noi e poco a poco più anonimi ci prepariamo ad unirci all’infinito. Lo so, me ne rendo conto, sembra la premessa del sequel “la solitudine dei numeri primi” ed anche il titolo ti ci ha fatto pensare, ma questo racconto non ha così alte pretese, parla dell’esistenza comune, in un luogo comune, con un ruolo ordinario di una famiglia straordinaria che tutt’oggi non sa trovare un significato alla parola “normalità”: la famiglia è la mia.

E tu ti ritroverai tra numeri sempre da snocciolare, grattare e raccontare a quel camice bianco che ti sta lì ad aspettare?

Gusci di noce

Libro della Vita
Libro della Vita

Tutti cerchiamo, troviamo, e a volte perdiamo qualcosa nel cammino della vita. Aprendo gli occhi la mattina, sappiamo che la vita è fuori dalla porta che ti aspetta, non ti precede, non ti segue, ma cammina silenziosa accanto a noi. Camminando per la strada, un pomeriggio d’autunno, ho incontrato seduto sul marciapiede un bambino che piangeva. Gli ho chiesto: “perché piangi?” “Ho perso il mio gatto e non lo ritrovo più lui” ha risposto. “Non piangere piccolo” gli ho detto, “continua a cercare vedrai che lo ritrovi il tuo gatto.” Proseguendo per la strada ho incontrato un vecchio, seduto su una panchina, con la testa fra le mani, nel silenzio percepivo un timido lamento, gli ho chiesto se era in cerca di qualcuno o che cosa avesse perso. “È l’affetto dei miei cari che ho perduto, sono stato abbandonato da chi forse nella vita ho poco amato.” Poco avanti un uomo tutto solo che girava su se stesso, non sapeva cosa fare o che cosa avesse perso, lui ha risposto, ma con fatica “è il lavoro che ho perduto, era tutta la mia vita.” Un bambino piange per aver perso il gatto. Un vecchio piange per aver perso l’affetto dei suoi cari. Un uomo piange per aver perso il lavoro. Una donna piange per aver perso l’amore. Ma una cosa tutti sanno: è che devono cercare di ritrovare ciò che hanno perso, e cercare di non perdere la cosa più importante, la voglia di vivere.

Accendi le idee

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Compito per le vacanze:  ti invitiamo a esprimere tre desideri che vorresti fosse realizzati da DIABO e noi assieme a tutti voi faremo in modo di renderli possibili.

Progetti e iniziative in testa ne abbiamo sì, ma solo mettendole assieme possiamo far nascere un orizzonte nuovo. Le vostre proposte saranno discusse e selezionate nel corso della prima assemblea dei soci di DIABO che verrà convocata in autunno di quest’anno.

Genaratori di azioni positive

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Diabetici Insieme a Bologna – DIABO ha scelto per il proprio sito ufficiale un indirizzo che non riporta ne in forma intera, ne in abbreviata il suo nome, ma bensì agire. Tale opzione non è casuale e dettata da due ragioni di fondo. La prima risiede nel cercare di evitare lungaggini tra gli internauti per dover digitare e memorizzare tutto l’indirizzo in forma estesa. La seconda, di sostanza, associare DIABO con l’agire è non solo un riferimento positivo, ma si esplica e concretizza proprio assieme ad uno degli elementi chiave per una vita giusta con il diabete: l’azione motoria, fisica, intellettuale, creativa.

Agire è parte fondante della vita umana, agire è determinante in noi diabetici. L’azione spinta dalla nostra forza di volontà ci deve portare ad essere e fare squadra per conoscere, imparare, crescere bene nel corpo  e nella mente, e reagire innanzi alle difficoltà, non arrendersi mai!

È così

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti. Per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.
Meryl Streep