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Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

IL RAPPORTO OASI 2018 – Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate. Negli ultimi cinque anni, governi di vario orientamento politico hanno stanziato circa 3 miliardi di euro per finanziare riduzioni fiscali (abolizione Imu prima casa, bonus 8o euro) o nuove spese sociali (reddito di cittadinanza, superamento legge Fomero). Ma i temi nevralgici per la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale (Ssn) restano la Cenerentola delle priorità politiche e la presa in carico della cronicità, vera emergenza in un Paese che invecchia irrimediabilmente, è la grande incompiuta. A rilevarlo è il recente Rapporto Oasi 2018Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, curato dal Cergas Bocconi. Le risposte alle necessità degli anziani sono infatti soddisfatte solo per il 32% del fabbisogno. Sempre secondo i dati Oasi, le fonti pubbliche coprono 1195% dei ricoveri ospedalieri, ma solo 16% dei ricoveri a lungo termine in strutture residenziali- quelle long term care che riguardano soprattutto i cronici over 65 – e il 16% delle prestazioni ambulatoriali. E il gap del Ssn sul fronte cronicità coinvolge anche le cure sul territorio, con una debolezza dei servizi domiciliari e della presa incarico post-ospedaliera: solo il 27% degli over 85 viene dimesso prevedendo strumenti di continuità assistenziale, mentre l’assistenza domiciliare registra un’intensità di 17 ore annue per utente (in riduzione rispetto alle 22 ore del 2008). Eppure, i trend demografici sono evidenti: il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva è pari al 35%, il più alto nell’Ue. E non c’è nessuna inversione di tendenza, soprattutto in assenza di servizi alle famiglie e politiche di conciliazione vita-lavoro: nel 2017, secondo l’ultimo report Istat, sono nati 15mila bambini in meno e tra il 2010 e 2017 la popolazione over 65 è cresciuta di 1,3 milioni di persone (+u%). «Un corto circuito demografico che mina le condizioni alla base del precario equilibrio dell’attuale sistema di Welfare», sottolineano gli esperti del Cergas. Che fare per gestire la crisi? Il Rapporto Oasi – oltre a proporre di stanziare almeno 10 miliardi per la sopravvivenza del Ssn – punta su una cura di management per la sanità pubblica, passando dalla spending review a una bureaucracy review. Senza tralasciare il riequilibrio delle dotazioni organiche, correlandole a popolazione residente, epidemiologia e incidenza del privato accreditato. E ridefinendo un mix strategico tra medici e professioni sanitarie, in modo da qualificare sempre più le competenze sia organizzative sia cliniche di entrambe le categorie.

Dieta mediterranea come modello. Ma il tema etico avanza

I menù Gusberti dell’AUSL: «Dieta mediterranea come modello Ma il tema etico avanza» L’aspetto etico, in chiave alimentare, «sta venendo avanti anche qui, anche se meno rispetto, per esempio alla Lombardia». E anche vero che «i menù di Ribò hanno già molto dimensionato la presenza della carne, alternata in bianca e rossa, e di alimenti di origine animale», osserva Emilia Guberti che, per conto dell’Ausl, è direttore Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione. Insomma, è colei che veglia sulla pappa comunale il cui modello guarda alla dieta mediterranea «raccomandata dalle principali agenzie sanitarie nazionali e internazionali», oltre a fare «riferimento alle linee guida della Regione» stessa. Al netto delle diete speciali che richiedono il certificato (numeri «pressoché stabili»), precisa Guberti, il trend di quelle etico-religiose ha cominciato a dare segni di incremento «quattro o cinque anni fa». Ed è altrettanto evidente che, soprattutto la dieta no bovino e no maiale oppure no bovino e maiale, è legata alla presenza di «bambini stranieri non solo di religione islamica». Basta pensare anche al tema connesso con la macellazione che non è garantita secondo le regole della religione islamica oppure ebraica. Quanto poi alle diete, per esempio la vegana o la lov (latto-ovo-vegetariana e le sue varianti), va posta massima attenzione «alle possibili carenze», dalla vitamina B12 al ferro, vitamina D e al calcio, che «una simile alimentazione comporta. Se viene consigliata — spiega Guberti — deve assolutamente essere integrata con tutti i nutrienti» che mancano all’appello. «I bambini che seguono questa dieta devono essere attentamente monitorati nella loro crescita e nel loro sviluppo generale».

