Formazione certificata per i “manager” delle Associazioni dell’area salute: al via a Bologna un corso universitario per dirigenti e operatori impegnati nella tutela dei diritti dei pazienti

Su iniziativa di cinque Associazioni – FederASMA e Allergie Onlus, Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, AMRER, ANMAR, APMAR – la Scuola Superiore di Politiche per la Salute (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico – CRIFSP) dell’Università di Bologna avvia un Corso di Formazione Permanente rivolto a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute, con rilascio di Crediti Formativi Universitari.
Bologna,  Associazioni dei pazienti sempre più formate, competenti e aggiornate. Per tutelare al meglio i diritti di tutti i pazienti, rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali e confrontarsi alla pari con amministrazioni e Istituzioni nazionali e regionali. 
Con questo obiettivo nasce il Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute” realizzato su iniziativa di cinque Associazioni di pazienti – FederASMA e Allergie Onlus, Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, AMRER, ANMAR e APMAR – in collaborazione con la Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico) dell’Università di Bologna.
Il corso, che prevede il rilascio di 15 crediti formativi universitari, è rivolto a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute e tutela dei diritti dei pazienti con patologie croniche. Non solo pazienti, quindi, ma tutte le persone chiamate a partecipare a tavoli di lavoro istituzionali come rappresentanti di Associazioni e Organizzazioni di Volontariato. 
La Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP ha tradotto in un programma formativo articolato in sei moduli mensili di tre giornate ciascuno le esperienze e i bisogni delle Associazioni, che avevano da tempo identificato l’esigenza di certificare le competenze necessarie alle figure professionali apicali per essere interlocutori sempre più ascoltati dalle Istituzioni. Circa 100 in totale le ore di didattica con lezioni frontali e ore di stage osservazionali. Si parte il 24 gennaio con il primo modulo, dedicato a salute, Sistema Sanitario ed economia.
«In questi ultimi anni la Regione Emilia Romagna ha scelto di coinvolgere a pieno titolo le Associazioni dei pazienti nei tavoli regionali, facendole partecipare alla programmazione insieme ai decisori politici – commenta Immacolata Cacciapuoti, Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare Regione Emilia Romagna – vogliamo dare voce a chi rappresenta i pazienti in tutte le fasi del processo decisionale e non limitarci ad ascoltarli dopo aver deliberato. Solo i pazienti possono dirci di cosa hanno realmente bisogno e noi dobbiamo tenerne conto».
Grazie a una migliore conoscenza di come funzionano le Istituzioni, le loro regole, cosa dipende dai livelli regionali e cosa da quelli nazionali, in questi anni le richieste delle Associazioni sono diventate sempre più puntuali e appropriate.
«I profondi cambiamenti che hanno coinvolto il mondo della sanità negli ultimi decenni hanno portato all’adozione di diversi modelli organizzativi e alla necessità di sviluppare strumenti per valutare l’impatto dei cambiamenti istituzionali ed organizzativi in termini di qualità degli interventi sanitari, di esiti di salute per la popolazione, equità ed economicità del sistema – spiega Cristina Ugolini, Direttrice della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS) dell’Università di Bologna e Presidente del CRIFSP –l’Università ha il compito di organizzare e favorire iniziative di formazione e progetti di ricerca e sviluppo, la cui forza risiede nell’approccio multidisciplinare ai vecchi e nuovi problemi che occorre affrontare nella pubblica amministrazione ed in particolare nel Sistema Sanitario Nazionale e Regionale».
