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Libre: ancora tu….

Regione Emilia-Romagna: ancora una interrogazione del Consigliere Bignami – Oggetto n. 5779  – circa il dispositivo per la lettura continua della glicemia a domanda Abbott Frrestyle Libre, con la quale chiede all’Assessore alla Sanità Venturi di sapere quali siano le ragioni per cui la Regione ritiene necessaria una “sperimentazione” di ulteriori 24 mesi quando il dispositivo ha già ottenuto a Certificazione Europea e altre Regioni hanno deliberato che può essere rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Se vi sia intenzione, da parte della Regione Emilia Romagna, di dare la possibilità ai diabetici di scegliere se utilizzare il contributo del SSN per l’acquisto delle strisce reattive o per l’acquisto del FreeStyle. Se vi sia intenzione della Regione di inviare un questionario ai diabetici per far scegliere a loro direttamente quale dispositivo ritengano più confacente alle loro necessita.

Non ci liberi dal male ma almeno dacci il Libre

Regione Emilia-Romagna – Assemblea Legislativa, il consigliere Galeazzo Bignami ha presentato una interrogazione (Oggetto 5199) rivolta alla Giunta regionale circa le modalità di erogazione del sistema FGM (Flash Glucose Monitoring), e in particolare vuole sapere quali siano le ragioni per cui la Regione abbia predisposto una sperimentazione di soli due anni e se possibile rendere il dispositivo accessibile a tutti i portatori della patologia, nonché far riconoscere, con una apposita legge regionale, il sistema per tutte le persone con diabete e in caso affermativo, in quali tempi.

Infine il consigliere chiede di sapere quali iniziative sono in programma per sensibilizzare la popolazione emiliano-romagnola rispetto al diabete e per far sì che i malati inconsapevoli siano edotti e salvaguardati.

Il consigliere chiede di prendere esempio dal Veneto e rendere più lunga la sperimentazione in Emilia Romagna, oltre che prevedere una legge che riconosca il sistema
Rendere il dispositivo di automonitoraggio della glicemia accessibile a tutti i portatori di diabete e predisporre una sperimentazione più lunga dei due anni previsti dalla Regione Emilia-Romagna. Questo il tema al centro dell’interrogazione presentata alla giunta da Galeazzo Bignami, consigliere di Forza Italia.

“Nella popolazione emiliano-romagnola dai 18 anni in su, -spiega il consigliere- la prevalenza del diabete è attorno 6,7% (sul totale, inclusi i bambini, è del 5,9%) e si può stimare che siano decine di migliaia le persone affette da questa malattia senza esserne però consapevoli”. Bignami, inoltre, cita l’esempio della Regione Veneto, che ha adottato una delibera in cui si definiscono “le modalità e i criteri per la dispensazione dei dispositivi di automonitoraggio della glicemia che adottano il sistema di Fgm (Flash glucose monitoring) rivolti ai pazienti minorenni con patologia e ad adulti in terapia insulinica con particolari necessità”.

La Regione Emilia-Romagna, ricorda il consigliere, “ha avviato un progetto con la finalità di raccogliere dati sulle modalità di erogazione della Fgm, che si sviluppa in un arco temporale di 24 mesi”. Per questo, l’esponente di Forza Italia interroga la Giunta per sapere “quali siano i motivi per cui la Regione ha predisposto una sperimentazione di soli due anni, se sia possibile rendere il dispositivo accessibile a tutti i portatori della patologia, se vi sia intenzione da parte della Regione di far riconoscere con una apposita legge regionale il sistema per tutti e in quali tempi e quali iniziative intenda portare avanti per sensibilizzare la popolazione emiliano romagnola rispetto al diabete”.

 

Intervista alla dottoressa Alessandra Sforza

Repubblica Bologna del 6 agosto 2017: riproduciamo l’intervista alla direttrice della diabetologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna e di tutta la ASL della provincia metropolitana.