Dietro al menù di Ribò, conclude la responsabile del servizio dell’Ausl, «c’è molto lavoro non solo con Ribò e con il Comune, ma anche con le scuole e i genitori perché, alla fine, l’educazione alimentare la si fa quando si mangia a mensa o quando si fa uno spuntino a metà mattina» a scuola, ma anche a casa.

Diabetologia Policlinico Sant’Orsola: 14 novembre, New Deal

Mercoledì 14 novembre p.v. inaugureremo alcune aree ambulatoriali riqualificate in questi mesi (padiglioni 11 e 15), una nuova PET (padiglione 30) e una nuova RM nei locali finalmente ultimati al padiglione 5.

Le inaugurazioni riguardano le Unità operative e le strutture di Diabetologia, Malattie del metabolismo, Insufficienza intestinale cronica, Pneumologia, Medicina nucleare e Radiologia, quindi anche aree di interesse per la vostra attività.

L’appuntamento è alle ore 15 nell’Aula Pisi del padiglione 11 per un breve video sugli interventi, i saluti delle Autorità e un simbolico taglio del nastro a cui seguirà la visita agli ambulatori e alle nuove strumentazioni come da programma allegato.

Sperando che possiate essere presenti al momento previsto all’interno della struttura di vostro interesse e di incontrarvi in questa occasione, vi invio i miei saluti più cordiali.

La Direttrice Generale del Policlinico Sant’Orsola

dottoressa Antonella Messori

Antinfluenzale, vaccino somministrato già dal 5 novembre

La nuova campagna di lotta all’influenza, a suon di vaccini, in Emilia-Romagna sta già per partire. La Regione ha fissato infatti l’ora “X”: il 5 novembre, e ha mandato alle Aziende sanitarie tutte le raccomandazioni e indicazioni operative. Si parte presto, si gioca d’anticipo per arrivare pronti quando la malattia colpirà più duro.

«Tenendo conto che in Emilia-Romagna l’epidemia stagionale evidenzia picchi di incidenza tra dicembre e fine febbraio, si ritiene opportuno collocare l’inizio della campagna antinfluenzale stagionale dal mese di novembre 2018». La convezione per l’acquisto dei vaccini sul portale Intercent-Er è attiva da ieri. Già l’anno scorso la stagione influenzale 2017-2018, scrive la Regione, «ha mostrato un inizio anticipato, simile a quello della precedente stagione, e ha raggiunto una intensità molto alta».

La curva epidemica è scesa nella seconda settimana del 2018, per poi impennarsi nella terza, specie nelle fasce d’età 0-4 e 5-14 anni. L’incidenza massima raggiunta nella seconda settimana del fu di 16,3 casi per 1.000 assistiti. Il che vuol dire che l’anno scorso si stima si siano ammalate in Emilia-Romagna circa 681.000 persone, soprattutto bimbi piccoli, (0-4 anni: nella quarta settimana ci fu il picco a 55,1 casi per 1.000 contro il 44,5 della precedente stagione), poi i ragazzini (picco a 28,3); tra gli Over 65enni l’incidenza massima fu del 7,3 nella seconda settimana.

E quest’anno si aggiunge una nuova categoria di sorvegliati speciali: le donne in gravidanza. Nelle campagne antinfluenzali fino al 2009 si sono avuti «ottimi risultati di persone vaccinate e di protezione della popolazione anziana» (record nel 2006 con il 74,4%), ma nelle ultime «i risultati si sono rivelati molto inferiori all’atteso»: gli Over 65 immunizzati erano uno su due, il 53,1%, anche se in leggera risalita. Nel dirlo la Regione aggiunge anche che «la copertura vaccinale nei soggetti a rischio per patologia, è verosimilmente limitata»: trai 18 e i 64 anni, sta sotto al 30%, tuttavia gli Over 65enni vaccinati sono saliti da 114.687 a 116.388.