Il corso fornirà un set di competenze trasversali su governance del Servizio Sanitario a livello locale e nazionale, politiche del farmaco e HTA, modelli e sistemi di presa in carico per le patologie croniche, management, progettazione e funzionamento di un Ente del terzo settore, e poi la comunicazione in area socio-sanitaria.
«Il ruolo delle Associazioni non deve più essere paternalistico, bensì partecipato all’interno dei processi di creazione della salute – afferma Daniele Conti, Direttore di AMRER – il Corso abbraccia in modo flessibile a 360 gradi tutti i settori della salute per preparare le future generazioni apicali dell’associazionismo a entrare in possesso degli strumenti e delle competenze che permetteranno non solo di avere funzioni direttive, ma di portare un proprio contributo alla pari con i decisori politici, i clinici e le aziende del farmaco».
Il Corso è rivolto a persone titolari di laurea triennale o diploma di scuola superiore già inserite nel mondo del lavoro o che comunque abbiano già avviato un proprio percorso professionale. La formula didattica, flessibile e altamente personalizzabile sotto il profilo dei contenuti e della modulazione dell’orario delle attività, è pensata proprio per rendere possibile la partecipazione di utenti lavoratori. 
«I rappresentanti dei pazienti oggi devono essere coinvolti anche negli aspetti decisionali della politica sanitaria – dice Carlo Filippo Tesi, Presidente di FederASMA e Allergie Onlus – in particolare, sono irrinunciabili quelli che riguardano i processi di qualità e di sicurezza. Naturalmente perché l’inclusione delle Associazioni sia reale è necessaria una parità di strumenti, che si possono acquisire solo attraverso un’adeguata formazione».
Quaranta i posti disponibili: 35 partecipanti verranno individuati direttamente dalle Associazioni coinvolte, che segnaleranno i nominativi prescelti. Per i posti rimanenti gli interessati potranno fare domanda di immatricolazione attingendo alle informazioni contenute nel bando pubblicato nel sito di UNIBO e nel sito della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS). La scadenza prevista per le immatricolazioni è il 19 gennaio 2019. 
«Le figure che rappresentano i pazienti dentro le Associazioni devono essere professionisti preparati ad affrontare gli scenari futuri della sanità pubblica per tutelare al meglio il diritto alla salute dei pazienti senza sostituirsi al servizio pubblico ma rendendo consapevoli i cittadini», osserva Antonella Celano, Presidente Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMAR).
«Oggi non si può più prescindere dalla competenza – aggiunge Rita Stara, Presidente di Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna – sapere cosa si deve o si può chiedere, sapere esattamente in che direzione andare permette di partecipare alla pari con tutti gli attori del sistema sanità alla programmazione sanitaria».
Con questa iniziativa, le Associazioni si candidano quindi a passare definitivamente dalla protesta alla proposta assumendo un ruolo chiave nella programmazione delle scelte sanitarie: «Le Associazioni devono affrontare problematiche di formazione che sino a qualche anno fa erano impensabili – sottolinea Ugo Viora, Direttore Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) – semplicemente perché devono essere propositive e quindi devono trovare le migliori soluzioni e forme di compromesso per andare incontro sia alle esigenze del sistema salute sia a quelle dei pazienti per i quali si fanno portatori di interessi».