Versione testuale per gli utenti con disabilità visive

Repubblica Bologna di domenica 6 agosto 2017, pagina 5

Diabete, boom di malati lungo la via Emilia in 15 anni 100mila in più

di m.rad.

IL DOSSIER Diabete, boom di malati lungo la via Emilia in 15 anni 100mila in più –  Diabete, in Emilia centomila casi in più. La malattia è sempre più diffusa in regione: in 15 anni un balzo del 71%. Tra gli anziani numeri raddoppiati, Centri specializzati sotto stress per l’aumento delle richieste. Per fortuna i ricoveri per i più gravi sono in calo. QUASI centomila malati in più nell’arco di appena un quindicennio. A conti fatti, è questo il dato che più impressiona dell’ultimo report sul diabete firmato dall’Istat. Perché in regione, cosi come nel resto d’Italia, la malattia del glucosio ha fatto registrare un vero e proprio boom. Nel 2000, infatti, gli emiliano romagnoli che «dichiaravano di essere affetti da diabete» erano solo 131mila, mentre l’anno scorso sono arrivati a quota 225mila. Calcolatrice alla mano, si parla di un netto 71%, un dato che ovviamente ha finito per “stressare” il nostro sistema sanitario, costringendolo in qualche modo a ripensarsi. Le 25 strutture specializzate censite sul nostro territorio provinciale da Siditalia — la Società Italiana di Diabetologia, associazione no profit attiva nel campo della ricerca scientifica e della formazione per medici e operatori sanitari — sono “prese d’assalto” dalla marea di nuovi pazienti. E lo confermano anche i medici in prima linea sul fronte della malattia: «I nostri centri e ambulatori specializzati — dicono — sono pieni e lavorano ormai a pieno ritmo». Inevitabile, del resto: l’aumento delle diagnosi ha come ovvia conseguenza un incremento dei diabetici presi in carico. La rete di assistenza andrebbe dunque potenziata, sottolineano, non tanto del numero di strutture ma della loro dislocazione sul territorio. E, almeno per quanto riguarda i centri dell’Ausl felsinea, andrebbero potenziati nel numero dei professionisti che vi lavorano.

Spulciando tra le tabelle pubblicate qualche settimana fa dall’Istat, peraltro, si scopre anche qualche altro dato interessante. Innanzitutto, l’aumento dei casi di diabete ha interessato soprattutto gli anziani, a conferma che quella dei pensionati è una delle categorie più a rischio: i diabetici dai 65 anni in su sano praticamente raddoppiati, passando dagli 85milia di inizio millennio ad oltre 170mila. In pratica, tre diabetici su quattro in regione hanno i capelli bianchi. In secondo luogo — e qui arriva l’analisi più significativa, che testimonia come nel passare degli anni si sia radicalmente trasformato il trattamento della malattia — tra il 2000 e il 2016 le «dimissioni ospedaliere per diabete in diagnosi principale» si sono quasi dimezzate, passando da 7.102 a 3.826. Tradotto: nonostante la maggiore diffusione della malattia, i ricoveri ospedalieri dovuti in prima battuta al diabete sono drasticamente diminuiti, in parte anche perché la malattia viene diagnosticata con largo anticipo rispetto a quanto avveniva anche solo una quindicina di anni fa. Un vantaggio non da poco, se si considera che la scoperta precoce permette di iniziare prima la terapia, rendendola più efficace e ricorrendo sempre più spesso a visite ambulatoriali ripetute e a controlli del paziente piuttosto che al ricovero ospedaliero. A scapito, però, delle strutture specializzate nel trattamento del diabete, che hanno visto aumentare notevolmente il proprio carico di lavoro.