Dunque, raccomanda, «è necessario migliorare l’offerta della vaccinazione antinfluenzale» tra chi più può «trarne beneficio; in particolare» chi soffre «patologie croniche, di qualunque età». E questo ricercando progettualità nuove, più efficaci nei confronti delle persone a maggior rischio che non si vaccinano». A tutte le categorie a rischio l’antinfluenzale andrà «proposta in maniera attiva e gratuita» e quest’anno il ministero «ha dato particolare risalto alle donne in gravidanza, collocandole al primo posto nell’elenco delle persone ad alto rischio di complicanze o ricoveri correlati all’influenza».

Infine è possibile fare le vaccinazioni stagionali presso il Policlinico Sant’Orsola secondo le seguenti indicazioni:

dal 05.11.2018 al 31.12.2018 presso l’ambulatorio della Medicina del Lavoro – Pad. 1 nelle seguenti giornate:

  • lunedì, martedì e mercoledì dalle 8:30 alle 16:30
  • giovedì e il venerdì dalle 8:30 alle 14:00.

Il vaccino antinfluenzale sarà inoltre somministrato nell’ambulatorio attivo presso il Pronto soccorso generale – padiglione 5h, Box verde n. 10

  •  dal lunedì al venerdì dalle 12:00 alle 14:00.

Prevenire è meglio che ammalarsi: perché il vaccino antinfluenzale è vitale per le persone con diabete

Riceviamo questo contributo dagli USA che volentieri condividiamo e pubblichiamo.

Gli esperti dicono che le persone con diabete dovrebbero tenere aggiornate le loro vaccinazioni perché disturbi come l’influenza possono causare serie complicazioni.

È tornato. L’inizio della stagione influenzale, e questa lascia alle persone la decisione di prendere il vaccino quest’anno.

Per le persone con diabete, questa domanda è ancora più cruciale.

Le persone con diabete di tipo 1 o di tipo 2 hanno un aumentato rischio di contrarre virus stagionali, come l’influenza, e di essere ospedalizzati mentre combattono la malattia.

Per chi è alle prese con l’obesità, come fanno molte persone diabetiche, le infezioni quali la pertosse o l’influenza sono particolarmente pericolose.

Ad esempio, un virus che potrebbe produrre una lieve malattia in una persona magra potrebbe inclinare una persona obesa con fisiologia polmonare restrittiva in insufficienza respiratoria evidente.

“La pertosse – o qualsiasi malattia respiratoria – potrebbe essere peggiore per le persone gravemente obese che possono avere comorbidità come l’apnea del sonno e la sindrome da ipoventilazione dell’obesità” , ha detto il dott. Eric Sodicoff, autore della Guida alla nutrizione di Phoenixville .

L’ American Association of Diabetes Educators (AADE) sottolinea che non importa quanto ben gestito possa essere il tuo diabete, ogni persona con diabete dovrebbe essere vaccinata.

“Le persone con diabete possono essere ad alto rischio di contrarre alcune malattie e anche gravi problemi da patologie che potrebbero essere prevenute con i vaccini”, Evan Sisson, PharmD, MHA, CDE, FAADE e professore associato presso il Dipartimento di farmacoterapia e risultati Science at Virginia Commonwealth ‘University’s School of Pharmacy, ha detto a. “Tutti dovrebbero sapere di quali vaccini hanno bisogno per proteggersi e discutere con il proprio medico se sono aggiornati con l’immunizzazione”.

Gli esperti dicono che i vaccini, come quello antinfluenzale, molto probabilmente non ti daranno la malattia: sono progettati per prevenire perché contengono una versione morta del virus.

Invece, i vaccini aiutano il tuo sistema immunitario a preparare gli anticorpi che combatteranno contro il virus se entrerai in contatto con esso.

Perché il diabete ti mette a maggior rischio

Poiché il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, il sistema immunitario di qualcuno con il disturbo è già stato compromesso, questo significa che la sua capacità di combattere con successo un virus è meno probabile.

“Le persone con diabete di tipo I hanno un sistema immunitario meno vigile rispetto alle persone normali”, ha detto il dott. Len Horovitz, specialista in pneumologia presso il Lenox Hill Hospital di New York City.