L’Irccs per il Sant’Orsola La Regione accelera

Ok in commissione sanità L’Irccs per il Sant’Orsola. La Regione accelera L, Emilia-Romagna accelera la rivoluzione della sanità bolognese e dà il via all’iter per trasformare il Sant’Orsola in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Stessa mutazione per il Maria Cecilia hospital di Cotignola. La commissione Sanità della Regione ha dato ieri parere positivo all’avvio del percorso per le due strutture. Per il Sant’Orsola, in particolare, il progetto prevede la trasformazione in Irccs della parte che riguarda «i1 polo dei trattamenti medico-chirurgici e tecniche interventiste multispecialistiche di alta complessità». Per l’ospedale privato di Cotignola, invece, nell’ambito dell’Irccs verranno racchiuse le discipline cardiovascolari. Se c’è unanimità sull’iter per il Sant’Orsola, qualche perplessità, anche in casa del Pd, perla struttura, privata, di Cotignola. L’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi sottolinea «la coerenza delle due domande rispetto alla programmazione regionale», sottolineando le differenze tra il modello emiliano-romagnolo e quello lombardo.

Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate

IL RAPPORTO OASI 2018 – Soltanto un anziano su tre riceve cure appropriate. Negli ultimi cinque anni, governi di vario orientamento politico hanno stanziato circa 3 miliardi di euro per finanziare riduzioni fiscali (abolizione Imu prima casa, bonus 8o euro) o nuove spese sociali (reddito di cittadinanza, superamento legge Fomero). Ma i temi nevralgici per la sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale (Ssn) restano la Cenerentola delle priorità politiche e la presa in carico della cronicità, vera emergenza in un Paese che invecchia irrimediabilmente, è la grande incompiuta. A rilevarlo è il recente Rapporto Oasi 2018Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano, curato dal Cergas Bocconi. Le risposte alle necessità degli anziani sono infatti soddisfatte solo per il 32% del fabbisogno. Sempre secondo i dati Oasi, le fonti pubbliche coprono 1195% dei ricoveri ospedalieri, ma solo 16% dei ricoveri a lungo termine in strutture residenziali- quelle long term care che riguardano soprattutto i cronici over 65 – e il 16% delle prestazioni ambulatoriali. E il gap del Ssn sul fronte cronicità coinvolge anche le cure sul territorio, con una debolezza dei servizi domiciliari e della presa incarico post-ospedaliera: solo il 27% degli over 85 viene dimesso prevedendo strumenti di continuità assistenziale, mentre l’assistenza domiciliare registra un’intensità di 17 ore annue per utente (in riduzione rispetto alle 22 ore del 2008). Eppure, i trend demografici sono evidenti: il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva è pari al 35%, il più alto nell’Ue. E non c’è nessuna inversione di tendenza, soprattutto in assenza di servizi alle famiglie e politiche di conciliazione vita-lavoro: nel 2017, secondo l’ultimo report Istat, sono nati 15mila bambini in meno e tra il 2010 e 2017 la popolazione over 65 è cresciuta di 1,3 milioni di persone (+u%). «Un corto circuito demografico che mina le condizioni alla base del precario equilibrio dell’attuale sistema di Welfare», sottolineano gli esperti del Cergas. Che fare per gestire la crisi? Il Rapporto Oasi – oltre a proporre di stanziare almeno 10 miliardi per la sopravvivenza del Ssn – punta su una cura di management per la sanità pubblica, passando dalla spending review a una bureaucracy review. Senza tralasciare il riequilibrio delle dotazioni organiche, correlandole a popolazione residente, epidemiologia e incidenza del privato accreditato. E ridefinendo un mix strategico tra medici e professioni sanitarie, in modo da qualificare sempre più le competenze sia organizzative sia cliniche di entrambe le categorie.

Dieta mediterranea come modello. Ma il tema etico avanza

I menù Gusberti dell’AUSL: «Dieta mediterranea come modello Ma il tema etico avanza» L’aspetto etico, in chiave alimentare, «sta venendo avanti anche qui, anche se meno rispetto, per esempio alla Lombardia». E anche vero che «i menù di Ribò hanno già molto dimensionato la presenza della carne, alternata in bianca e rossa, e di alimenti di origine animale», osserva Emilia Guberti che, per conto dell’Ausl, è direttore Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione. Insomma, è colei che veglia sulla pappa comunale il cui modello guarda alla dieta mediterranea «raccomandata dalle principali agenzie sanitarie nazionali e internazionali», oltre a fare «riferimento alle linee guida della Regione» stessa. Al netto delle diete speciali che richiedono il certificato (numeri «pressoché stabili»), precisa Guberti, il trend di quelle etico-religiose ha cominciato a dare segni di incremento «quattro o cinque anni fa». Ed è altrettanto evidente che, soprattutto la dieta no bovino e no maiale oppure no bovino e maiale, è legata alla presenza di «bambini stranieri non solo di religione islamica». Basta pensare anche al tema connesso con la macellazione che non è garantita secondo le regole della religione islamica oppure ebraica. Quanto poi alle diete, per esempio la vegana o la lov (latto-ovo-vegetariana e le sue varianti), va posta massima attenzione «alle possibili carenze», dalla vitamina B12 al ferro, vitamina D e al calcio, che «una simile alimentazione comporta. Se viene consigliata — spiega Guberti — deve assolutamente essere integrata con tutti i nutrienti» che mancano all’appello. «I bambini che seguono questa dieta devono essere attentamente monitorati nella loro crescita e nel loro sviluppo generale».