L’intervista. Alessandra Sforza, endocrinologa dell’Ausl sulle ragioni dell’incremento “Il boom dei pazienti ci ha messi in difficoltà ora potenziare i servizi” LE CAUSE: Vita media più lunga, sedentarietà, diete sbagliate e obesità «SÌ, l’aumento dei pazienti è stato significativo, e in qualche modo ci ha messi tutti in difficoltà. I centri diabetologici lavorano a pieno ritmo e vanno potenziati». E su questo, garantisce Alessandra Sforza, responsabile dell’ Unità operativa di endocrinologia dell’Ausl di Bologna, «non c’è ombra di dubbio». Dottoressa Sforza, ma esattamente a cosa è dovuto questo incremento? «I motivi sono tanti e anche molto diversi tra loro: si va dall’allungamento della vita media agli stili di vita scorretti ( alimentazione non adatta e eccessiva sedentarietà), passando per un incremento del diabete legato all’obesità e per le maggiori probabilità di sopravvivenza di chi viene colpito dalla malattia — l’Istat certifica un calo del 20% della mortalità per diabete ndr — . E, ovviamente, ora c’è anche più sensibilità dal punto di vista diagnostico». Sarebbe a dire? «Da una parte i pazienti sono molto più consapevoli, perché c’è stata una forte sensibilizzazione sulla malattia. Dall’altra, invece, vedo maggiore attenzione sulle diagnosi: rispetto all’inizio del millennio la malattia viene individuata molto prima, e questo ci permette di affrontarla meglio. Abbiamo lavorato molto in questo senso. Certo, ancora oggi una parte dei diabetici non vengono diagnosticati, ma sicuramente in questi anni c’è stato un forte intervento preventivo».

Aumentano tutti i tipi di diabete, indistintamente? «I dati ci mostrano che il diabete di tipo 1, quello giovanile, è rimasto tendenzialmente costante salvo un lieve incremento negli ultimi tempi. Ad aumentare, semmai, è stato soprattutto la diffusione del diabete di tipo 2, che insorge tendenzialmente in età più adulta e rappresenta oltre il 90% di tutte le forme della malattia». Un incremento preoccupante? «Ci preoccupa nel senso che chiaramente il diabete è una patologia cronica con importante impatto sociale. Anche se la mortalità è notevolmente calata nell’ultimo ventennio, l’aspettativa di vita di un diabetico è comunque inferiore rispetto ad un individuo sano. Il diabete è un fattore di rischio per tante altre patologie, e le complicazioni a livello cardiovascolare possono essere molto serie. E poi ci preoccupa perché sicuramente le nostre risorse non sono infinite».

In che senso? «Voglio dire che l’aumento delle diagnosi ha ovviamente comportato un aumento dei pazienti presi in carico, e molti dei nostri centri specializzati lavorano a pieno ritmo. Stiamo cercando di potenziarli, e la nostra Ausl è particolarmente sensibile al problema sia della riorganizzazione che della criticità delle risorse». E fino ad oggi cosa avete fatto? «Abbiamo introdotto i percorsi di gestione integrata con il medico di medicina generale, in modo da adeguare le strutture preposte all’aumento del numero di casi. Questo sistema prevede che solo i pazienti più gravi, e con più complicanze, siano gestiti direttamente dai centri diabetologici, mentre per gli altri casi il diabetologo funge da consulente per il medico di medicina generale. E poi abbiamo investito molto anche sulla prevenzione del diabete attraverso interventi educativi sull’alimentazione e gli stili di vita, con il coinvolgimento di varie figure professionali».

ALESSANDRA SFORZA. — E’ responsabile della endocrinologia dell’Ausl di Bologna. L’ALLARME La malattia del glucosio ha fatto registrare un vero e proprio boom: l’anno scorso gli affetti da diabete sono arrivati a quota 225mila!

 

Flash Glucose Monitoring (Libre): cosa dice l’Assessore regionale alla Sanità?

Rispondendo all’interrogazione oggetto n.  4544 presentata dai consiglieri del gruppo Lega Nord del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna,  l’Assessore regionale alle politiche per la salute dott. Sergio Venturi afferma: il Flash Glucose Monitoring (FGM) è un dispositivo medico di recente immissione in commercio (Certificazione Europea per l’uso in età adulta ottenuta nell’agosto del 2014 e a febbraio 2016 per l’età pediatrica) che consente, nelle persone con diabete mellito, di misurare il livello di glucosio interstiziale tramite un sensore e un trasmettitore che stima poi il valore della glicemia con letture multiple, riducendo sensibilmente la necessità di ricorrere al prelievo capillare. A differenza di altri sensori è privo di allarmi, non richiede calibrazione ed è progettato per rimanere applicato al corpo fino a 14 giorni.

