La puntura te la faccio si o no?

Prendendo spunto dal caso emerso di una piccola diabetica tipo 1 di 4 anni nel cervese che richiede la somministrazione d’insulina mediante iniezioni durante l’orario di frequenza dell’asilo, la Consigliera regionale Raffaella Sensoli ha presentato una interrogazione (oggetto 6584) e una risoluzione (oggetto 6585) alla Giunta per chiedere di regolamentare, anche attraverso i necessari raccordi con l’Amministrazione scolastica, la somministrazione di farmaci per i bambini diabetici frequentanti i servizi educativi per l’infanzia, che necessitano di somministrazione improrogabile di farmaci in orario scolastico, garantendo un approccio omogeneo alla gestione degli interventi su tutto il territorio regionale.

E circa l’opportunità di intervenire con urgenza disponendo un servizio domiciliare infermieristico domiciliare per il caso esposto nelle premesse affinché la bimba possa frequentare con tranquillità il servizio educativo per l’infanzia e le educatrici del servizio ed altro personale possano acquisire le dovute conoscenze da parte dell’AUSL, affinché possano valutare con cognizione e senza alcuna imposizione e soprattutto senza alcuna recriminazione esterna se effettuare per il futuro la somministrazione dell’insulina alla bimba.

Invitando tutte le AUSL del territorio regionale a stipulare protocolli integrati di accoglienza/assistenza in modo omogeneo su tutto l’ambito aziendale concordato fra tutti gli attori interessati (Servizio Sanitario, Famiglie, Amministrazione scolastica, Enti Locali, soggetti Gestori dei servizi e scolastici, Associazioni di riferimento delle persone affette da diabete del territorio) affinché i bambini diabetici che frequentano i servizi educativi per l’infanzia e scolastici, possano disporre di assistenza specialistica adeguata alle esigenze di salute, anche in orario scolastico.

Rafforzando e strutturando anche le specifiche attività formative per il personale operante nei servizi educativi e nelle scuole.

Impegno alle Stelle!

Ieri come volontari abbiamo dato il nostro contributo nel corso della festa del Policlinico Sant’Orsola di Bologna dedicata alla città e alle tante organizzazioni di volontariato per far conoscere la storia, tutto l’insieme delle strutture cliniche, logistiche, tecniche e della ricerca scientifica che operano all’interno di questa complesso e importante presidio sanitario: il più grande d’Italia per superficie e articolazione. L’evento si intitolava: “Le Stelle di Sant’Orsola“, alla sua terza edizione.

Senz’altro nel nostro piccolo abbiamo contribuito al successo dell’iniziativa, alla sua terza edizione.

Ma c’è di più: sono state effettuate un pacchetto di interviste che qui riproduciamo in galleria. Una iniziativa utile a valorizzare lo spirito della nostra associazione: informare, formare e motivare, sul diabete, i diabetici ma anche far sentire partecipi le persone a tutto campo con il cuore dell’evento – sia dal vivo, sul posto, che da video e social.

Buona visione!

Bando 100 posti per medici di famiglia

 

Medici di famiglia, bando da 100 posti . Si aprono le porte per gli aspiranti medici di famiglia in regione, in vista dei prossimi pensionamenti e di una possibile carenza di organici. La Regione ha pubblicato il bando per il nuovo corso di formazione 2018-2021:1 posti sono 100, il 70% rispetto al precedente del 2015. Borse di studio coperte: 95 saranno finanziate con risorse vincolate del Fondo sanitario nazionale, le altre cinque con fondi aggiuntivi regionali. Ad oggi sono 2.925 i medici di famiglia in servizio in Emilia-Romagna.

Insufficienza renale: prevenire è meglio che curare

In regione Insufficienza renale Ambulatori Pirp per chi ne soffre.