Dietro al menù di Ribò, conclude la responsabile del servizio dell’Ausl, «c’è molto lavoro non solo con Ribò e con il Comune, ma anche con le scuole e i genitori perché, alla fine, l’educazione alimentare la si fa quando si mangia a mensa o quando si fa uno spuntino a metà mattina» a scuola, ma anche a casa.

Male Female: sessualità e diabete ne parla uno dei massimi esperti europei, il dottor Giovanni Corona

photography of couple holding hands

“La Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS)” interviene il Presidente Giovanni Corona “pone la coppia e la famiglia al centro della sua attività di ricerca, con particolare riferimento ai disturbi della sessualità e della fertilità, sottolineando come questi possano portare ad una diagnosi precoce di diabete misconosciuto.”

La disfunzione erettile può interessare oltre il 70% dei soggetti con diabete. Similmente, un’alterazione di uno o più domini della sessualità femminile è stata riportata in oltre il 50% delle donne con diabete. La ricerca e la valutazione periodica della presenza di disfunzione erettile nei soggetti con diabete appare ancora più importante se si considera il fatto che tale sintomo può precedere di diversi anni la comparsa di un infarto o ictus in oltre il 70% dei casi.

I dati epidemiologici relativi all’impatto del diabete sulla fertilità non sono più rassicuranti. Oltre il 50% dei maschi e delle donne con diabete presenta un certo grado di infertilità. Inoltre, la gravidanza di per sé, in presenza di fattori di rischio specifici, può rappresentare la causa di una particolare forma di diabete definito gestazionale che, se misconosciuto, o non adeguatamente trattato, può essere causa di gravi conseguenze sia per la madre sia per il feto.

In Italia si stima che soffra di disfunzione erettile (DE) circa il 12.8% della popolazione maschile con un aumento significativo con l’avanzare dell’età fino a superare il 48% nei soggetti di età superiore ai 70 anni.

La prevalenza di DE in pazienti con diabete mellito (DM) è ancora maggiore variando tra il 27% e il 75% a seconda degli studi ed è strettamente correlata con la durata di malattia, il compenso glicometabolico, il grado di obesità e la presenza di complicanze micro- e macro-vascolari. Un vasto studio, condotto in Italia alla fine degli anni 90, su 9.868 soggetti diabetici, di età compresa tra 20 e 69 anni, ha mostrato una prevalenza di DE del 26% nei soggetti con diabete di tipo 1 e del 37% in quelli di tipo 2, sebbene tali differenze si riducessero sensibilmente tenendo conto del fattore età. Risultati simili sono stati riportati più recentemente in uno studio multicentrico italiano organizzato dall’Associazione Medici Diabetologi in pazienti con DM tipo 2 di recente diagnosi.

Minori sono i dati relativi alla incidenza di DE nel DM. Un ampio studio prospettico condotto nella popolazione diabetica italiana ha, inoltre, permesso di avere una stima nazionale dell’incidenza della DE: 68 nuovi casi per 1000 soggetti/anno (IC 95% 59-77), con un tasso maggiore in pazienti con DM tipo 2 vs. tipo 1.

Non solo il diabete manifesto, ma anche alterazioni precliniche del metabolismo glucidico, come un’alterata glicemia a digiuno, possano associarsi a DE. Dato ancora più sorprendente è quello relativo al fatto che il sintomo DE possa essere il primo segno di malattia diabetica misconosciuta  (fino ad oltre il 10%).

