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Eco d’ego


Ho un cuore grande buono, generoso ma fragile, inerme anche impotente se un essere umano vilmente mi ferisce conscio di farmi male. Il male è scelta ponderata. Se lo fai, sai di farlo. Non è cosa per me. Non lo concepisco. Non saprei farlo. Domande, perché. Niente mi spiega o dà risposte. Mi lambicco il cervello. Cerco una ragione. Amareggiata rinuncio. La Vita ci dà lezioni quotidiane. Forse qualcuno non s’applica o non se ne cura. Di sicuro è un piacere farlo a danno altrui. Il male non paga. Non dà profitto. Non porta vantaggi. Lascia nell’anima dei vuoti incolmabili. Angosce dilaganti. Baratri di disperazione che dilaniano l’anima. Inatteso, tardivo rimorso cui non poni rimedio. Vuoti di dolore, sconforto per chi sconta su di sé la malvagità altrui. Non ve ne gloriate. Il male non paga. 

— Cinella Micciani

Batuffoli di cotone

cotone

Dopo quella discussione si sentì rinfrancato, sicuro di sé. Avrebbe dominato il mondo con la forza di un sospiro. Il pensiero e lo spirito sono la vera forza, la reale esistenza. Quella sera fu, però, assalito da grande timore.
Tutte le sue certezze si erano eclissate all’ombra dell’evidenza della sua condizione: egli, infatti, non era puro pensiero o semplice spirito, bensì materia in equilibrio.

Come batuffoli di cotone impregnati del tempo versato dentro al centro, dentro a noi e versare lacrime di trucco o sangue per farne costrutto.

Gusci di noce

Libro della Vita
Libro della Vita

Tutti cerchiamo, troviamo, e a volte perdiamo qualcosa nel cammino della vita. Aprendo gli occhi la mattina, sappiamo che la vita è fuori dalla porta che ti aspetta, non ti precede, non ti segue, ma cammina silenziosa accanto a noi. Camminando per la strada, un pomeriggio d’autunno, ho incontrato seduto sul marciapiede un bambino che piangeva. Gli ho chiesto: “perché piangi?” “Ho perso il mio gatto e non lo ritrovo più lui” ha risposto. “Non piangere piccolo” gli ho detto, “continua a cercare vedrai che lo ritrovi il tuo gatto.” Proseguendo per la strada ho incontrato un vecchio, seduto su una panchina, con la testa fra le mani, nel silenzio percepivo un timido lamento, gli ho chiesto se era in cerca di qualcuno o che cosa avesse perso. “È l’affetto dei miei cari che ho perduto, sono stato abbandonato da chi forse nella vita ho poco amato.” Poco avanti un uomo tutto solo che girava su se stesso, non sapeva cosa fare o che cosa avesse perso, lui ha risposto, ma con fatica “è il lavoro che ho perduto, era tutta la mia vita.” Un bambino piange per aver perso il gatto. Un vecchio piange per aver perso l’affetto dei suoi cari. Un uomo piange per aver perso il lavoro. Una donna piange per aver perso l’amore. Ma una cosa tutti sanno: è che devono cercare di ritrovare ciò che hanno perso, e cercare di non perdere la cosa più importante, la voglia di vivere.