Ogni anno, in Emilia-Romagna, arrivano alla fase terminale dell’insufficienza renale cronica, quindi alla dialisi o al trapianto, tra i 700 e gli 800 pazienti. Ridurre la velocità di progressione della malattia e l’entità delle complicazioni collegate, a partire da quelle cardiovascolari, è l’obiettivo principale del progetto Pirp (Prevenzione insufficienza renale progressiva), che coinvolge tutte le strutture nefrologiche del Servizio sanitario regionale. Dal 2005 ad oggi sono già stati inseriti in questo percorso più di 26.000 pazienti, sottoposti complessivamente a oltre 78.000 visite: ciò ha permesso di controllare l’incidenza di nuovi ingressi in dialisi. Ora la Regione ha deciso di rafforzare la rete dei professionisti e dei centri coinvolti promuovendo l’accesso sempre più precoce al percorso per un numero sempre maggiore di pazienti attraverso l’attivazione degli ambulatori Pirp.

Disparità tra regioni per accesso a farmaci e device, parte prima indagine nazionale

Per l’accesso ai dispositivi e nuovi farmaci anti-diabete esistono “disparità inaccettabili tra le Regioni”. Lo afferma la Società Italiana di Diabetologia (Sid), che scende in campo per fotografare il fenomeno in un’indagine su tutto il territorio nazionale. Obiettivo è realizzare un vero e proprio censimento dello stato di accesso a dispositivi e farmaci innovativi per la cura del diabete nelle varie Regioni, per “prendere le misure al fenomeno e strutturare un report su dati raccolti in maniera ‘scientifica’ con il fine di formulare delle proposte volte a modificare il sistema e correggere le inaccettabili discrepanze territoriali”.

A chiarire le finalità del progetto è Francesco Purrello, nuovo presidente della Sid per i prossimi due anni, subentrando a Giorgio Sesti che ha guidato la società scientifica nell’ultimo biennio. Nuovo presidente eletto, come annunciato al 27/mo Congresso nazionale Sid appena conclusosi a Rimini, è Agostino Consoli. L’indagine è una delle prime iniziative della presidenza di Purrello: “La disomogeneità territoriale che riguarda l’accesso a farmaci e dispositivi innovativi – ricorda – è stata più volte segnalata da diabetologi, associazioni di pazienti e organizzazioni. Manca però un’indagine sistematica, organizzata con metodo ‘scientifico’, che coinvolga tutto il territorio nazionale e che possa fornire dei dati solidi su cui basare riflessioni atte a modificare ed implementare il sistema”. La Sid si propone quindi di mettere a punto un database da sottoporre agli Assessorati alla Salute di tutte le Regioni allo scopo di eliminare o almeno ridurre le discrepanze territoriali. Le “differenti modalità con cui le Regioni pongono dei limiti di prescrivibilità per i farmaci innovativi – conclude Sesti – creano oggi di fatto delle eterogeneità di accesso per i pazienti a livello del territorio italiano”.

Non solo nuovi farmaci, ma anche l’utilizzo della tecnologia in ambito diabetologico riveste un ruolo cruciale tra gli strumenti di cura offerti a persone con diabete ed operatori sanitari. In particolare, si registra la crescente diffusione di nuovi dispositivi, ad esempio per il monitoraggio in continuo della glicemia, o di nuovi microinfusori insulinici, con sistemi sempre più sofisticati di automatizzazione della terapia infusionale, che hanno dimostrato vantaggi sia clinici che di qualità di vita.  Quanto ai costi, la spesa per i farmaci anti-iperglicemici e quella per i dispositivi rappresenta solo il 7 per cento e il 4 per cento, rispettivamente, della spesa totale per il diabete in Italia.

Ma se da un lato è importante valutare con equilibrio la sostenibilità economica dell’innovazione, dall’altro è assolutamente necessario garantire l’omogeneità dell’accesso a queste risorse in tutto il territorio nazionale. Da una regione all’altra, non solo i tempi con cui si può accedere alle nuove terapie variano in base all’operatività dei vari assessorati regionali, ma alla fine di questi lunghi processi l’esito è spesso tale da creare importanti differenze e disparità tra regione e regione, rileva la Sid.