“Il rischio di infezione nel diabete, sia virale che batterico, è ben noto”, ha spiegato Horovitz. “Inoltre, i livelli elevati di zucchero nel sangue [nel diabete di tipo 1 o di tipo 2] promuovono l’infezione da soli.”

Horovitz aggiunge che le persone con diabete sono anche più suscettibili alla polmonite da pneumococco, facendo aumentare il valore di vaccini come Prevnar e Pneumovax.

Per i pazienti specificamente affetti da diabete di tipo 1, un semplice attacco di vomito, febbre e/o disidratazione indotta da virus può facilmente portare a chetoacidosi diabetica (DKA).

La DKA, secondo il CDC, è “una condizione di emergenza in cui livelli estremamente alti di glucosio nel sangue, insieme a una grave mancanza di insulina, provocano la rottura del grasso corporeo per l’energia e un accumulo di chetoni nel sangue e nelle urine. I segni di DKA sono nausea e vomito, mal di stomaco, odore d’alito fruttato e respiro rapido. La DKA non trattata può portare al coma e alla morte. ”

Anche con livelli di zucchero nel sangue precedentemente ben gestiti, l’aggiunta del virus dell’influenza in un corpo di una persona con diabete di tipo 1 esacerba la sua capacità di gestire anche gli aspetti basilari dell’omeostasi.

Una persona con diabete di tipo 1 che si preoccupa di avere l’influenza dovrebbe monitorare i livelli di zucchero nel sangue con ulteriore diligenza. Dovrebbero arrivare al pronto soccorso rapidamente per ricevere liquidi per via endovenosa (salina, elettroliti e talvolta insulina e glucosio) se gli zuccheri nel sangue sembrano resistenti alle dosi di insulina, al primo segno di vomito e se i livelli di chetone sulle strisce di test delle urine o del sangue diventare da moderati a grandi.

Le persone con diabete di tipo 1 e tipo 2 hanno anche il doppio delle probabilità di morire di una complicanza legata all’influenza, secondo uno studio del 2018 dell’Indian Journal of Endocrinology and Metabolism .

Perché i vaccini sono importanti

Circa 80.000 persone muoiono ogni anno a causa dell’influenza, compresi bambini in buona salute.

Avere la vaccinazione antinfluenzale e altri vaccini come Tdap (per il tetano, la difterite e la pertosse) non solo ti proteggono, protegge coloro che non sono vaccinati, come i bambini sotto i 6 mesi e le persone con gravi allergie agli ingredienti del vaccino.

Gli esperti dicono che il vaccino antinfluenzale non può darti l’influenza perché contiene un virus morto. Invece, semplicemente aiuta il tuo corpo a preparare il tuo sistema immunitario con gli anticorpi che ti aiuteranno a combattere l’influenza se entri in contatto con il virus.

“AADE ha collaborato con i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) per diffondere la notizia sui vaccini che sono importanti per le persone che vivono con il diabete”, spiega un recente comunicato stampa dell’AADE.

Questi vaccini includono:

  • Vaccino influenzale: “Un vaccino antinfluenzale è il miglior modo per proteggersi dall’influenza stagionale. L’influenza mette le persone con diabete ad alto rischio per complicazioni di salute come aumento dei livelli di glucosio nel sangue. La malattia può anche portare a patologie più gravi come la polmonite, la bronchite, le infezioni sinusali e alle orecchie, spesso con conseguente ospedalizzazione e talvolta persino la morte. “
  • “Le persone dovrebbero ricevere un vaccino antinfluenzale ogni anno e i vaccini sono già disponibili quest’anno”.
  • Vaccino Tdap: “Il vaccino Tdap protegge da tre gravi malattie causate da batteri: tetano, difterite e pertosse, o pertosse”.
  • “Le persone dovrebbero ricevere il vaccino Tdap ogni 10 anni.”
  • Vaccino zoster: “Il vaccino zoster riduce il rischio di sviluppare l’herpes zoster e la PHN, malattie gravi per le persone non vaccinate che invecchiano.”
  • “Le persone di 50 anni e più dovrebbero prendere il vaccino Zoster”.
  • Vaccino da pneumococco: “Le persone con diabete hanno un aumentato rischio di morte per infezioni da pneumococco, che possono includere infezioni di polmoni, sangue, orecchio e rivestimento del cervello e del midollo spinale”.
  • “Le persone con diabete dovrebbero ottenere il vaccino pneumococcico una volta prima dei 65 anni e altre due volte dopo”.
  • Vaccino contro l’epatite B: “Poiché l’epatite B può essere diffusa attraverso misuratori di glucosio nel sangue, dispositivi pungidito e altre apparecchiature per la cura del diabete, è fondamentale che le persone con diabete ricevano il vaccino”.
  • “Il vaccino contro l’epatite B dovrebbe essere somministrato a persone di età inferiore ai 60 anni. Le persone di 60 anni o più dovrebbero chiedere ai loro medici il vaccino”.

