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Cambiamenti di orario e chiusure per esami e visite

Cambiamenti d’ orario e chiusure per esami e viste , coinvolto anche il CUP. Vacanze estive e le ferie incidono anche sull’attività dei poliambulatori nel periodo che va da lunedì prossimo al 15 settembre e così chi resta in città può già organizzarsi. Prima di tutto, partiamo dalla riduzione d’orario del call center 800-884888 per le prenotazioni e le disdette: sarà attivo dal 30 luglio al 17 agosto dalle 7,30 alle 13. Passiamo poi ai poliambulatori. Al Reno è prevista la riduzione nella fascia oraria pomeridiana, al Bellaria per i servizi Cup, l’anagrafe e il ritiro delle cartelle cliniche e i servizi cassa non è prevista alcuna variazione come, del resto, alla casa della salute San Donato-San Vitale. Al Carpaccio, chiusura totale dal 1° al 31 agosto, al poliambulatorio Corticella chiusura totale dal 6 al 25 agosto. Alla casa della salute Borgo-Reno ci sarà una riduzione nella fascia oraria pomeridiana dal lunedì al venerdì. Nessuna variazione all’ospedale Maggiore come al Mazzacorati. Riduzioni nella fascia oraria pomeridiana sono previste al Mengoli e al Montebello, chiusura totale al Saragozza dal 1° al 31 agosto. Nessuna variazione alla Casa della salute Navile. Anche gli ambulatori, i day hospital e i day service ambulatoriali del Sant’Orsola sono previste riduzioni e chiusure. Ne ricordiamo alcuni. Chiusure: ecodoppler programmati dal 23 luglio al 26 agosto, prelievi vascolari dal 13 luglio al 17 agosto; ortopedia, riduzione dal 1° al 31 agosto; ecocardio dal 3 al 30 agosto; ipertensione dal 1° al 31 agosto; reumatologia dal 13 al 17 agosto. Per la Dermatologia, ambulatorio pediatrico chiuso dal 13 al 31 agosto.

Nuovi codici accesso pronto soccorso

Svolta al pronto soccorso: invece dei 4 codici colorati una scala di 5 numeri il piano per distinguere meglio tra i casi «verdi»: il 70% del totale  La sperimentazione. II Lazio è l’unica Regione ad aver fatto una sperimentazione. Si comincia a gennaio .

C’è molto più del semplice cambiamento di colore nella rivoluzione dei codici appena avviata dal Lazio nei pronto soccorso e destinata poi a coinvolgere tutti gli ospedali italiani. Il Lazio è l’unica Regione ad aver fatto precedere la «riforma» da una sperimentazione tra gli operatori ed ora è pronta al via. Si comincia a gennaio. Lo scopo del nuovo modello, impostato anche da Toscana e Friuli-Venezia Giulia, è accorciare le attese e restringere il margine di errore nei casi che si prestano alla sottovalutazione del rischio e a episodi di malasanità. Si passa dai tradizionali quattro colori di priorità (rosso, giallo, verde e bianco) a cinque numeri. Inutile cercare l’equivalenza tra gli uni e agli altri, come si fa con voti e giudizi a scuola quando ci si chiede a cosa corrisponda ad esempio un «buono». Entra in gioco una diversa organizzazione sanitaria, come prevedono le linee guida di imminente approvazione in Conferenza Stato Regioni dopo annidi preparazione. La Commissione ministeriale nominata nel 2013 ha infatti ultimato il documento nel 2016. Nel frattempo i pronto soccorso, ora Dipartimenti di emergenza e urgenza, hanno macinato una media di 24 milioni di prestazioni l’anno, una al secondo. Tre volte su quattro si sono concluse senza ricovero. La svolta investe soprattutto i codici verdi che nell’attuale riclassificazione riguardano i casi poco critici e con assenza di rischio di evoluzione. Sette pazienti su io finiscono in questa sorta di calderone e, a differenza di rossi e gialli, restano sulle panche esterne alla zona medica. Nella moltitudine possono sfuggire le urgenze. Ci sarà dunque una diversificazione dei livelli di precedenza alle stanze di visita in base a più dettagliati criteri di valutazione da parte dell’infermiere specializzato, preposto all’accoglienza e al triage, cioè alla determinazione delle priorità (dal francesce trier). Un esempio: a chi arriva al pronto soccorso con dolori addominali, dopo l’esame clinico del triagista viene assegnato il numero 2 se corre il rischio di occlusione intestinale o perforazione, mentre scende al 3 (o addirittura alo e 5) se l’ipotesi è che si tratti di colite odi un disturbo di poco peso.