“Uniformare le modalità di accesso ai farmaci innovativi e ai presidi per la cura e l’automonitoraggio della glicemia su tutto il territorio nazionale – conclude Consoli – non solo è indispensabile per garantire ‘parità’ di trattamento a tutti i cittadini ma, realizzando una necessaria mediazione tra opposti estremi, potrà garantire che, attraverso una più appropriata allocazione delle risorse, in tutto il Paese, i prodotti dell’innovazione tecnologica vengano destinati in primis a chi da essi può trarre maggiore vantaggio clinico, limitando gli sprechi e razionalizzando la spesa”.

Aver cura di stessi con il diabete: le gengive

1. Non fumare

2. Lavare bene denti e gengive. Preferire lo spazzolino elettrico a quello manuale

3. Pulire gli spazi interdentali è fondamentale. Quando lo spazio lo consente utilizzare gli scovolini al posto del filo

4. Lavare denti e gengive almeno due volte al giorno per 4 minuti

5. Dentifrici e collutori specifici sono utili in aggiunta alla pulizia dei denti e delle gengive, ma da utilizzare sotto prescrizione del dentista

6. Introdurre adeguate quantità di vitamina C e antiossidanti attraverso una dieta ricca di frutta e verdura

7. Sottoporsi almeno due volte all’anno a una seduta di igiene professionale e a un controllo dal dentista

8. Durante la visita di controllo chiedere di eseguire sempre il test PSR* per controllare la salute delle gengive

9. Se le gengive sanguinano, sono arrossate o l’alito è cattivo, andare subito dal dentista per una valutazione adeguata

10. Non trascurare le infiammazioni gengivali anche superficiali per evitare che si trasformino in parodontite. In caso di parodontite farsi curare secondo le linee guida disponibili qui.

*il test è indolore e in 5 minuti permette di valutare la presenza di gengive sane, la presenza di infiammazione superficiale (gengivite) o un problema profondo (parodontite)

Diabete: i diabetologi italiani danno la linea

Le vaccinazioni entrano a pieno titolo anche nelle raccomandazioni degli standard di cura del diabete mellito 2018, le nuove linee guida italiane redatte dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e l’Associazione medici diabetologi (Amd) e presentate al Congresso nazionale Sid. Non solo anti-influenzale e anti-pneumococcica, ma anche i vaccini anti-morbillo-parotite-rosolia, anti-varicella-zoster e anti-meningococco sono infatti raccomandati nei soggetti con diabete.

I diabetici, affermano gli esperti, non hanno un buon rapporto con le malattie infettive. Per questo, è meglio mettere in campo tutti i possibili strumenti per prevenirle, a partire dalle vaccinazioni. Influenza e polmonite, ad esempio, sono associate ad elevata mortalità nelle persone affette da diabete, che hanno anche un aumentato rischio di infezioni pneumococciche. E’ stato evidenziato inoltre che i soggetti con diabete sono ad elevato rischio di setticemia nel corso di un ricovero ospedaliero, con tassi di mortalità fino al 50%. Oggi disponiamo di vaccini “sicuri ed efficaci – sottolinea il presidente Sid Giorgio Sesti – che possono ridurre notevolmente il rischio delle gravi complicanze di queste malattie. Vi sono prove scientifiche che evidenziano come i soggetti diabetici hanno adeguate risposte cliniche alle vaccinazioni, è dunque opportuno raccomandare che i soggetti con diabete si sottopongano alla vaccinazione anti-influenzale annuale e, almeno una volta nella vita, alla vaccinazione anti-pneumococcica. Dovrebbero inoltre sottoporsi, anche in età adulta, alla vaccinazione anti-morbillo-parotite-rosolia, qualora non risultassero immuni anche ad una sola delle tre patologie incluse nel vaccino”. Come diabetologi, aggiunge Sesti, “siamo fortemente pro-vax perché i dati scientifici dimostrano che i pazienti diabetici traggono grandi vantaggi dall’immunizzazione: si riducono infatti i ricoveri e la mortalità ed i pazienti, inclusi i bambini, rispondono bene”. I diabetici di tipo 1 sono inoltre esposti ad un incrementato rischio di infezione meningococcica invasiva. Pertanto, si raccomanda l’immunizzazione con vaccino anti-meningococco. La presenza di diabete può inoltre aumentare il rischio di patologia da herpes zoster. Oltre ai soggetti anziani, dunque, la vaccinazione andrebbe offerta anche ai soggetti con diabete.