La linea di fondo

Malattie come l’influenza possono causare gravi complicazioni per le persone con diabete o per coloro che sono obesi.

Le persone con diabete di tipo 1 e tipo 2 hanno anche il doppio delle probabilità di morire di una complicanza legata all’influenza, spiega uno studio del 2018 dell’Indian Journal of Endocrinology and Metabolism .

Per questi motivi, è importante che le persone con diabete si vaccinino contro l’influenza e altre malattie.

Lo sport fa bene ma occorre … ascoltarsi

«Lo sport fa bene ma occorre … ascoltarsi» «Un problema cardiovascolare può sopraggiungere anche con un certificato di idoneità agonistica valido, per cui al minimo segnale è opportuno per qualsiasi sportivo sottoporsi ad accertamenti, ancor di più se si è sopra i quarant’anni».

Lo sottolinea il dottor Gustavo Savino, direttore della Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena: «L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo a far fare la valutazione di idoneità agonistica, e la nostra Regione sopra i 40 anni prevede anche un test di sforzo massimale, ma ci possono essere situazioni latenti che non si evidenziano al momento della visita, dopo però possono evolversi.

I sintomi non vanno sottovalutati, anche se uno fa attività amatoriale, perché l’impegno cardiovascolare può essere elevato anche in quest’ambito, se non maggiore in certi casi. Nessuno può prevedere il futuro, possiamo essere prudenti e far prevenzione». Con ciò, non si deve ritenere lo sport pericoloso a una certa età, anzi: «Lo sport è un fattore di salute a qualsiasi età ed è consigliabile a tutti, con l’accortezza di tararsi bene in base alle proprie capacità.

Ci sono soggetti sopra i 60 anni allenati che sono in perfetto stato di salute, e in grado di sostenere sforzi intensi. Ma c’è pure chi si avvicina allo sport dopo tempo e deve fare attività leggera».

Bologna – maxi aziende e Irccs: come cambia la sanità

Presentate le proposte: Maxi aziende e Irccs: come cambia la sanità Due maxi aziende per innovare la sanità bolognese. È il risultato della task force di Regione, Alma Mater e Città metropolitana nata per integrare le aziende sanitarie del territorio: un’azienda ospedaliero-universitaria per le eccellenze di chirurgia e interventistica, che possa diventare Irccs, un’altra sanitario-universitaria per assistenza, ricerca e didattica. Scartata l’ipotesi di fusione delle Ausl di Bologna e Imola.