La puntura te la faccio si o no?

Prendendo spunto dal caso emerso di una piccola diabetica tipo 1 di 4 anni nel cervese che richiede la somministrazione d’insulina mediante iniezioni durante l’orario di frequenza dell’asilo, la Consigliera regionale Raffaella Sensoli ha presentato una interrogazione (oggetto 6584) e una risoluzione (oggetto 6585) alla Giunta per chiedere di regolamentare, anche attraverso i necessari raccordi con l’Amministrazione scolastica, la somministrazione di farmaci per i bambini diabetici frequentanti i servizi educativi per l’infanzia, che necessitano di somministrazione improrogabile di farmaci in orario scolastico, garantendo un approccio omogeneo alla gestione degli interventi su tutto il territorio regionale.

E circa l’opportunità di intervenire con urgenza disponendo un servizio domiciliare infermieristico domiciliare per il caso esposto nelle premesse affinché la bimba possa frequentare con tranquillità il servizio educativo per l’infanzia e le educatrici del servizio ed altro personale possano acquisire le dovute conoscenze da parte dell’AUSL, affinché possano valutare con cognizione e senza alcuna imposizione e soprattutto senza alcuna recriminazione esterna se effettuare per il futuro la somministrazione dell’insulina alla bimba.

Invitando tutte le AUSL del territorio regionale a stipulare protocolli integrati di accoglienza/assistenza in modo omogeneo su tutto l’ambito aziendale concordato fra tutti gli attori interessati (Servizio Sanitario, Famiglie, Amministrazione scolastica, Enti Locali, soggetti Gestori dei servizi e scolastici, Associazioni di riferimento delle persone affette da diabete del territorio) affinché i bambini diabetici che frequentano i servizi educativi per l’infanzia e scolastici, possano disporre di assistenza specialistica adeguata alle esigenze di salute, anche in orario scolastico.

Rafforzando e strutturando anche le specifiche attività formative per il personale operante nei servizi educativi e nelle scuole.

Bando 100 posti per medici di famiglia

 

Medici di famiglia, bando da 100 posti . Si aprono le porte per gli aspiranti medici di famiglia in regione, in vista dei prossimi pensionamenti e di una possibile carenza di organici. La Regione ha pubblicato il bando per il nuovo corso di formazione 2018-2021:1 posti sono 100, il 70% rispetto al precedente del 2015. Borse di studio coperte: 95 saranno finanziate con risorse vincolate del Fondo sanitario nazionale, le altre cinque con fondi aggiuntivi regionali. Ad oggi sono 2.925 i medici di famiglia in servizio in Emilia-Romagna.

Insufficienza renale: prevenire è meglio che curare

In regione Insufficienza renale Ambulatori Pirp per chi ne soffre.

Ogni anno, in Emilia-Romagna, arrivano alla fase terminale dell’insufficienza renale cronica, quindi alla dialisi o al trapianto, tra i 700 e gli 800 pazienti. Ridurre la velocità di progressione della malattia e l’entità delle complicazioni collegate, a partire da quelle cardiovascolari, è l’obiettivo principale del progetto Pirp (Prevenzione insufficienza renale progressiva), che coinvolge tutte le strutture nefrologiche del Servizio sanitario regionale. Dal 2005 ad oggi sono già stati inseriti in questo percorso più di 26.000 pazienti, sottoposti complessivamente a oltre 78.000 visite: ciò ha permesso di controllare l’incidenza di nuovi ingressi in dialisi. Ora la Regione ha deciso di rafforzare la rete dei professionisti e dei centri coinvolti promuovendo l’accesso sempre più precoce al percorso per un numero sempre maggiore di pazienti attraverso l’attivazione degli ambulatori Pirp.