Mentre è evidente l’impatto positivo che questo sistema può avere sulla qualità della vita, dal momento che riduce il numero di punture sul polpastrello, non è però noto l’impatto che può avere sul controllo glicemico. Dal momento che il sistema rileva la concentrazione di glucosio interstiziale e non quella del sangue sono possibili sovra e sottostime del valore della glicemia. Quando i livelli di glucosio diminuiscono rapidamente, ì valori del glucosio ottenuti dal FGM potrebbero essere più alti rispetto ai livelli della glicemia. Al contrario, quando i livelli di glucosio aumentano rapidamente, i valori del glucosio ottenuti dal FGM potrebbero essere più bassi rispetto ai livelli della glicemia.

Per le motivazioni sopracitate la Regione Emilia-Romagna e la FeDER (Federazione Diabete Emilia-Romagna, la quale raccoglie associazioni di pazienti e familiari) hanno ritenuto opportuno avviare un progetto con la finalità generale di raccogliere dati sulle modalità erogative del FGM, valutando l’esperienza sia dei professionisti sia dei pazienti.

Il progetto si sviluppa in un arco temporale di 24 mesi, coinvolge un campione di 700 pazienti affetti da diabete mellito (350 di età adulta e 350 di età pediatrica) ed è stato condiviso con i professionisti delle Aziende sanitarie e il Comitato di Indirizzo della Malattia Diabetica. A maggio 2017 si è concluso l’iter per l’approvazione da parte dei Comitati Etici delle Aziende sanitarie, e le Strutture Diabetologiche hanno poi dato avvio al progetto sulla popolazione identificata.

La Regione, in condivisione con la FeDER, con la Circolare n. 12 del 15/09/2016 aveva comunque già ritenuto di avviare una fase pilota, preliminare alla realizzazione del progetto nella popolazione pediatrica (età 4-11 anni), in concomitanza con l’inizio delle scuole.

I risultati dello studio saranno utili nell’individuazione dei criteri di erogazione del FGM, su tutto il territorio regionale, in un contesto di appropriatezza e sostenibilità, coerentemente con il Piano nazionale per la malattia diabetica (recepito con Dgr 540/2014) e con il DPCM “Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza” del 12 gennaio 2017. In particolare, nel DPCM, oltre al compito di garantire i presidi agli assistiti affetti da malattia diabetica, viene assegnato alle Regioni anche quello di disciplinare le modalità di accertamento del diritto alle prestazioni, le modalità di fornitura dei prodotti e i quantitativi massimi concedibili sulla base del fabbisogno, determinato in funzione del livello di gravità della malattia.

Non ultimo, si coglie l’opportunità per precisare che la Regione Emilia-Romagna garantisce i dispositivi finalizzati a un ottimale controllo glicemico e alla somministrazione di insulina a tutti i pazienti affetti da diabete mellito. I dispositivi sono acquisiti dalle Aziende sanitarie tramite una gara regionale centralizzata (Convenzione Intercent-ER Fornitura in ambito territoriale di lancette pungidito, strisce reattive e sistemi per la diagnostica rapida della glicemia) sulla base di criteri di sicurezza e di costo-efficacia che tengono conto delle particolari esigenze dell’età pediatrica e adulta, con la formulazione di lotti specifici.

Registro diabete

L’Assessore regionale alla Sanità, Sergio Venturi, ha risposto all’interrogazione (oggetto 4476)  presentata dal Gruppo Lega Nord in Regione, circa le azioni e le procedure da porre in essere per giungere all’attuazione dei Registri di Patologia (tra i quali il registro per il diabete).