Il diabete impatta in modo significativo anche sulla fertilità maschile. Si stima, infatti, che oltre il 50% dei maschi diabetici presenti una certo grado di subfertilità o infertilità. Le cause possono essere molteplici e comprendono sia i disturbi sessuali, sopra ricordati, sia un’eiaculazione retrograda con impossibilità di spingere il bolo seminale in vagina conseguenza, di danni neurologi che favoriscono il passaggio del liquido seminale in vescica. Inoltre, l’iperglicemia cronica comporta una riduzione della funzionalità degli spermatozoi causandone una ridotta capacità di fertilizzazione.

La contemporanea presenza di un ipogonadismo secondario (riduzione dei livelli di testosterone), frequente complicanza del DM tipo 2, può rappresenta una ulteriore possibile causa sia di DE sia di infertilità maschile.

Infine, è opportuno sottolineare con il sintomo DE, specie nella popolazione diabetica, ma anche in quella generale, possa rappresentare un campanello d’allarme per eventi cardiovascolari (CV) futuri. In particolare, è stato riportato come la presenza di DE aumenti del 74% il rischio di eventi CV e del 72% quello di eventi coronarici. I dati sono risultati essere indipendenti dalla presenza di fattori di rischio CV tradizionali quali l’emoglobina glicata, l’indice di massa corporea, la durata del diabete e il rischio CV calcolato. Questi dati dimostrano come la necessità di uno screening sistematico e di una precoce identificazione del sintomo DE debba essere parte integrante della stratificazione del rischio CV del paziente diabetico.

Sebbene non esistano dati specifici sulla popolazione diabetica, recenti evidenze  epidemiologiche sembrano dimostrare come anche l’infertilità maschile possa rappresentare un fattore di rischio indipendente di mortalità e morbilità CV.

Il DM influisce in modo non differente anche sulla sessualità femminile. In particolare, i dati a disposizione riportano una prevalenza di disturbi sessuali femminili che varia tra 18% e il 71% nel DM tipo 1 e tra il 12% l’88% nel DM tipo 2. La fase di eccitazione e quella di lubrificazione vaginale sembrano essere i domini sessuali maggiormente compromessi, sebbene siano riportate anche conseguenze negative sul desiderio sessuale e sulla capacità orgasmica.  Anche in questo caso la malattia diabetica può precedere di diversi anni la comparsa del disturbo sessuale e decorrere per lungo tempo del tutto sconosciuta.

La presenza di DM riduce di circa il 50% la probabilità di concepimento naturale nel sesso femminile. Inoltre, il grado di compenso, e la presenza di complicanze associate sono fattori strettamente correlati al rischio di aborto o di eventi avversi sia materni sia fetali. La gravidanza rappresenta uno stress metabolico molto importante per la donna. La presenza di fattori di rischio quali, l’obesità, la familiarità o l’appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (asia meridionale, medio oriente e caraibi), oltre ad una età avanzata, può determinare l’insorgenza di una particolare forma di diabete definito gestazionale. Tale condizione compare in circa il 3-4 % delle donne in gravidanza e, se misconosciuto o non adeguatamente trattato, può determinare l’insorgenza di gravi complicanze materno fetali oltre a rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un DM tipo 2 dopo il concepimento.

In conclusione, i disturbi della sessualità e una difficoltà di concepimento possono rappresentarne un sintomo precoce di malattia diabetica. La comparsa di tali disturbi, nel paziente con DM, specie di sesso maschile suggerisce la necessità di un’esclusione di patologie cardiache associate.  Inoltre, il trattamento di tali problematiche può rappresentare un sintomo “motivatore” per spingere i pazienti a prendersi cura della propria salute metabolica.

Infine il Prof. Andrea Lenzi ci spiega che “in entrambi i sessi la comparsa di un disturbo della sessualità o una difficoltà di concepimento rappresenta, inevitabilmente, un evento fonte di stress e forte preoccupazione con conseguenze molto negative sulla qualità di vita e possibili ripercussioni sulla coppia, già stressata dalla gestione di una patologia cronica quale quella diabetica”.