Le nuove linee guida raccomandano inoltre le terapie anti-colesterolo di nuova generazione, con gli inibitori di pcsk9: si tratta di nuovi e potenti strumenti terapeutici, da poco disponibili in Italia. Vengono somministrati a cadenza quindicinale o mensile e sono in grado di ridurre in maniera importante i livelli di colesterolo cattivo LDL nei pazienti già sottoposti a trattamento con statina. Pertanto, conclude Sesti, “gli inibitori della PCSK9 possono trovare impiego nei soggetti diabetici con i profili di rischio cardiovascolare più alti, nei quali le statine non sono sufficienti”.

Per i diabetici solo “roba” buona

Aghi per penne da insulina, o per iniettare altri farmaci anti-diabete, di “scarsa qualità, low-cost e in molti casi provenienti dall’estero”: sono sempre più diffusi ed a lanciare l’allarme sono i diabetologi dal 27/mo Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid).

In un position paper, infatti, la Sid prende le ‘misure’ agli aghi per penna – ‘Cenerentola’ dei presidi per il diabete e srumento spesso dimenticato – e lancia un allarme: “Negli ultimi anni, sull’onda del mantra del risparmio a tutti i costi – denuncia la Società – nei capitolati d’appalto si è andato trascurando l’aspetto della qualità degli aghi per penna, mentre al contempo il mercato si apre sempre più ad aghi low-cost dall’estero”. La scelta dell’ago giusto “sembra un problema marginale – afferma Giorgio Sesti, presidente Sid – mentre ha grande importanza non solo per la corretta somministrazione dell’insulina ma anche per la sicurezza dell’operatore sanitario. Troppe volte le scelte degli aghi considerati un dispositivo di bassa tecnologia sono basate unicamente sul prezzo più basso, non tenendo conto di una serie di caratteristiche che hanno un impatto sulla funzionalità del dispositivo, la prevenzione di infezioni e di punture accidentali”. Insomma, sono stati fatti eccezionali progressi nella produzione di insuline sempre più efficaci, ma è importante ricordare, avvertono gli esperti, che “anche il farmaco più innovativo può non risultare efficace se somministrato nel modo scorretto o con un dispositivo, in questo caso l’ago, non idoneo”. Anche un ago storto può insomma mettere i bastoni tra le ruote ad un buon controllo del diabete. Un segnale della scarsa attenzione è dimostrato, rileva la Sid, proprio dalle “numerose gare d’appalto effettuate nell’ultimo decennio, che hanno come comune denominatore la scarsità degli elementi tecnici, indicati nei vari capitolati. Le aziende che attualmente commercializzano gli aghi sul mercato nazionale sono oltre trenta e le caratteristiche tecniche degli aghi hanno un impatto clinico sul paziente”. Scopo di documento Sid è dunque quello di fornire una guida per i processi di acquisto e attribuire il giusto valore tecnico-qualitativo all’ago. Quanto all’identikit dell’ago di qualità, gli aghi migliori sono quelli più corti (4 mm) e sottili, ma con un buon diametro interno per non far resistenza al passaggio del farmaco (tecnologia a ‘pareti sottili’), sterilizzati e sicuri da usare.

Vado a vivere in campagna! E’ epidemia di diabete urbano, 1 malato su 2 vive in città

E’ il diabete urbano la nuova epidemia che affligge le città italiane: proprio nelle metropoli, infatti, vive ben un diabetico su due. A richiamare l’attenzione sull'”allarmante” diffusione cittadina della malattia sono i diabetologi che, dal 27/mo Congresso della Società italiana di diabetologia (Sid), lanciano un appello ai cittadini: stili di vita sani e muoversi a piedi o in bicicletta sono le prime armi per prevenire questa seria patologia. “Il problema del diabete urbano – afferma il presidente Sid prof. Giorgio Sesti – è un problema globale. L’International Diabetes Federation prevede che nel 2045 i tre quarti della popolazione diabetica vivranno nelle metropoli o in città. Inoltre, si sta assistendo ad un incremento dell’obesità in coloro che vivono in aree urbane”. Per questo, la Sid sottolinea l’urgenza di diffondere tra gli italiani una maggiore consapevolezza dei rischi legati al diabete: “Proprio per sensibilizzare le istituzioni ed i cittadini – afferma Sesti – la Società ha aderito al progetto Cities Changing Diabetes, allo scopo di promuovere stili di vita virtuosi”.