Allarme diabetologi: le terapie innovative sono negate a troppi malati

Terapie e farmaci innovativi ‘off limits’ (*) per moltissimi malati di diabete in Italia, con una disparità di trattamento tra le Regioni “diventata inaccettabile”. La denuncia arriva dal presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Giorgio Sesti, in apertura del 27/mo Congresso nazionale della Società scientifica: “E’ molto grave – afferma – che si continui a registrare una grande diversità tra le Regioni per quanto riguarda l’accesso ai farmaci, con una situazione a macchia di leopardo che non vede tuttavia il Sud come l’area necessariamente più penalizzata”.
Infatti, spiega Sesti, “nonostante le linee di indirizzo dell’Agenzia italiana del farmaco, varie Regioni hanno deciso norme restrittive per la prescrizione dei farmaci innovativi più costosi: è il caso, ad esempio, di Emilia Romagna, Piemonte e Sardegna, dove si è stabilito una sorta di tetto in base al quale ben oltre il 50% dei pazienti deve essere trattato con i farmaci ‘tradizionali’ partendo dall’assunto di uno sfavorevole rapporto costi-benefici rispetto all’uso delle terapie innovative”. Una posizione rigettata però dalla Sid: “Vari studi – afferma Sesti – dimostrano che le terapie innovative abbattono la mortalità e prevengono un’alta percentuale di eventi cardiovascolari, soprattutto in quel 23% di pazienti con diabete di tipo 2 che già hanno avuto complicanze cardiache”. E non è vero, sostiene, che alla fine il sistema spenda di più: “Il costo annuale di un paziente diabetico ospedalizzato per complicanze è infatti di circa 7.500 euro, mentre un ciclo annuale di un farmaco innovativo costa intorno ai 900 euro.
Dunque, il 75% della spesa per il diabete è dato da ricoveri e complicanze e solo il 25% da farmaci e visite. Ma i farmaci innovativi possono prevenire un’alta percentuale di complicanze e quindi, sul lungo termine, il sistema sanitaria risparmia”.
Analoga situazione, sottolinea Sesti, anche per i dispositivi medici per il monitoraggio continuo della glicemia, molto meno invasivi rispetto ai metodi tradizionali: “In alcune Regioni, come Puglia e Sardegna, non ne è riconosciuta la rimborsabilità ai diabetici di tipo 2, che fanno ben 4 dosi di insulina al giorno e sono quindi costretti a ‘bucarsi’ ripetutamente i polpastrelli per monitorare la glicemia”. Ma le differenze sono “spalmate sul territorio e non registrano una netta contrapposizione nord-sud: così, “Regioni ‘virtuose’ – chiarisce – sono ad esempio Campania, Lazio, Toscana, ma anche la Calabria sul fronte delle prescrizioni dei farmaci innovativi”. A partire da questa situazione, il presidente dei diabetologi lancia dunque un appello al futuro ministro della Salute: “Il diabete, un’epidemia in costante crescita con circa 4 milioni di italiani già colpiti, va considerato come una priorità di salute pubblica, alla stregua dei tumori, e ciò richiede un maggiore investimento in Ricerca e terapie”. Ma altra misura urgente, aggiunge Sesti, è anche “ampliare gli screening per il controllo della glicemia sulla popolazione a rischio, a partire dai soggetti obesi o con familiarità per la patologia, considerando che si stima che sono circa 1 milione i casi di diabete in Italia ancora non diagnosticati”. Si tratta di un semplice esame del sangue “dal costo di un caffè, ma che – conclude – servirebbe ad evitare costi altissimi e, soprattutto, a salvare molte vite evitando complicanze gravi”.