La prevenzione, lo screening e il trattamento dei disturbi sessuali e della infertilità sia nell’uomo che nella donna divengono pertanto un elemento fondamentale nella vita dei pazienti con diabete. La SIAMS (http://www.siams.info/) e i professionisti che ad essa fanno riferimento, mettono a disposizione gli strumenti per prevenire, approfondire e trattare in modo adeguato tali tematiche.

Infine DIABO augura al dott Giovanni Corona i migliori auguri di buon compleanno!

atlanT1ca

No, non ci siamo sbagliati, il titolo atlanT1ca è il nome di questo progetto che vedrà dei giovani diabetici tipo 1 salpare tra pochi giorni in mare, per una traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria.

Riproduciamo la descrizione di un progetto che sta per realizzarsi:

Il diabete non può e non deve essere più considerato come una malattia che limita le possibilità lavorative o le attività ricreative, neppure nel caso di impieghi molto delicati, come ad esempio il pilota d’areo. Al momento solo Canada, Regno Unito e Irlanda permettono ai pazienti con diabete di tipo 1 di avere accesso alla licenza per pilotare voli di linea, dimostrando che nei voli di medio e lungo raggio il monitoraggio della glicemia cadeva nel 96-97% dei casi nei limiti normali e che gli episodi di ipoglicemia potevano essere ben fronteggiati. Tra l’altro oggi abbiamo l’ausilio di insuline moderne, dette “intelligenti”, che riducono drasticamente gli episodi di ipoglicemia e abbiamo a disposizione device che consentono la somministrazione di insulina in modo “intelligente” e il monitoraggio in continuo delle variazioni del glucosio sottocutaneo. Oggi è quindi possibile, a differenza del passato, la conduzione di una vita quasi normale, permettendo in tutta sicurezza al paziente di dedicarsi ad attività che un tempo venivano proibite proprio per il rischio che si poteva correre per se e per gli altri, in particolare in caso di episodi di ipoglicemia.

La vela si sposa bene con il diabete essendoci tra i due molte analogie:

devi conoscere il tuo corpo (il mare), il metabolismo del glucosio (le vele, i nodi), devi saper fronteggiare tutti gli eventi esterni che determinano la variazione della glicemia (i cambiamenti di vento, di corrente).

Come nella vela anche nel diabete si deve imparare ad assecondare venti e correnti. A volte sei costretto a scegliere tragitti non lineari e forse più lenti, ma che ti permettano di arrivare comunque dove hai deciso senza rischi. La teoria è semplice, sia con il diabete che con la vela, ma poi come ogni mare è diverso dagli altri, cosi’ ogni giornata per il diabetico è diversa da un’altra.

In altre attività come nella maratona, la strada è segnata, nella vela si deve trovare il percorso migliore per arrivare dove si vuole, consapevoli del fatto che in ogni momento tutto potrebbe cambiare di nuovo.
Da diversi anni la SC di diabetologia aziendale della ASSL Olbia, organizza corsi in barca a vela per pazienti diabetici tipo 1, proprio con questa filosofia. Se il primo corso è stato “prudente”, con lezioni di vela giornaliere e rientro alla base a terra per i pasti e per la notte, successivamente negli altri corsi abbiamo affrontato situazioni più’ critiche. I due corsi itineranti con crociere di qualche giorno, uno nell’arcipelago della Maddalena e uno attorno all’isola dell’ Asinara hanno raggiunto gli obiettivi prefissati di far provare direttamente ai pazienti l’esperienza di fronteggiare situazioni critiche in mare gestendo la glicemia in maniera ottimale. 