Un super ospedale dedicato alla chirurgia, con il meglio delle competenze di Sant’Orsola e Ausl, dove fare interventi ma anche ricerca e sperimentazione. Un polo d’eccellenza che nel linguaggio della sanità si chiama Irccs, istituto di ricerca e cura a carattere scientifico. In città ce ne sono già due, il Rizzoli e il Bellaria. E ancora, un’azienda “sanitario universitaria” che metta assieme tutti gli altri servizi e reparti di Sant’Orsola e Ausl – compresi gli ospedali della provincia – assieme all’ateneo di Bologna: dal Maggiore a San Giovanni in Persiceto, dagli ambulatori alle case della salute, anche gli specializzandi per esempio lavoreranno a stretto contatto con gli ospedalieri, e anche a livello territoriale si farà assistenza, didattica e ricerca. È una rivoluzione, quella contenuta nelle cento pagine di documento presentato ieri dall’assessore comunale alla Sanità Giuliano Barigazzi, presidente della conferenza sociale e sanitaria, assieme al rettore Francesco Ubertini e all’assessore regionale Sergio Venturi. Un lavoro durato un anno, da quando il sindaco Virginio Merola lanciò l’idea di integrare le due grandi aziende sanitarie della città. Già, ma come? Il gruppo di lavoro guidato da Gianluca Fiorentini ha lavorato ad alcune proposte tecniche, che da settembre saranno discusse con tutti i protagonisti della sanità. La punta di diamante è rappresentata dal nuovo Irccs, che ha l’ambizione di diventare un riferimento a livello nazionale e internazionale nel campo della chirurgia. Il percorso non è semplice, serve l’ok della Regione e il via libera del ministero. Ma il nuovo assetto «potrebbe rappresentare un salto di qualità enorme», ha detto ieri Barigazzi durante la spiegazione dell’articolato progetto, che prevede molte novità anche a livello territoriale, come l’attribuzione di più poteri ai manager sul territorio per rispondere alle richieste della popolazione. «È uno studio di profilo internazionale. Mi auguro che dopo il confronto si passi all’innovazione di cui abbiamo bisogno», ha aggiunto Venturi. Il rettore si è detto fiducioso che «il territorio abbia il coraggio e lo sguardo lungo, non è detto che sia facile e che si farà a breve. Saremmo apripista a livello nazionale».

La riscossa di Loiano

Il rilancio per i servizi dell’ospedale Simiani di Loiano. Dall’inizio di luglio, secondo quanto deliberato dall’Ausl, la radiologia raddoppierà il numero delle ore di attività, passando da sei a dodici dal lunedì al venerdì. In programma nelle prossime settimane è anche l’avvio del servizio di fisioterapia e del percorso gastropack che prevede la possibilità di effettuare visite dal gastroenterologo senza la prenotazione al Cup. Dopo anni di proteste da parte dei cittadini, che hanno più volte puntato l’indice contro il progressivo svuotamento di funzioni del Simiani e contro scelte interpretate come una volontà di chiusura dell’ospedale, quella che si compie oggi viene accolta come una decisiva inversione di rotta. «Per la prima volta i servizi sanitari a disposizione della cittadinanza aumentano invece di diminuire – esulta Giulio Masiello, presidente del Cast, il comitato Appennino salute e territorio che a sostegno del Simiani ha raccolto oltre 4mila firme -. Adesso puntiamo a estendere il servizio anche durante il weekend per le urgenze attraverso la reperibilità di un tecnico». Per il comitato il nuovo corso che si sta delineando per il futuro dell’ospedale necessita però di essere ancora monitorato.

Per questa svolta è stato decisivo l’incontro organizzato nei mesi scorsi dal consigliere regionale Igor Taruffi con l’assessore alla sanità Sergio Venturi. In quell’occasione abbiamo avuto garanzie che il servizio, considerato necessario, sarebbe stato mantenuto a prescindere dal numero degli accessi. E questa nuova via mi sembra la più giusta a garanzia della sopravvivenza di un ospedale che sia degno di questo nome». Esprime soddisfazione in merito all’arrivo dei nuovi servizi anche il vicesindaco e assessore alle politiche sanitarie di Loiano Alberto Rocca. «Si sta concretizzando il piano operativo che abbiamo presentato in questi ultimi anni – dice -. E’ per noi molto importante iniziare a toccare con mano i risultati di un lavoro che abbiamo svolto per scongiurare dapprima il pericolo di una chiusura dell’ospedale e per arrivare poi a mettere in atto un suo rilancio».