(*) Analoghi di GLP-1

Freestyle Libre: comunicato della Presidente DIABO Agata Magaletta

È con vero e grande piacere che vi comunico che da ieri la Regione Emilia Romagna ha predisposto la prescrizione del Free Style Libre.

La notizia ci è stata comunicata ieri dal Dottor A. Brambilla, responsabile politiche per la salute, durante il corso di Formazione per il Cittadino Attivo e Competente, che alcuni di noi di DIABO stanno frequentando in Regione.

Questo è un’importante traguardo raggiunto grazie al lavoro portato avanti dalla presidente della Feder, federazione cui facciamo parte, Rita Stara.

Ovviamente la prescrivibilità è subordinata a criteri che potrete trovare nella circolare qui consultabile.

Vi raccomandiamo di chiedere tutte le informazioni ai vostri medici delle diabetologie dell’Ospedale Maggiore, Sant’Orsola e delle Malattie del Metabolismo, saranno loro che vi comunicheranno chi potrà aver diritto a questo dispositivo.

Bisognerà firmare un Consenso Informato e ci sarà uno stretto controllo sul corretto utilizzo, pena il ritorno alle “striscette”.

Vi ricordo, inoltre, il Corso sul Calcolo dei Carboidrati in programma dal 31 Maggio al 21 Giugno, ci sono ancora alcuni posti liberi.

Per qualsiasi informazione potrete contattare il numero 3701017554.

I bisogni del paziente cronico

L’analisi dei modelli di gestione dei pazienti cronici ha evidenziato alcuni importanti risultati. Le cure destinate a protrarsi per un lungo periodo di tempo non possono più essere focalizzata su una patologia, ma devono porre al centro dell’attenzione il paziente, con tutti i suoi bisogni non solo sanitari.

In questo senso, riveste un ruolo fondamentale la formazione dei team multidisciplinari di esperti che possano disegnare e perseguire un fil rouge nell’assistenza, in cui non si creino lacune. Nei bisogni di cure il paziente non svolge più un ruolo passivo, ma assume una posizione attiva nell’auto gestione della sua condizione, supportato dal team socio-sanitario e assistenziale.

La vera sfida per i policy-makers quindi non è solo capire quale soluzione di sistema possa essere adeguata nel momento in cui le decisioni vengono assunte, ma anche proiettare l’efficacia di tale soluzione in un futuro in cui le esigenze dei pazienti e le risorse nel sistema possono variare.

E’ dunque necessario promuovere progetti che possano migliorare l’efficacia dei modelli assistenziali nel medio-lungo periodo con la creazione di reti di home care e sistemi integrati di telemedicina a favore del paziente.

Quale ruolo per l’infermiere nella gestione del diabete tipo 2?

Presentata in Regione Emilia-Romagna una interrogazione, Oggetto 6348, circa l’attuazione del piano delle cronicità in campo diabetico, e nello specifico per quanto riguarda il Tipo 2, con particolare riferimento al ruolo dell’infermiere nel team diabetologico

la Regione Emilia-Romagna recependo quanto esplicitato nel Piano Nazionale sulla malattia diabetica, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 6 dicembre 2012, ha intrapreso un percorso di ridefinizione dei servizi territoriali volto a integrare le attività svolte dagli operatori sanitari coinvolti nel processo di assistenza e cura delle patologie croniche, fra le quali il Diabete Mellito tipo 2; in merito sono state redatte dalla Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare le “Linee di indirizzo per la Gestione Integrata del Diabete Mellito tipo 2”, aggiornate all’anno 2017.

Fra gli operatori dell’assistenza integrata vi sono i MMG che risulta aderiscano al Progetto remunerati in accordo con Stato e Regione in regime di assistenza integrata, con ambulatorio diabetologico, dietiste, cardiologo. Nelle linee di indirizzo sopra citate vengono definite le attività ed il ruolo degli infermieri dell’ambulatorio per la gestione integrata della cronicità, che devono essere svolte in stretta e continua collaborazione con il Medico di Medicina Generale (MMG), ma non viene chiarito il ruolo dell’infermiere dell’ambulatorio infermieristico di zona.