L’Assessorato conferma che sul tema dei registri di patologia, nel rispetto delle disposizioni del D.Lgs. 196/2003 e in conformità a quanto previsto dall’art. 12, comma 12, del DL 179/2012, convertito dalla Legge 221/2012, la Regione Emilia-Romagna sta adottando una normativa specifica.

A tal fine la Legge regionale 9/2017 {“Fusione dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia e dell’Azienda Ospedaliera ‘Arcispedale Santa Maria Nuova’. Altre disposizioni di adeguamento degli assetti organizzativi in materia sanitaria”), prevede all’art. 6 l’istituzione dei registri di rilevante interesse regionale, tra i quali il Registro Diabete.

Attraverso i componenti regionali del Gruppo Interregionale della Privacy (GIP), l’Emilia-Romagna assieme ad altre regioni (Toscana, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento) sta elaborando, con la collaborazione dei funzionari dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, uno schema tipo di regolamento per il funzionamento dei Registri regionali.

Infatti, con regolamento regionale da adottarsi in seguito all’istituzione dei registri regionali e in conformità al parere espresso dal Garante per la protezione dei dati personali (ex D.Lgs. 196/2003), devono essere individuati i tipi di dati sensibili, le operazioni eseguibili e le specifiche finalità perseguite da ciascun registro. Oltre a questi elementi, sono da indicare il titolare del trattamento del singolo registro, i soggetti che possono avervi accesso, i dati che possono conoscere e le misure per la custodia e la sicurezza dei dati.

Infine l’Assessore informa che, anche a livello nazionale, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 12 maggio 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 marzo 2017 “Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie”, che ricomprende tra i Registri di patologia di rilevanza nazionale e regionale anche il Registro Diabete.

Una considerazione conclusiva: esprimiamo vivo apprezzamento per la risposta dell’Assessorato alla Sanità come DIABO, poiché nell’aprile del 2016 inviammo una nota circa tale materia ove si sottolineava che il registro diabete rappresenta uno strumento per il monitoraggio epidemiologico del diabete mellito e delle sue complicanze. Per la ricerca epidemiologica, l’analisi dell’incidenza e della prevalenza del diabete e delle sue complicanze croniche, i costi diretti e indiretti, l’analisi del diabete in gravidanza, la presenza di altri fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Diabete – fare team: gli infermieri

Riportiamo questo articolo poiché è una riflessione importante, crediamo, circa la necessità non di potenziare il ruolo del personale infermieristico in diabetologia, specie per la parte educativa-formativa.

Infermieri: tutte le svolte da non rimandare

di Barbara Mangiacavalli (presidente Federazione Ipasvi)

Di infermieri ce ne sono pochi. Soprattutto per far fronte a un quadro epidemiologico che va sempre di più verso la cronicità e la non autosufficienza e che richiede un’assistenza continua a livello territoriale.
Come Federazione Ipasvi abbiamo lanciato un doppio allarme in questo senso. Il primo riguarda i cittadini perché studi internazionali hanno dimostrato che la mortalità aumenta con il diminuire degli organici infermieristici: se si portano da 10 a 6 i pazienti totali affidati a un singolo infermiere si riduce la mortalità dei pazienti del – 20%. E la situazione nel nostro Paese non è ottimale, con una media di 12 pazienti per infermiere e punte fino a 18 dove ci sono i piani di rientro. Il secondo riguarda i professionisti, ma anche i pazienti.
Turni massacranti si traducono in disturbi del sonno, problemi digestivi, stress, aumento di peso, malattie dell’apparato gastroenterico, effetti sulla sfera psicoaffettiva e disturbi cardiovascolari con un aumento del 40% del rischio di malattie coronariche. Ma i danni più subdoli sono quelli ai pazienti che del Ssn hanno fiducia: la ridotta vigilanza può portare a errori clinici che possono compromettere il benessere del paziente e il rischio per turni oltre le 12 ore triplica.