Partenza dalle Isole Canarie, rotta Sud fino a costeggiare le isole di Capo Verde alla ricerca degli alisei, e poi il grande salto verso il nuovo mondo: quasi venti giorni di cielo, mare, vento e vele spiegate con rotta Ovest, verso l’isola di Saint Lucia nelle Piccole Antille, Mar dei Caraibi

I numeri della traversata:

Nome della Barca: Mizar 3

Modello: Jeanneau 52

Lunghezza: 14 m 98 cm

Partenza: 25 novembre 2018

Porto: Las Palmas (Canarie)

Miglia: 2800 (circa)

Velocità media: 6 nodi

Equipaggio: 8 persone

Arrivo: 13-18 Dicembre 2018

Porto: Saint Lucia (Caraibi)

Come DIABO  e diabetici bolognesi seguiremo e sosterremo l’ impresa dei diabetici tipo 1 sardi, e li ringraziamo per questa importante, unica iniziativa. E magari se sarete tornati avremmo piacere di invitarvi all’evento sulla ricerca per la cura del T1D che faremo con AGD a Bologna il prossimo 23 marzo 2019 dal nome: Diabeteasy #2

In bocca al lupo e buon vento!

DIABETE: chiedete e avrete risposta! Il direttore della diabetologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna il 13/11/18 in diretta streaming su Facebook

Martedì 13 novembre, alla vigilia della #Giornata #Mondiale del #Diabete, dalle ore 17 diretta Facebook su questa pagina con l’equipe del professor Uberto Pagotto, direttore dell’Unità operativa di Diabetologia del Sant’Orsola.

Un’occasione per trovare le risposte che cerchi su una malattia sempre più diffusa, i percorsi di cura e gli stili di vita.

Per fare arrivare le domande potete utilizzare fin d’ora i commenti sotto questo post, inviare un messaggio privato a questa pagina o una mail a comunicazione@aosp.bo.it

Ecco il link alla pagina

Facebook Sant’Orsola

10.000 passi con noi per un autunno caldo e salutare per il diabete

Domenica 18 Novembre, con i medici della UO di Endocrinologia dell’Ausl di Bologna e la collaborazione del Rotary Club G. Masina di San Giorgio di Piano ed Utopic, si svolgerà una camminata dal titolo : San Felice e dintorni, 10.000 passi fra storia e movimento guidati , dal prof.Marco Poli, famoso storico della Città di Bologna. Nei prossimi giorni vi forniremo dettagli operativi e publicheremo sul sito la locandina dell’evento per il quale siete già invitati a partecipare.

Per ultimo ma non meno importante, il 14 novembre mattina  parteciperemo all’evento di presentazione del progetto C14 (che non è la linea del bus che va alla Barca).

Si partirà da Palazzo Pepoli, ritrovo alle 9.00 per un momento conviviale e consegna magliette/evento, poi andremo in giro a recuperare gli articoli del Manifesto che riporteremo a Palazzo Pepoli, dove ci attenderà il Sindaco per la firma del Manifesto.

Si tratta di un progetto internazionale, Bologna è la seconda città italiana dopo Roma. Il progetto è finalizzato alla riduzione degli esordi del Diabete Tipo 2, partendo dalle Città Metropolitane per migliorare lo stile di vita e l’accesso alle cure e l’informazione corretta e precoce.

Un progetto trasversale che coinvolge contemporaneamente: Comune, ASL, S.Orsola, Società scientifiche, e associazioni.

Dia.Bo, coinvolta da Fe.D.ER è nel progetto fin dalle prime fasi (exposanità 2017)

Quindi mercoledì 14, mentre a Palazzo Pepoli presenteranno il progetto, Dia.Bo guiderà 3 dei 10 gruppi che andranno a recuperare gli articoli del Manifesto, precisamente presso l’Ospedale S.Orsola, il Centro Hercolani e Casa della salute Navile.

E’ MOLTO IMPORTANTE LA NOSTRA PARTECIPAZIONE AI GRUPPI GUIDATI DA DIABO, sarà una mattina gradevole da passare in compagnia, passeggiando per la città.

Fateci sapere chi parteciperà entro martedì 6 novembre, via mail o chiamando il nostro numero 3701017554

Diabetici Insieme a Bologna