L’ambulatorio di zona segue alcuni principi per la gestione dei pazienti cronici dettati dalle linee guida relative ai Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali regionali; in particolare il riferimento agli ambulatori cronici, per ciò che riguarda gli ambulatori di zona, concernerebbe lo svolgimento di attività volte a seguire i pazienti portatori di scompenso cardiaco con POTA ufficiale inviati su segnalazione del responsabile del SATER e, da

gennaio 2018, pazienti con ulcere difficili con Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) ufficiale della Regione, mentre non rientrerebbero nei PDTA i pazienti con Diabete Mellito Tipo 2. risulterebbe esserci divergenza nelle modalità di gestione integrata del Progetto Diabete Tipo 2 tra i vari ambulatori della Regione Emilia-Romagna per quanto concerne l’utilizzo della figura dell’Infermiere professionale. In alcune realtà, come ad esempio la specialistica ambulatoriale di Castenaso (Bo) risulterebbe essere utilizzata, in orario di servizio, la figura dell’infermiere dell’ambulatorio di zona, aperto alla cittadinanza, per misurare i parametri ai pazienti inseriti nel progetto regionale dei MMG che, al contrario, erogherebbero le loro prestazioni fuori dall’orario di servizio in regime di Accordo sulla Gestione Integrata percependo una remunerazione extra.

L’interrogante chiede alla Giunta regionale se la presa in carico da parte degli ambulatori di zona non debba riguardare i pazienti con Diabete Mellito tipo 2, in quanto non rientranti nei PDTA ma seguiti in Assistenza Domiciliare Integrata ADI dai MMG. In riferimento al progetto per la Gestione Integrata del Diabete Mellito tipo 2 quale sia il ruolo degli infermieri all’interno degli ambulatori infermieristici del territorio non preposti alla gestione integrata della cronicità e quale sia la definizione di ambulatori cronici. Se sia previsto dalle normative vigenti, specificando nel caso la normativa di riferimento, l’utilizzo degli infermieri degli ambulatori di zona non cronici per la rilevazione dei parametri ai pazienti inseriti nel progetto regionale della Gestione Integrata in orario di servizio ed in orari in cui l’ambulatorio è aperto al pubblico anche in accesso diretto. E se corrisponde al vero che per l’assistenza ai pazienti che aderiscono al Progetto della Gestione Integrata viene corrisposta al singolo Medico una quota annua, in aggiunta a quella capitaria già percepita e, in caso affermativo a quanto ammonti tale quota e come viene inserita nel nomenclatore tariffario l’assistenza ai pazienti portatori di Diabete Mellito Tipo 2.

Se non ritenga che, a maggior ragione nel caso in cui le prestazioni assistenziali del MMG vengano remunerate con compensi extra, vi sia un utilizzo improprio della figura dell’infermiere dell’ambulatorio di zona in orario di servizio anche a discapito della qualità del servizio offerto a tutti gli assistiti del SSN.

 

Comunicazione EMA su insulina iniettabile Fiasp

Riportiamo il comunicato AIFA:

Il colore delle cartucce, delle penne pre-riempite e dei flaconcini dell’insulina ad azione rapida Fiasp sta cambiando dal giallo al rosso e giallo a seguito di casi in cui i pazienti hanno erroneamente iniettato Fiasp anziché l’insulina ad azione prolungata Tresiba (disponibile nell’UE in cartucce e penne di colore verde chiaro) o viceversa.

Tali mescolamenti, dovuti al colore simile dei prodotti specialmente in condizioni di scarsa illuminazione, possono causare ipo- o iperglicemia (bassi o alti livelli di glucosio nel sangue), che possono portare a gravi problemi per la salute.

Prima di ogni iniezione è importante controllare il nome del medicinale.

Leggi la Comunicazione EMA sul sito dell’AIFA