Soluzioni da applicare subito
Le soluzioni sono ormai sotto gli occhi di tutti, dallo sblocco del turn over alla stabilizzazione dei precari, anche se ogni volta che queste possibilità si affacciano all’orizzonte con una norma, un’altra rimanda tutto in stand-by con continui rinvii. Potrebbero esserci soluzioni diverse, perfino a costo zero. Ad esempio, assumendo almeno 10mila unità in part time al 50% si garantirebbe l’effettiva copertura di organici rispetto agli attuali part-time, e in più si comincerebbero a formare nuove leve di professionisti riavviando il ricambio generazionale e avrebbero sicuramente costi inferiori nell’immediato a unità di personale full time. In questo senso ci aspettiamo molto dal nuovo contratto per dare soluzioni. Ma il nuovo contratto potrà agire sul personale, mentre molto spesso la chiave da usare sarebbe quella delle Regioni. Per quanto riguarda il territorio invece, le ipotesi sono già contenute nelle risposte stesse che i cittadini hanno dato all’indagine Censis.
L’analisi dei risultati apre la strada a soluzioni che consentano agli infermieri, specie a i più giovani, di fronteggiare la crisi occupazionale cogliendo le opportunità di mercati in espansione. Ma si deve evitare che questi cadano nella subordinazione di un’intermediazione che punta al ribasso – soprattutto quella di grandi gruppi economici – per far fronte alla domanda di salute dei cittadini.

No al low cost delle tariffe
Quello che noi vorremmo è una “intermediazione amica”, cioè che non punti solo sul low cost tariffario ma sulla qualità e personalizzazione delle prestazioni. L’esito del low cost è solo la riduzione della remunerazione degli infermieri, come accade in ogni mercato di compravendita di servizi e prestazioni. Le retribuzioni crollano verso un valore medio di circa 7 euro l’ora e per alcune tipologie di prestazioni la quota dell’intermediario può arrivare anche ai due terzi del costo della prestazione per il cliente. Con una soluzione intelligente in questo settore – rilancio della professione e vero utilizzo del digitale ad esempio – e con interventi che favoriscano fiscalmente i professionisti coinvolti e le persone che di questo hanno bisogno, potrebbe tagliare il sommerso nel mercato delle prestazioni infermieristiche. Che oggi è secondo il Censis una delle componenti dell’elevato e crescente sommerso di welfare, a sua volta parte integrante del nuovo sommerso di servizi e prestazioni su cui affluisce parte della bolla del risparmio delle famiglie italiane.

Il sommerso
Di fronte a un bisogno stringente che non trova soluzioni adeguate nel pubblico, anche spesso per i tempi di accesso troppo lunghi, gli italiani utilizzano la flessibilità e rapidità di accesso che le risorse di cui dispongono gli consente, si muovono veloci, molto spesso tramite canali informali, e trovano un infermiere che reputano bravo (o chi giudicano in grado di erogare una prestazione infermieristica, rischiando danni peggiori alla salute per mancanza di professionalità e qualità della prestazione), perché esperto e magari già occupato nel pubblico, e in quasi la metà dei casi dichiarano esplicitamente di avere concordato un pagamento in toto o in parte in nero. È un modo per avere l’infermiere di cui si ha bisogno a tariffe convenienti, tagliate del carico fiscale. È l’utilizzo del sommerso per sanare gli squilibri del mercato ufficiale non regolato. Viene da dire niente di eccezionale o di patologicamente specifico delle prestazioni infermieristiche dunque. Ma no, non è così: il nuovo sommerso non deve e non può coinvolgere i professionisti e, in primo luogo, il diritto alla salute.

Da Sole 24 Ore – Sanità

 

#safeHANDS

Domani ricorre la Giornata mondiale sull’igiene delle mani, dedicata a celebrare l’importanza di tale pratica nell’ambito sanitario sia per gli operatori sia per i cittadini. L’igienizzazione delle mani rientra fra i sistemi di monitoraggio delle buone pratiche assistenziali utili a garantire la sicurezza dei pazienti e a 12 anni dalla prima campagna di sensibilizzazione — intitolata “Save lives: Clean your hands” promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, cui sono seguite importanti campagne della Regione Emilia Romagna—molti passi avanti sono stati fatti, in tutti i presidi romagnoli. Tant’è vero che le infezioni intraospedaliere sono, nel corso degli anni, diminuite in modo significativo. Per questo motivo sono stati attivati, in occasione della giornata, importanti momenti di sensibilizzazione su tutto il territorio metropolitano, grazie in particolare agli infermieri esperti nel rischio infettivo.