Cambiamenti di orario e chiusure per esami e visite

Cambiamenti d’ orario e chiusure per esami e viste , coinvolto anche il CUP. Vacanze estive e le ferie incidono anche sull’attività dei poliambulatori nel periodo che va da lunedì prossimo al 15 settembre e così chi resta in città può già organizzarsi. Prima di tutto, partiamo dalla riduzione d’orario del call center 800-884888 per le prenotazioni e le disdette: sarà attivo dal 30 luglio al 17 agosto dalle 7,30 alle 13. Passiamo poi ai poliambulatori. Al Reno è prevista la riduzione nella fascia oraria pomeridiana, al Bellaria per i servizi Cup, l’anagrafe e il ritiro delle cartelle cliniche e i servizi cassa non è prevista alcuna variazione come, del resto, alla casa della salute San Donato-San Vitale. Al Carpaccio, chiusura totale dal 1° al 31 agosto, al poliambulatorio Corticella chiusura totale dal 6 al 25 agosto. Alla casa della salute Borgo-Reno ci sarà una riduzione nella fascia oraria pomeridiana dal lunedì al venerdì. Nessuna variazione all’ospedale Maggiore come al Mazzacorati. Riduzioni nella fascia oraria pomeridiana sono previste al Mengoli e al Montebello, chiusura totale al Saragozza dal 1° al 31 agosto. Nessuna variazione alla Casa della salute Navile. Anche gli ambulatori, i day hospital e i day service ambulatoriali del Sant’Orsola sono previste riduzioni e chiusure. Ne ricordiamo alcuni. Chiusure: ecodoppler programmati dal 23 luglio al 26 agosto, prelievi vascolari dal 13 luglio al 17 agosto; ortopedia, riduzione dal 1° al 31 agosto; ecocardio dal 3 al 30 agosto; ipertensione dal 1° al 31 agosto; reumatologia dal 13 al 17 agosto. Per la Dermatologia, ambulatorio pediatrico chiuso dal 13 al 31 agosto.

Nuovi codici accesso pronto soccorso

Svolta al pronto soccorso: invece dei 4 codici colorati una scala di 5 numeri il piano per distinguere meglio tra i casi «verdi»: il 70% del totale  La sperimentazione. II Lazio è l’unica Regione ad aver fatto una sperimentazione. Si comincia a gennaio .

C’è molto più del semplice cambiamento di colore nella rivoluzione dei codici appena avviata dal Lazio nei pronto soccorso e destinata poi a coinvolgere tutti gli ospedali italiani. Il Lazio è l’unica Regione ad aver fatto precedere la «riforma» da una sperimentazione tra gli operatori ed ora è pronta al via. Si comincia a gennaio. Lo scopo del nuovo modello, impostato anche da Toscana e Friuli-Venezia Giulia, è accorciare le attese e restringere il margine di errore nei casi che si prestano alla sottovalutazione del rischio e a episodi di malasanità. Si passa dai tradizionali quattro colori di priorità (rosso, giallo, verde e bianco) a cinque numeri. Inutile cercare l’equivalenza tra gli uni e agli altri, come si fa con voti e giudizi a scuola quando ci si chiede a cosa corrisponda ad esempio un «buono». Entra in gioco una diversa organizzazione sanitaria, come prevedono le linee guida di imminente approvazione in Conferenza Stato Regioni dopo annidi preparazione. La Commissione ministeriale nominata nel 2013 ha infatti ultimato il documento nel 2016. Nel frattempo i pronto soccorso, ora Dipartimenti di emergenza e urgenza, hanno macinato una media di 24 milioni di prestazioni l’anno, una al secondo. Tre volte su quattro si sono concluse senza ricovero. La svolta investe soprattutto i codici verdi che nell’attuale riclassificazione riguardano i casi poco critici e con assenza di rischio di evoluzione. Sette pazienti su io finiscono in questa sorta di calderone e, a differenza di rossi e gialli, restano sulle panche esterne alla zona medica. Nella moltitudine possono sfuggire le urgenze. Ci sarà dunque una diversificazione dei livelli di precedenza alle stanze di visita in base a più dettagliati criteri di valutazione da parte dell’infermiere specializzato, preposto all’accoglienza e al triage, cioè alla determinazione delle priorità (dal francesce trier). Un esempio: a chi arriva al pronto soccorso con dolori addominali, dopo l’esame clinico del triagista viene assegnato il numero 2 se corre il rischio di occlusione intestinale o perforazione, mentre scende al 3 (o addirittura alo e 5) se l’ipotesi è che si tratti di colite odi un disturbo di poco peso.