Allarme diabetologi: le terapie innovative sono negate a troppi malati

Terapie e farmaci innovativi ‘off limits’ (*) per moltissimi malati di diabete in Italia, con una disparità di trattamento tra le Regioni “diventata inaccettabile”. La denuncia arriva dal presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Giorgio Sesti, in apertura del 27/mo Congresso nazionale della Società scientifica: “E’ molto grave – afferma – che si continui a registrare una grande diversità tra le Regioni per quanto riguarda l’accesso ai farmaci, con una situazione a macchia di leopardo che non vede tuttavia il Sud come l’area necessariamente più penalizzata”.
Infatti, spiega Sesti, “nonostante le linee di indirizzo dell’Agenzia italiana del farmaco, varie Regioni hanno deciso norme restrittive per la prescrizione dei farmaci innovativi più costosi: è il caso, ad esempio, di Emilia Romagna, Piemonte e Sardegna, dove si è stabilito una sorta di tetto in base al quale ben oltre il 50% dei pazienti deve essere trattato con i farmaci ‘tradizionali’ partendo dall’assunto di uno sfavorevole rapporto costi-benefici rispetto all’uso delle terapie innovative”. Una posizione rigettata però dalla Sid: “Vari studi – afferma Sesti – dimostrano che le terapie innovative abbattono la mortalità e prevengono un’alta percentuale di eventi cardiovascolari, soprattutto in quel 23% di pazienti con diabete di tipo 2 che già hanno avuto complicanze cardiache”. E non è vero, sostiene, che alla fine il sistema spenda di più: “Il costo annuale di un paziente diabetico ospedalizzato per complicanze è infatti di circa 7.500 euro, mentre un ciclo annuale di un farmaco innovativo costa intorno ai 900 euro.
Dunque, il 75% della spesa per il diabete è dato da ricoveri e complicanze e solo il 25% da farmaci e visite. Ma i farmaci innovativi possono prevenire un’alta percentuale di complicanze e quindi, sul lungo termine, il sistema sanitaria risparmia”.
Analoga situazione, sottolinea Sesti, anche per i dispositivi medici per il monitoraggio continuo della glicemia, molto meno invasivi rispetto ai metodi tradizionali: “In alcune Regioni, come Puglia e Sardegna, non ne è riconosciuta la rimborsabilità ai diabetici di tipo 2, che fanno ben 4 dosi di insulina al giorno e sono quindi costretti a ‘bucarsi’ ripetutamente i polpastrelli per monitorare la glicemia”. Ma le differenze sono “spalmate sul territorio e non registrano una netta contrapposizione nord-sud: così, “Regioni ‘virtuose’ – chiarisce – sono ad esempio Campania, Lazio, Toscana, ma anche la Calabria sul fronte delle prescrizioni dei farmaci innovativi”. A partire da questa situazione, il presidente dei diabetologi lancia dunque un appello al futuro ministro della Salute: “Il diabete, un’epidemia in costante crescita con circa 4 milioni di italiani già colpiti, va considerato come una priorità di salute pubblica, alla stregua dei tumori, e ciò richiede un maggiore investimento in Ricerca e terapie”. Ma altra misura urgente, aggiunge Sesti, è anche “ampliare gli screening per il controllo della glicemia sulla popolazione a rischio, a partire dai soggetti obesi o con familiarità per la patologia, considerando che si stima che sono circa 1 milione i casi di diabete in Italia ancora non diagnosticati”. Si tratta di un semplice esame del sangue “dal costo di un caffè, ma che – conclude – servirebbe ad evitare costi altissimi e, soprattutto, a salvare molte vite evitando complicanze gravi”.

(*) Analoghi di GLP-1

Diabetici Insieme a Bologna