Regione: interrogazione sul Flash Glucose Monitoring (CGM) – Libre

Presentata oggi una interrogazione a risposta scritta da parte del consigliere regionale Daniele Marchetti alla Giunta della Regione Emilia-Romagna, circa la prescrizione e messa in disponibilità dei sistemi di monitoraggio continuo della glicemia (Flash Glucose Monitor) alias “Freestyle Libre – Abbott”.

L’interrogante evidenzia come il diabete è una malattia cronica in cui si ha un aumento della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero nel sangue, che l’organismo non è in grado di riportare alla normalità.  L’obiettivo primario nella gestione del diabete consiste nel garantire una soddisfacente qualità di vita, attraverso la prevenzione delle complicanze acute e croniche provocate dalla malattia. La capacità della persona con diabete nel gestire la propria malattia è un ingrediente fondamentale per la prevenzione delle complicanze e garantire una soddisfacente qualità di vita;

Le raccomandazioni per un uso appropriato dei dispositivi medici negli adulti e in età pediatrica definiscono per ogni condizione clinica il bisogno di dispositivi medici della persona (vedi Piano Nazionale del Diabete recepito con atto amministrativo dalla Regione Emilia-Romagna).

Tra i dispositivi per il monitoraggio usati nella nostra regione risultano quelli per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM) ma non vengono inseriti i sistemi di monitoraggio flash; Il sistema di monitoraggio flash della glicemia (Flash Glucose Monitor) viene già utilizzato in altre regioni e viene prescritto e rimborsato dal SSN.

Con il sistema di monitoraggio flash della glicemia si evidenzia come la combinazione di un nuovo sistema di monitoraggio della glicemia in associazione a un miglior utilizzo di un metodo educativo come il conteggio dei carboidrati possa determinare effetti positivi sul controllo glicometabolico dei pazienti.

Ogni metodo utile al conseguimento di risultati positivi per la vita dei pazienti sia da valutare, studiare, sperimentare e utilizzare.

Il consigliere chiede alla Giunta se ha valutato l’ipotesi di dotarsi di sistemi di monitoraggio flash della glicemia (Flash Glucose Monitor) e, come accade in altre regioni, di poterli prescrivere facendoli rimborsare dal SSN.

Sanità, Merola sogna in grande «Una fusione tra gli ospedali»

L’idea di Merola «Un sistema unico degli ospedali» Una maxi azienda ospedaliera metropolitana che per la prima volta possa unire 11 policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore, il Bellaria e anche le strutture ospedaliere di Imola. E la proposta, lanciata dal palco del Festival della Scienza medica, dal sindaco Virginio Merola, che ha già incassato l’ok del rettore Francesco Ubertini. Sanità, Merola sogna in grande «Una fusione tra gli ospedali» Il progetto di una mega azienda Ira Sant’Orsola, Maggiore, Bellaria e Imola II sì dell’Università Per il rettore Francesco Ubertini si tratta di «un’idea affascinante, l’Ateneo c’è» Un’unica mega azienda ospedaliera metropolitana, che per la prima volta possa unire il policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore. Una grande fusione per tenere assieme anche il Bellaria e le strutture ospedaliere di Imola. E una proposta che farà discutere il mondo della sanità e della politica quella annunciata ieri pomeriggio dal sindaco Virginio Merola sul palco del Festival della Scienza Medica, ma che ha già incassato un via libera pesante, quello del rettore Francesco Ubertini (presente anche lui a palazzo Re Enzo). «E tempo di riconoscere che l’antistorica separazione tra il policlinico Sant’Orsola e l’ospedale Maggiore finisca perché rappresenta un freno allo sviluppo», le parole pronunciate da Merola «in piena trasparenza» davanti a un pubblico certamente interessato, fatto per lo più di accademici, professori, medici e studenti. E arrivato il momento, sostiene il sindaco, «di passare dalla competizione separata alla cooperazione per competere», in modo da lasciarsi alle spalle «la logica della separazione» e approdare «a un nuovo modello basato sull’alleanza e sulla sinergia». Un annuncio che molto prevedibilmente troverà delle ritrosie in campo medico, considerata l’eterna rivalità tra i due grandi poli (e in più si dovrà capire cosa ne pensa Imola). Merola non nasconde che saranno tanti «i problemi di carattere strutturale, organizzativo e gestionale» che questa fusione richiederà. «Ma facciamolo, per uscire dal policentrismo» e diventare «un’eccellenza che non avrà uguali in regione e a livello italiano». Ubertini ascolta in diretta l’annuncio e ha poco tempo per rispondere, perché subito dopo tocca a lui intervenire. Il rettore però non si tira indietro e dà il suo ok all’operazione. «Credo sia un’idea affascinante e un progetto coraggioso e innovativo. L’Ateneo c’è,è pronto a fare la sua parte e a lavorare a questo progetto per vedere come questa strada è percorribile assieme». Come si tradurrà questo annuncio di fusione lo spiega l’assessore alla Sanità Luca Rizzo Nervo. «L’esito potrebbe essere quello di una grande azienda ospedaliera che riunisca i grandi poli della Città metropolitana, che vuol dire Sant’Orsola, Bellaria, Maggiore e l’azienda sanitaria di Imola. È una strada possibile, ma non l’unica», mette in chiaro. I tempi non saranno brevi ma, per evitare che questo annuncio rimanga tale, nemmeno troppo lunghi «Entro questo mandato», ragiona l’assessore. Tutti le parti in causa dovranno sedersi a un tavolo e capire come fare, soprattutto riguardo alla governance. Due esempi ci sono già, «strade che nella regione si sono già realizzate a Modena e Reggio Emilia, ma qui parliamo di un’ambizione inedita sul panorama internazionale». Le ragioni che hanno portato Palazzo d’Accursio a spingersi fin qui è sempre Rizzo Nervo a raccontarle: «Servono reti cliniche integrate, mentre ora le due aziende ogni tanto rappresentano un elemento di frammentazione. Ma se si vuole giocare la Champions League bisogna avere íl coraggio di cooperare».

Interrogazione in Regione circa il registro sanitario per il diabete

Regione Emilia-Romagna – il Gruppo della Lega Nord ha presentato una interrogazione alla Giunta regionale relativamente all’attuazione del “Piano regionale della malattia diabetica” per il quale lunedì 10 aprile vi è stata in Commissione sanità una informativa da FeDER (Federazione diabete Emilia Romagna) nella quale risultano essenziali i registri di patologia ritenuti uno strumento importante per la qualità dell’assistenza

Nell’interrogazione si sottolinea come molti registri di patologia, tra cui quelli dei diabetici e dei tumori, sono ostacolati in attesa di decreti attuativi del Governo che ne impediscono o limitano di fatto l’ uso;

Gli interroganti rilevano come, in alternativa ai decreti attuativi, già in ritardo coi tempi previsti, l’ unica soluzione per superare le problematiche dell’utilizzo di questi registri sarebbe una normativa regionale;

L’Assessorato Politiche per la Salute informa di un dibattito aperto per superare i ritardi dei decreti, raccontando di un Progetto di Legge Regionale che andrebbe a normare i registri delle patologie.

Durante la discussione si viene a conoscenza che la Regione avrebbe instaurato anche una discussione con il Garante della privacy relativamente alla normativa per i registri delle patologie, e tale proposito con l’interrogazione si chiede di sapere se la Regione stia lavorando ad una normativa per attuare i Registri di patologia.